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Schede ospedaliere, il vicentino il più penalizzato

Vicenza – “Basta guardare ai numeri per rendersi conto che le Ulss vicentine sono quelle che escono peggio dalle schede ospedaliere. I sindaci in Commissione hanno portato le loro richieste, legittime e più che condivisibili. Noi ce ne faremo carico per chiedere alla maggioranza una cambio di rotta che riporti al centro dell’offerta di cura e assistenza i territori e i loro bisogni”. Così il capogruppo del Pd in consiglio regionale Stefano Fracasso, assieme alla segretaria provinciale dem Chiara Luisetto, facendo un quadro sulle schede ospedaliere, dopo le audizioni dei sindaci in Commissione sanità.

Un quadro che parte dai dati sulla prevista dotazione di posti letto nelle province del Veneto. Se si guarda al rapporto tra il numero di posti letto e la popolazione, Vicenza è fanalino di coda con un rapporto di 2,9 rispetto a Verona (4,39), Belluno (4,38), Rovigo (4,21) Padova (3,86) Treviso (3,36) e Venezia (3,26). Non va meglio nel rapporto tra apicalità e numero di posti letto: in questo caso a Vicenza si registra un’apicalità ogni 20,5 posti letto, meglio solo di Treviso (20,9), ma peggio di Verona (19,4), Padova (18,8), Rovigo (17,1), Venezia (17)e Belluno (13,9).

“Questo confronto sulla dotazione di posti letto mostra in maniera chiara come le Ulss vicentine siano le più penalizzate dalle nuove schede – ha sottolineato Fracasso -. Da qui la necessità di ripristinare specialità e posti letto, per assicurare parità e omogeneità di trattamento per i cittadini vicentini. Nel corso delle audizioni i sindaci delle due Ulss hanno segnalato diverse richieste di cui mi farò interprete nel corso dei lavori della Commissione sanità. A Bassano, ad esempio, si teme per oncologia e emodinamica e si chiede il ripristino dei posti letto di psichiatria. A Santorso si perde il primariato di urologia mentre a Valdagno viene meno il primariato di chirurgia e i posti letto di ginecologia e terapia intensiva. Ad Arzignano-Montecchio infine rischiano di scomparire i primariati di pediatria, radiologia, oncologia e anestesia”.

Un altro nodo da sciogliere, secondo il consigliere vicentino, è legato alla trasformazione dei posti letto di lungodegenza. “Gli ospedali di comunità – ha sottolineato Fracasso – non garantiscono adeguati livelli di assistenza ai pazienti con patologie complesse, per i quali mancano quindi delle linee guida che ne definiscano il modello di presa in carico. Con il rischio aggiuntivo che il paziente debba anche pagarsi il ricovero dopo 30 giorni. Una situazione quindi inaccettabile”.

“I sindaci – ha poi concluso Chiara Luisetto – hanno portato a Venezia le necessità di cura che i loro territori presentano e segnalato gli squilibri di una programmazione che, lo dicono i numeri, porta a un depotenziamento del sistema sociosanitario. La riforma delle Ulss non ha fatto il bene dei territori: non solo perché tanti servizi sono rimasti sulla carta, ma anche perché ha allontanato le decisioni e le scelte dai sindaci. Che invece meglio di chiunque altro conoscono le fragilità delle proprie comunità. Ora chiediamo alla Regione di ascoltare queste voci e fare in modo che la sanità rimanga davvero un diritto di tutti, e quindi: comoda, accessibile e di qualità”.

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