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“Regione responsabile per la fuga di medici”

Venezia – “Investire in tecnologia va bene, ma sarebbe meglio impiegare queste risorse per l’assunzione di specialisti: non parleremmo più di liste di attesa interminabili e pronto soccorso bloccati, né saremmo costretti a richiamare al lavoro medici pensionati o a fare reclutamento all’estero”. Ad affermarlo sono i consiglieri regionali veneti Cristina Guarda (Amp), Ruzzante (Leu) e Bartelle (Iic) che attaccano le scelte della Regione in materia sanitaria.

“Sono denunce – continuano – che abbiamo raccolto e continuiamo a raccogliere durante gli incontri con i medici dei nostri ospedali, in ogni provincia. Settanta milioni spesi dalla giunta in robot per la chirurgia? Neanche in Nord America. La tecnologia è indispensabile, occorre però sempre qualcuno che la usi. Senza personale adeguato, le apparecchiature rischiano di essere inutili. Gli organici – insistono i consiglieri – sono ridotti all’osso e la Regione non può limitarsi a dire che è un problema nazionale, come se non avesse alcuna responsabilità. Zaia e i suoi assessori si chiedano come mai i professionisti che arrivano in Veneto dall’estero o da altre Regioni, dopo poco tempo scappano. La fuga anche verso il privato è una realtà: condizioni di lavoro e livelli di retribuzione non sono adeguati”.

“Mi viene riferito di un clima di pesante subordinazione  – riporta la consigliera Guarda – e un generale senso di abbandono nei medici veneti da parte dei dirigenti, pecialmente nel momento in cui si verificano degli eventi avversi, complicazioni e problemi che dovrebbero essere denunciati immediatamente. Molti dei loro colleghi si sono spostati nel privato perché non vedono una coerenza di fondo nelle scelte politiche rendendo vani i loro sforzi per tenere in piedi la struttura ospedaliera. Sono proprio medici e infermieri i primi a voler lavorare serenamente e bene, ma non sono messi nelle condizioni di farlo”.

“Più posti nelle scuole specialistiche – concludono i consiglieri regionali -, la garanzia di orario di lavoro e retribuzioni adeguate allo standard del servizio reso, coperture assicurative e assistenza anche da parte della dirigenza delle Asl in cui lavorano, un sistema organizzativo capace di valorizzare il fattore umano non secondo logiche politiche ma professionali. In assenza di tutto ciò, non stupiamoci se la sanità del Veneto non è attrattiva così come si vuol far credere. Anzi, la scelta di avvalersi di medici stranieri o di esternalizzare i servizi dei nostri ospedali evidenzia semmai il fallimento della ricetta leghista, che prova a rattoppare senza successo gli enormi buchi organizzativi e strutturali causati da una gestione piegata a logiche politiche, che non ascolta le reali esigenze dei malati e dei professionisti”.

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