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Indipendentisti catalani e veneti assieme
Indipendentisti catalani e veneti assieme

Agli indipendentisti manca il Product Planning 

Vicenza – Io sono notoriamente cinico, critico e disincantato, ma non ho mire di proselitismo o elettorali: non mi importa che la gente la pensi come me, voglio solo che sia informata, che senta tutte le campane. Ebbene, circa 40 anni di autonomismo, federalismo ed ora indipendentismo veneto, sembra siano stati portati avanti da persone le quali più che esperti politici si sono dimostrati dei banali propagandisti. Questi “filoni politici” sono stati condotti da una congrega di incapaci, immensamente arroganti. Salvo qualche eccezione, ovviamente. Di compulsivi ricercatori di rendite politiche, che non hanno disdegnato di sottoscrivere i loro interventi con la qualifica di “patriota”. 

Nel 1774 Samuel Johnson pubblicò”The Patriot”, una critica di tutto ciò che egli considerava falso patriottismo, dove scrisse tra l’altro: «il patriottismo è l’ultimo rifugio di una canaglia.» Affermazione che, probabilmente, pecca di ottimismo, considerato che non di rado i furfanti si danno al patriottismo ben prima che ciò sia l’ultimo rifugio. Infatti, l’autonomia della Regione Veneto, malgrado un inutile referendum, per giunta consultivo, e nonostante l’indubitabile consenso della maggioranza dell’elettorato (oltre 2 milioni al voto; trionfo del Sì con 98,1%), è stata per il momento insabbiata. Per gli attuali reggitori del “Belpaese” sembra siano più importanti le elezioni europee del prossimo maggio. Gli altri, i sedicenti indipendentisti, sono gregari che non sono determinanti.

Quanto al federalismo, esso è sempre stato un metodo di governo sconosciuto in questo paese. Basta leggere le parole scritte da uno che di federalismo se ne intendeva davvero, Gianfranco Miglio che in “Io, Bossi e la Lega” (Mondadori, 1994) sostiene a pag. 38: «Dal punto di vista culturale il livello di Bossi è vicino allo zero». E a pag. 48 prosegue: «Quando i miei amici leghisti si proclamavano “federalisti“ io domandavo loro un po’ ironico, che cosa volesse dire. Mi rispondevano candidamente, non lo so, oppure facevano confusi riferimenti alle ”autonomie”, alla liberazione dall’egemonia del Sud, e via di questo passo.» E oggi il federalismo è scomparso dall’agenda politica nazionale.

Negli ultimi tempi molti di questi mestieranti della res publica si sono riciclati come indipendentisti. E Gianfranco Miglio diviene ancora più comprensibile laddove sempre a pag. 48 insiste: «Il “federalismo” era per il segretario e per i suoi accoliti uno strumento per la conquista del potere, una specie di “piede di porco” con il quale scardinare le difese degli avversari.» Questi sedicenti indipendentisti, invece, usano il “piede di porco” per entrare nelle istituzioni che vorrebbero abolire con la secessione e, invece, puntano a vivere di rendite politiche; tanto scarse, fumose e inefficaci sono le loro proposte riformiste.

Ora se a questi novelli indipendentisti è difficile ottenere l’autonomia, a questi speculatori sarà impossibile raggiungere l’autodeterminazione. Anche perché sembrano digiuni delle dinamiche della domanda e dell’offerta, sia quella politica che quella meno complessa del “mercato”. Tant’è vero che alcuni che nel 2015 chiedevano il voto per sedersi in consiglio regionale come indipendentisti, ai giorni nostri hanno ripiegato sull’autonomia. Beninteso continuano a permanere indipendentisti, ma intanto va bene per loro se l’elettorato li premierà consentendogli di sedere sugli scranni dello stesso ente istituzionale come autonomisti.

Su “Il marketing politico ed elettorale. Politica, partiti e candidati a servizio dei cittadini-elettori, Antonio Foglio ha scritto un manuale, pubblicato dall’editore Franco Angeli, che nel tempo ne ha fatto ben tre ristampe. Ma il comportamento dei sedicenti indipendentisti veneti sembra non averne tratto beneficio. E allora mi sia consentito qualche parallelismo per verificare la correttezza di quanto cerco di sostenere da tempo. 

Per esempio: il Product Planning o Pianificazione del prodotto (si veda qui) è il processo d’identificazione e articolazione dei requisiti di mercato che definiscono il set di funzionalità di un prodotto. La pianificazione del prodotto serve come base per le decisioni su prezzo, distribuzione e promozione. Il processo di creazione di un’idea di prodotto e di follow-up o azione supplementare continua fino a quando il prodotto non viene introdotto nel mercato. Inoltre, una piccola azienda deve avere una strategia di uscita nel caso in cui il prodotto non venda. La pianificazione del prodotto implica la gestione dello stesso per tutta la sua vita utilizzando varie strategie di marketing, incluse estensioni o miglioramenti del prodotto, maggiore distribuzione, variazioni di prezzo e promozioni. 

Orbene la “domanda del mercato” è l’insofferenza per la deficitaria democrazia italiana, e per la rapace partitocrazia. C’è una classe dirigente priva di qualsiasi “nobiltà” e di esempi da imitare. Gli italiani hanno provato a votare  tutto il ventaglio dell’offerta politica, ma la macchina istituzionale è sempre peggiore. E gli indipendentisti? 

Per ora, continuano a coalizzarsi in infiniti ed elettoralmente inconsistenti partitini. Addirittura millantano coalizioni elettorali che esibiscono il simbolo elettorale dello stesso partito, ma via via cambiato nel tempo, ed alla cui adesione rimangono meno della stessa manciata di persone. E il curioso è che c’è un elettorato, distratto e disarmato, che inneggia nei social network a questa disinibita operazione elettorale.

Comunque ci penserà il “mercato”, ovvero la più ampia platea degli elettori a premiare o meno queste spigliate operazioni di… “unione che fa la forza”. E comunque anche costoro non hanno ancora indicato quali funzionalità dovrebbero superare queste problematiche. Soprattutto sembrano ignorare che i gruppi sociali non si formano più sulla base dell’appartenenza territoriale, culturale e linguistica, ma essenzialmente sulla condivisione di idee, di esperienze, di progetti. Vale a dire un nuovo disegno istituzionale con i suoi vantaggi competitivi. 

Ne consegue che anche “il prezzo”, ovvero il carico fiscale che il cittadino dovrebbe sostenere per tale “nuovo prodotto” non è stato previsto e determinato. Insomma, non c’è la pianificazione del “prodotto indipendenza” né il processo di “creazione di un’idea di prodotto” e di follow-up o azione supplementare fino a quando il “prodotto” non verrà introdotto. Non bastasse, manca una manovra di uscita per il “prodotto” nel caso in cui “non venda”, né si prevedono le procedure per la gestione del “prodotto” per tutta la sua vita utilizzando varie strategie, incluse estensioni o miglioramenti, maggiore distribuzione (quali altre fasce di popolazione oggi ai margini o escluse ne beneficeranno), variazioni di prezzo (carico fiscale) e promozioni (ulteriori vantaggi). 

È vero! Sono tutte cose già viste e vissute in passato, ma ora è proprio dura. Ora è veramente tempo da duri! E, invece, assistiamo all’imitazione – da parte di alcuni altri – del modello catalano che non ha ancora ottenuto “l’obiettivo indipendenza”, mentre i leaders storici si sono dimostrati corrotti.

Enzo Trentin

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