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Cala la produzione industriale vicentina

Vicenza  – Per la prima volta dal 2013, la produzione industriale vicentina fa registrare un dato negativo, del -0,7%. Lo dice l’indagine congiunturale di Confindustria Vicenza per il primo trimestre 2019, confermando il tendenziale rallentamento dei principali indicatori rilevato nel semestre precedente. Dopo quattro anni di andamento positivo calano le vendite sul mercato interno, con -2,2%, e così anche le esportazioni verso paesi non europei, che fanno registrare un  -4,2%. Positivo invece il dato dell’export verso i mercati Ue, a +3,05%, e regge anche l’occupazione con un +0,26%.

A fronte del 41% delle aziende che dichiara aumenti di produzione, il 32% delle ditte evidenzia cali pro­duttivi determinando un saldo di opinione pari a +9 (+7 nel precedente trimestre), drasticamente inferiore rispetto al +27 del primo trimestre dello scorso anno. Il numero di aziende che denuncia un livello produttivo insoddisfacente rappre­senta il 39% del totale, in lieve aumento rispetto ai trimestri precedenti.

Tuttavia, il dato negativo vicentino si inserisce in un contesto di debolezza nazionale della produzione industriale: secondo i dati pubblicati dall’Istat, nel mese di marzo 2019 l’indice complessivo della produzione è diminuito in termini tendenziali dell’1,4% su base annua. Torna ad essere positiva, inve­ce, la variazione tendenziale italiana dell’indice mensile corretto per gli effetti di calendario, dopo le flessioni dei due mesi precedenti. Nel terzo trimestre la flessione congiunturale del Paese è imputabile ai settori dei beni di consumo e dei beni inter­medi, mentre risultano in crescita i comparti dell’energia e dei beni strumentali.

“In questi giorni – commenta il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi – abbiamo toccato con mano, e poi pagheremo con le nostre tasche, quale sia la volatilità lo spread. Un indice che esplicita il livello di fiducia del mondo verso l’Italia. Una pagella immediata non solo della politica economica del Governo, ma anche delle aspettative basate sulle dichiarazioni dall’establishment politico. E in un sistema economico industriale interconnesso con il mondo come è il nostro, la fiducia è il parametro più importante su cui un’economia e il lavoro possono reggersi nel medio e lungo periodo”.

“Quando in una provincia come Vicenza – conclude Vescovi – che tra quelle più industrializzate è stata la più resiliente rispetto alla crisi – gli imprenditori lanciano un allarme, la politica deve prestare attenzione e non far finta che i twitter trend abbiano lo stesso peso dei fondamentali economici. In occasione del nostro rapporto di fine 2018 dissi che i dati dimostravano come Vicenza fosse ancora un’isola felice, ma che non sapevamo fino a quando sarebbe rimasta tale. Ecco, lo è stata fino ad oggi. Una dimostrazione diretta di come i nostri allarmi non siano di parte, non siano strumentali all’una o all’altra corrente politica. I nostri appelli sono per il futuro ormai prossimo del Paese. E se la politica mutasse finalmente il proprio atteggiamento, iniziando davvero un confronto costruttivo con il mondo delle imprese, sarebbe tutto il Paese a trarne giovamento.” .

Ordini

La consistenza del portafoglio ordini rimane stabile per il 34%, mentre cala per il 42% delle aziende ed il periodo di lavoro assicurato supera i tre mesi nel 24% dei casi.

Liquidità e incassi

Rispetto al 1° trimestre 2018, rimane pressoché stabile la percentua­le di aziende che denuncia tensioni di liquidità (18%) così come la percentuale di aziende che lamenta ritardi negli incassi (19%).

Prezzi

Nel 1° trimestre 2019 i prezzi delle materie prime han­no registrato un incremento medio del +1,51%, men­tre quelli dei prodotti finiti un aumento del +0,20%.

Occupazione

Nel trimestre gennaio-marzo 2019 l’occupazione segna un leggerissimo incremento del numero di addetti pari al +0,26%. Data la decrescita della produzione, le aziende vicentine stanno probabilmente ancora facendo fronte al carico di lavoro degli anni precedenti e risultano tutt’oggi sottodimensionate rispetto agli ordini interni ed esteri. Inoltre, il lieve incremento dell’occupazione conferma il ritardo che solitamente subisce questa variabile rispetto ai cambiamenti congiunturali. Il 60% delle aziende dichiara di aver mante­nuto inalterato il proprio livello occupazionale, il 24% l’ha aumentato, mentre il 16% ha ridotto la propria forza lavoro

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