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È vero, non serve dire “L’avevo detto”

Vicenza – Generalmente non è garbato confutare gli scritti di un altro autore che periodicamente scrive nello stesso giornale; tuttavia la polemica giornalistica ha tradizioni lontane. Si pensi alla disputa che contrappose Ferruccio Macola (fondatore a Genova nel 1886 del quotidiano Il Secolo XIX) a Felice Cavallotti. La disputa politica si concluse con un duello alla sciabola tra Macola e lo stesso Cavallotti, con il risultato fatale per quest’ultimo, colpito alla bocca e alla carotide. Il duello si svolse il 6 marzo 1898 a Roma nella villa della contessa Cellere, presso Porta Maggiore, alla presenza del notaio e dei testimoni.

Anche Benito Mussolini, in alcuni momenti della sua vita, si è cimentato in famosi duelli alla sciabola, combattuti negli anni che precedettero la sua ascesa al Viminale (l’allora sede della Presidenza del Consiglio). Insomma, la speculazione intellettuale e politica è parte integrante dei mezzi di comunicazione. Ed ora non si considera più necessario arrivare all’uso delle sciabole; pertanto mi sia consentito di obiettare bonariamente a quanto scritto in questo intervento di Giuseppe Di Maio, confessando che per buona parte della sua analisi ho condiviso e apprezzato le tesi esposte, tanto che prima d’arrivare alla fine dell’intervento e leggerne la firma, avevo pensato che le osservazioni esposte fossero del direttore di Vicenzareport.

Orbene non condivido il fatto che «Ad un popolo così, puoi raccontare tutto quello che vuoi…», mentre è verissimo che «Allo stesso modo pare anche che il M5S abbia dimenticato i motivi della sua ascesa. La vittoria del 4 marzo era stata l’apice di un processo di contrapposizione del Movimento contro tutti, appunto un “noi contro loro”, a cui “loro”, tutti gli altri, non si erano sottratti» e ancora «in attesa della “patente di cittadinanza”, virata aristocratica per sottrarre la democrazia dagli artigli del populismo a cui è già stato opposto, teoricamente, il “voto ponderale” per invalidarla, bisogna che i veri rappresentanti del popolo imparino…».

Sicuramente al M5S è mancata una visione autenticamente democratica. Basti osservare quanto non ha fatto per introdurre la democrazia diretta il primo sindaco a 5 stelle, Federico Pizzarotti, al governo di una città di medio-grandi dimensioni: Parma, che annovera 144.822 aventi diritto al voto, di cui 68.663 maschi e 76.159 femmine. Orbene per indire lo strumento principe della democrazia diretta si osservi l’Art. 59 – Referendum:

  1. L’istituto referendario è volto ad agevolare il rapporto tra i cittadini e gli organi elettivi.
  2. Il referendum consultivo e quello propositivo sono indetti su richiesta di almeno cinquemila cittadini residenti che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età, mentre il referendum abrogativo è indetto su richiesta di almeno diecimila cittadini residenti che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. Il referendum consultivo, inoltre, è indetto anche su determinazione del Consiglio Comunale adottata con il voto favorevole di almeno due terzi dei componenti assegnati.

Transeat sul fraudolento referendum consultivo considerato che già nel 1981 Costantino Mortati, uno dei padri dell’attuale Costituzione italiana, ebbe a scrivere: «La posizione di organo supremo rivestita dal popolo in regime democratico non può in nessun modo conciliarsi con l’esercizio di una funzione subordinata, come quella che si sostanzia nell’emissione di pareri.»

C’è da osservare che secondo il parere della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa la soglia delle firme da raccogliere dovrebbe essere pari a 1/50 (2%) degli elettori, che nel nostro caso ammonta a circa 2.900. In California, per esempio, le soglie di sottoscrizione, da una prospettiva italiana, sono piuttosto alte: 8% degli elettori (30 milioni circa) nel caso di un referendum propositivo, o un’iniziativa popolare tesa a modificare la Costituzione. Nel nostro caso potrebbe essere lo Statuto comunale; ovvero la piccola Costituzione dell’ente locale. Cosa peraltro impensabile per la partitocrazia italiota. Ma mancano soprattutto gli altri strumenti di democrazia diretta praticati in molti paesi.

Per esempio il Recall o elezione di richiamo, chiamata anche referendum di richiamo rappresentativo, che è una procedura mediante la quale, in alcuni Stati, gli elettori possono rimuovere un funzionario eletto o un burocrate tramite un voto diretto prima che il mandato di quel funzionario sia terminato. Ed è totalmente assente il referendum di iniziativa. A Parma il sindaco Pizzarotti e i pentastellati potevano introdurre queste riforme, ma non lo hanno fatto; come non è stato fatto ovunque i 5 stelle ne hanno avuto la possibilità.

A questo punto posso prendere per buona l’osservazione di Giuseppe Di Maio riguardante «l’80% degli italiani che non ha letto mai la Costituzione. E sono generoso. Mò, che questa massa di “furboni” collettivi debba avere una missione politica è un’idea quanto mai avventata». Ma è indiscutibile che da lungo tempo circa un cittadino su due (il 50%) diserta le urne, proprio perché impossibilitato ad agire incisivamente e democraticamente. Semplicemente non ne ha gli strumenti!

In conclusione è vero che il M5S sta miseramente fallendo, ma è proprio perché non ha voluto mantenere le promesse di partecipazione popolare mediante gli strumenti di democrazia diretta che ci sono, ma sono stati edulcorati dalla partitocrazia, e che potrebbero ancora essere attivati dai 5 stelle pena la loro insignificanza politica presente e futura. E in tutto questo la piattaforma Rousseau non c’entra assolutamente niente.

Enzo Trentin

Un commento

  1. Carlo De Paoli

    “È vero che il M5S sta miseramente fallendo, ma è proprio perché non ha voluto mantenere le promesse di partecipazione popolare mediante gli strumenti di democrazia diretta che ci sono, ma sono stati edulcorati dalla partitocrazia, e che potrebbero ancora essere attivati dai 5 stelle pena la loro insignificanza politica presente e futura.
    Anche Salvini potrebbe “ripristinare” la Democrazia Diretta con un ulteriore “balzo” in avanti del suo “Movimento”.
    Si pensi ai tanti “non votanti” per delusione che sarebbero pronti a tornare al voto solo che qualcuno si decidesse a non trattarli da pecore, ma da cittadini pensanti!

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