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"Pfas o altro, la Regione tuteli la salute dei veneti"

Pfas di nuova generazione anche nel fiume Po

Venezia – Anche nel fiume Po sono stati trovati Pfas, quelli di nuova generazione, conosciuti come C6O4. “E’ la conferma che i Pfas sono una questione nazionale. Il governo ponga limite zero” è stato il commento del presidente della Regione Veneto Luca Zaia che ha invitato il Ministero dell’ambiente a muoversi sulla linea già tracciata dal Veneto, agendo il più rapidamente possibile.

“Ciò a tutela della popolazione – ha sottolineato Zaia – non solo delle aree interessate da questo tipo di inquinamento nella nostra regione, ma di tutti i cittadini del nostro paese”. Il ritrovamento di Pfas nel Po è stato comunicato da Arpav, che già a partire dalla fine di gennaio aveva esteso la ricerca di un nuovo composto, il C6O4, ad alcuni punti di acqua superficiali collocati in zonedi attingimento idropotabile.

“L’inquinante emergente in questione – spiega l’agenzia per l’ambiente – era stato ritrovato in passato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo a sostituzione dei Pfas tradizionali. Ma si è ritenuto di ricercarlo nell’ambiente per verificare la presenza da altre possibili fonti. A marzo è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po, in località Corbola, con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi litro”.

“Il campionamento è stato poi ripetuto il 2 aprile scorso, confermando il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle della stessa. Considerato che, data l’ubicazione dei punti di campionamento, è pressoché impossibile che derivi dal sito inquinato nell’area dell’azienda Miteni, il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza, con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro”.

“Una sostanza – continua Arpav – così poco utilizzata e di nuova generazione per essere riscontrata in queste quantità nel fiume più grande d’Italia fa supporre che si possano trovare a monte fonti di inquinamento importanti. Si ricorda che per questa sostanza di nuova generazione gli standard analitici commerciali non sono disponibili e le analisi, ad oggi, sono sperimentali”.

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