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Aim Vicenza, quando il potere è tirannico

Vicenza – I politici sono una sorta di sociopatici che ci vogliono far credere che noi siamo degli incapaci assoluti, perché non potremmo vivere senza di loro. In verità sono loro che non possono vivere senza di noi. Se il paese di separasse tra quelli che producono mentre dall’altra ci si mettesse i politici e i sindacalisti, tutto questo gruppo di parassiti affonderebbe, morirebbe.  Perché far sì che si rubi a una persona il frutto del suo lavoro (tasse) per darlo a chi vogliono loro? Da dove sono usciti questa manica di satrapi? Quali sono coloro che da questo sistema sono progrediti? I politici! Allora si deve identificare il nemico: il politico. Bisogna agire contro i politici.

Sono loro che vivono d’invidia, d’odio, di rancore, di furto, trattando in maniera diversa la gente davanti alla legge. In tutto questo processo sono loro che hanno distrutto l’economia, e hanno impoverito la gente. Loro sono i nostri veri nemici! Loro sono quelli che ci affondano nella povertà! Loro sono gli unici che hanno progredito in questa storia della giustizia sociale e redistribuzione della ricchezza. La vera redistribuzione della ricchezza è avvenuta da quelli che lavorano a quei parassiti dei politici. 

Questa casta che abbiamo è come i monarchi che si auto-ereditano. Sono gli stessi da decenni. Se ne sono andati solo quelli che sono morti, e molti ladri continuano a bivaccare nelle istituzioni. Inoltre ce ne sono di più che a Tangentopoli, perché si moltiplicano. Perché bisogna aggiungere la parentela, l’amante, la famiglia dell’amante. Crescono, crescono, crescono. Mentre il portafoglio di colui che produce è ogni volta più sgonfio. Quindi non è possibile che in un paese vada meglio ai parassiti della politica che alle persone che producono. 

Essendo un parassita politico uno che non produce nulla e che quando fa qualcosa, l’unica cosa che sa fare è un danno, perché è una delle cose che succedono quando interviene lo Stato, si genera quello che si chiama “fallimento dello Stato”; infatti i piani contro la povertà generano più poveri. 

Questa veemente critica l’ha fatta l’economista argentino Javiee Milei, segno che la democrazia rappresentativa, ovunque, vale assai poco. E allora le domande sono: queste parole potrebbero calzare a pennello per tutti i politici che siedono in Consiglio comunale a Vicenza? Quest’organismo sta impoverendo la comunità berica attraverso la progettata vendita delle AIM, e dopo la svendita della Fiera, della Centrale del latte, e di altre realtà il cui elenco risulterebbe lungo?

È già stato scritto da qualcun altro sulla singolarità di una politica di “rappresentanza” che democraticamente vale circa un elettore su quattro. Io sottolineerò l’inadeguatezza della minoranza in Consiglio comunale a Vicenza, la quale non sa far altro che una veemente e verbale opera di contrasto, come quella del Consigliere Raffaele Colombara, che strepita, e giustamente s’indigna, ma si guarda bene dal proporre un referendum specifico per chiedere ai vicentini – i veri proprietari delle AIM – se vogliono vendere o meno questo loro patrimonio. Insomma, una rappresentanza che vale circa il 25%, non diversa dall’impotente altro circa 25% che s’oppone; mentre tutti ignorano bellamente il parere della totalità dei “cittadini-proprietari”.

Non bastasse, questa classe dirigente (meglio sarebbe dire dominante) oltre a non saper far altro che imporci tasse palesi, ce ne accolla anche di occulte attraverso la svendita del patrimonio comune, con argomentazioni pseudo economiste. Ebbene Pascal Salin, in un intervento tenuto al convegno dell’Associazione proprietà edilizia Bologna, “Proprietà, presidio della libertà”, 30 settembre 2017, pubblicato su La città del secondo Rinascimento, N. 76, dicembre 2017, sostiene:

“Le tasse sono espressione di un potere tirannico, pertanto è un dovere morale combattere contro la tassazione, sia essa eccessiva o meno. La tirannia può essere definita come un regime in cui un potere politico coercitivo prende decisioni arbitrarie, senza alcuna giustificazione. In un simile regime il popolo non è libero e gli individui possono essere considerati come schiavi. Dire che qualcuno è libero significa dire che può agire senza essere vittima di coercizione, che è il proprietario di se stesso. Ma nessuno può essere libero se non è proprietario dei frutti delle proprie azioni. Sta qui il nesso tra libertà e proprietà. […]

Credo che i diritti di proprietà legittimi siano ottenuti grazie alle libere azioni di coloro ai quali sono attribuite. I beni sono prodotti dalle azioni di qualcuno, per cui è legittimo che chi produce un bene ne sia proprietario. Se, invece, egli è privato dei legittimi diritti di proprietà su ciò che ha prodotto, non è libero. Questo prova che viviamo in una società tirannica, aggravata dall’incertezza della tassazione. Per questo dobbiamo promuovere il principio secondo cui l’aumento spropositato della tassazione è tirannico, e implica altre conseguenze inique e arbitrarie. La tirannia non è certamente equa, il che significa che non è coerente con l’etica. Ma è importante fare una distinzione fra quella che è chiamata etica universale, che consiste nell’essere rispettosi dei legittimi diritti di proprietà delle persone, e l’etica personale, che è legata al comportamento individuale. Il problema è che se qualcuno vuole imporre la propria etica personale usando la coercizione, allora sta attaccando l’etica universale.

La questione etica si pone rispetto alla tassazione: molto spesso si dice che la tassazione rende possibile la giustizia sociale, ma se non è coerente con l’etica universale, allora, la tassazione non è giustificata. Poiché le tasse e i contributi sociali sono ottenuti attraverso la coercizione, non dobbiamo temere di affermare, in linea di principio, che la tassazione è iniqua perché non è compatibile con l’etica universale. La tassazione rende possibile trasferire in modo arbitrario legittimi diritti di proprietà da chi ne è titolare ad altre persone. Ma questa redistribuzione può essere moralmente giustificata se è compiuta da coloro i quali hanno legittimi diritti di proprietà, per cui lo stato dovrebbe essere il proprietario di tutte le risorse economiche per poterle ridistribuire. Invece usa la coercizione per imporre un trasferimento di risorse altrui, per cui la redistribuzione non è giustificata da un punto di vista etico.

Occorre dire che, in alcuni casi, tramite il voto, il popolo accetta implicitamente l’imposizione fiscale. Alcuni paragonano questo consenso con quel che avviene con lo scambio privato, dove il prezzo è quello accettato da entrambe le parti, o con le regole condominiali, in cui siamo costretti a pagare ciò che è deciso dalla comunità. Però, dare il consenso è un atto individuale, mentre sul terreno politico la decisione è democratica, e in democrazia la maggioranza non è rispettosa dei diritti della minoranza.

La democrazia, in questo senso, è tirannica e il consenso alla tassazione lo è ancora di più. In un condominio, chi non accetta le decisioni della maggioranza può cambiare casa, traslocando in un nuovo condominio, mentre non è facile lasciare un paese e trasferirsi in un altro. La tassazione è tirannica perché distorce l’azione umana, causando una doppia distruzione di incentivi alla produzione: per un verso, chi più si sforza a produrre deve pagare più tasse, per l’altro, chi può ottenere beni gratuitamente ha meno incentivi a sforzarsi di più.”

Orbene le AIM sono proprietà dei vicentini, infatti: la legge istitutiva della Municipalizzazione, promulgata il 29 marzo 1903, non trovava a Vicenza un deserto; l’ente locale da un decennio e più era impegnato a rendere alla popolazione i servizi pubblici essenziali. Tant’è che il Consiglio comunale, con delibera approvata il 24 marzo 1906, sottolineava la volontà di “continuare nell’esercizio diretto dei servizi combinati dell’acquedotto e dell’illuminazione pubblica e privata (ovvero gas ed elettricità, n.d.r.), sottoponendoli alle norme per le aziende speciali mediante costituzione di una sola azienda speciale, distinta dall’amministrazione ordinaria del Comune”.

Che decidano dunque i “vicentini proprietari” sui loro beni attraverso un referendum, e non un Sindaco che riconosce il merito della sua elezione alla “visione strategica” di un nordafricano, e si affida ad un amministratore delle AIM dal passato chiaroscurale (ha avuto “disavventure” giudiziarie, e ha lavorato prevalentemente per la pubblica amministrazione dove non si entra se non per la “buona grazia” dei partiti), dovrebbero essere i vicentini – vista all’ignavia o la scarsa propensione alla reale democrazia dell’opposizione consiliare – liberi di disporre a piacimento di un bene appartenente all’intera comunità berica.

Come rileva la famosa frase dell’economista Frédéric Bastiat: “Lo Stato è quell’illusione per cui tutti cercano di vivere alle spalle di tutti”, ovvero la maggior parte delle persone non sa esattamente quanto paga – e come paga – e pensa che le tasse siano sostenute dagli altri. Per diminuire la tirannia fiscale e ottenere più democrazia dovremmo cambiare la politica vicentina (e non solo) per consentire all’opinione pubblica di delegare il meno possibile.

Luciano Spiazzi

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