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Precariato, è la vera emergenza italiana

Vicenza – Mentre il potere, in Italia, inganna sistematicamente i cittadini da anni, facendo loro credere che esista una emergenza migranti, una invasione da paesi stranieri che metterebbe a rischio il nostro benessere, i problemi veri restano nascosti e non affrontati. Uno dei più gravi e pressanti è il lavoro, soprattutto le possibilità di inserimento sul mercato di giovani professionalità.

In altre parole  si nega un futuro agli italiani, ai loro figli quantomeno, troppo spesso costetti a fuggire all’estero. E chi non lo fa, quando va bene, deve adattarsi ad un precariato continuo, che quasi non lascia speranze per chi non è, o non vuole esserlo per un questione di dignità, un “amico degli amici”.

Vicenza non fa eccezione, tanto che ormai qualcuno comincia a non poterne più e a protestare. E così i giovani precari vicentini chiedono rispetto e dignità con una “Accampada”, sabato sera, 29 giugno, alle 21, nell’esedra di Campo Marzo, lato Viale Eretenio, in concomitanza con il Festival di Campo Marzo. 

Sono i ‘’Giovani con esperienza’’, un gruppo di ragazzi precari che portano in giro per la città il loro grido ‘’Così non si lavora!’’ e che hanno tenuto una partecipata esperienza due settimane fa, in Piazza Castello.

“Alla nostra prima assemblea – spiegano – hanno partecipato più di cento persone, a conferma che quello del lavoro è un tema scottante e sentito. Abbiamo deciso di cambiare piazza poiché è naturale per noi portare l’Accampada in diversi luoghi della città: con la precarietà devi adattarti; non sapere dove saremo tra un mese o fra un anno, quando ci scadrà il contratto, per noi è la norma.  La nostra protesta non poteva che essere itinerante e nomade come la nostra vita”.

La parola d’ordine di questi giovani è: rispetto. Che si declina anzitutto in un contratto e un salario dignitoso per tutti. La loro protesta, chiamata appunto Accampada, si presenta in una forma inedita per l’Italia: tende piantate da sera a mattina per dare vita ad un presidio democratico, un luogo di incontro e di confronto anche con chi giovane non è più, ma ugualmente non si ritiene soddisfatto delle proprie condizioni di vita. A partire dal lavoro, che anche quando c’è, non sempre garantisce quell’esistenza libera e dignitosa promessa dall’Articolo 36 della Costituzione. 

“Non ne possiamo più – mettono in evidenza i giovani precari – di sentirci presi in giro dai contratti che ci vengono propinati dai datori di lavoro: tirocini non più pensati come momenti di formazione ma come forme di lavoro non pagate o sottopagate, finte partite iva per scaricare sul lavoratore gli oneri fiscali, contratti nel mondo dell’istruzione rinnovati di anno in anno, di scuola in scuola, per non parlare del lavoro in nero”.

I Giovani con esperienza hanno scelto di rilanciare il secondo appuntamento nel capoluogo berico tramite il tam tam sui social, ma anche con volantinaggi in stazione e nelle zone residenziali. Il gruppo si riunisce ogni venerdì sera ed ha elaborato un documento con cinque richieste che chiamano in causa il sistema economico e politico del Paese. Promettono di scendere in piazza ogni venerdì finché non saranno ascoltati.

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