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Vinitaly, regioni italiane protagoniste

Verona – Sono entrati nel vivo a Verona, dopo la mondanità del primo giorno, i lavori del Vinitaly. Nello stand del Veneto c’è stata la visita, gradita e inattesa, della Commissione agricoltura della Camera, accolta dal presidente della Regione Luca Zaia. “Ai parlamentari – ha detto il governatore – ho offerto un buon bicchiere di vino, ma ho anche ricordato l’importanza della nostra regione nel panorama vitivinicolo nazionale”. Zaia ha ricordato agli ospiti che il Veneto è primo del settore, in Italia, per fatturato, e quarto in Europa per export.

Protagoniste del Vinitaly sono comunque le regioni italiane, che nella kermesse veronese trovano voce e accenti comuni sulle proposte per la nuova politica agricola comunitaria per gli anni dal 2020 al 2027. La conferenza degli assessori alle politiche agricole delle 19 regioni e delle due province autonome, riunitasi oggi in Fiera a Verona, ha condiviso a pieni voti un documento di proposte, che sarà consegnato nei prossimi giorni al ministro Marco Centinaio, contenente la richieste-chiave degli assessorati all’agricoltura dei diversi territori.

Al primo posto c’è l’istanza comune di una governance ‘multilivello’: “Le Regioni rivendicano un ruolo attivo nell’impostazione degli obiettivi, delle regole e degli strumenti della nuova Pac”, sottolinea l’assessore veneto all’agricoltura Giuseppe Pan che, al  Vinitaly, ha fatto gli onori di casa ai colleghi delle Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni e anticipato il documento di sintesi al sottosegretario Franco Manzato.

“Ci sono peculiarità molto diverse dal Trentino alla Sicilia – riassume l’assessore veneto – e il prossimo ciclo di programmazione comunitaria degli aiuti per l’agricoltura dovrà tener conto delle diverse vocazioni e caratteristiche e  delle performances di investimento di cui hanno dato prova i diversi territori. In Veneto, dove abbiamo già impegnato oltre l’80 per cento dei 1169 milioni del ciclo di programmazione 2014-2020,  abbiamo le idee chiare su dove e come investire: chiediamo di migliorare i rapporti di filiera, gli strumenti di gestione del rischio, di sostenere le pratiche innovative e l’agricoltura di precisione, di aiutare i giovani a rimanere nei campi e di  sostenere l’agricoltura nelle terre in quota”.

Quanto alla viticoltura, primato dell’agricoltura veneta e fiore all’occhiello del ‘made in Italy’, l’assessore veneto ha costruito un’ampia convergenza tra Regioni per chiedere il riconoscimento, nei prossimi regolamenti che normano gli oltre 400 vini italiani a denominazione d’origine, della possibilità di utilizzare negli uvaggi quote percentuali provenienti da vitigni ibridi resistenti.

“Il futuro della viticoltura  sta nella competitività aziendale e nella sostenibilità ambientale – afferma l’assessore – Credo quindi che sia interesse di tutti, e non solo dei viticoltori, coniugare ottime rese con il rispetto dell’ambiente e della salute, abbattendo il più possibile il ricorso a fitofarmaci di origine chimica. Le sperimentazioni in atto nella diverse regioni, sotto la guida qualificata di ricercatori ed enotecnici, stanno offrendo risultati interessanti in termini di resistenza ai parassiti e alle patologie della vite, nonché di adattamento ai cambiamenti climatici. Ora il prossimo step dovrà essere quello di allineare il sistema delle regole per le DO alle innovazioni economiche e ambientali in atto nel mondo della viticoltura”.

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