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Cyberbullismo, fa tappa a Vicenza “Una vita da social”

Vicenza – Farà tappa a Vicenza, domani, 2 aprile, dalle ore 9 alle 13, in piazza Matteotti, la sesta edizione di “Una Vita da Social”, la campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia postale e delle comunicazioni in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli di Internet per i minori. Quella di Vicenza sarà la prima tappa in Veneto, alla quale seguiranno Treviso, Padova e Verona. La Questura di Vicenza, per l’occasione, assicurerà il suo supporto con i propri poliziotti.

I social network sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità dei teenager e, in virtù del numero sempre maggiore degli adolescenti presenti sul web, hanno determinato una crescita esponenziale del fenomeno dei minori vittime di reati contro la persona, che negli anni è raddoppiato: dai 104 casi registrati nel 2016 si è passati a 177 nel 2017 e a 208 casi trattati nel 2018. Le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Ancora oggi i ragazzi sembrano pensare che il web sia un po’ “una terra di nessuno”, dove si scambiano messaggi e post senza pensarci troppo, e le azioni online vengono valutate spesso come un gioco privo di conseguenze.

Tra i giovani dilaga inoltre la selfie-mania. Il selfie è sempre più caposaldo della propria identità. La metà del campione ne scatta almeno quattro prima di pubblicarlo sui social, cosa che avviene con frequenza almeno settimanale. Il web è letteralmente inondato di immagini che li ritraggono, raccontando molto di sé, della propria identità e magari dei luoghi frequentati, con tutti i rischi del caso. L’attrazione per il selfie alle volte è tale da spingere i giovani a mettersi deliberatamente in una situazione di pericolo.

Il 35% dichiara di aver provato a farsi un autoscatto in condizioni potenzialmente pericolose, prevalentemente alla guida del motorino o della macchina. Come anche testimoniano i casi di cronaca con esiti letali, a cimentarsi con queste pratiche sono prevalentemente i maschi, verso i vent’anni, con un rendimento culturale o accademico o molto basso o molto elevato. Un selfie viene pubblicato su un qualunque social network prevalentemente una volta a settimana (63%), mentre ciò accade una volta al giorno nel 14% dei casi e più volte al giorno nel 13% dei casi.

Ovviamente il risultato deve essere il migliore possibile. Quindi la metà dei soggetti intervistati ne scatta almeno 4 prima di procedere alla pubblicazione di uno di essi. Anche perché se si posta un’immagine che non riceve abbastanza “mi piace”, il 31% si dichiara propenso a cancellarlo, contro il 38% che non è per nulla propenso. Sono propensi a cancellarlo i più giovani e quelli con un basso rendimento scolastico. Non è un gioco da ragazzi, ma quasi un lavoro da agenzia pubblicitaria.

Ci sono delle correlazioni anche con il contesto familiare. A conferma del fatto che le famiglie rivestono un ruolo chiave nell’educazione dei figli, sia negli ambiti tradizionali che nei nuovi ambiti digitali. Ad esempio c’è una certa prevalenza di soggetti provenienti da famiglie con titolo di studio più modesto tra quelli più propensi al selfie pericoloso (il cosiddetto Daredevil selfie). Al contrario i ragazzi che si limitano a postare non più di un selfie a settimana sui social devono fare i conti con genitori con elevato titolo di studio.

Attraverso il progetto “Una vita da social”, gli operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno incontrato, sui temi della sicurezza online, oltre 1,7 milioni studenti, sia nelle piazze che nelle scuole, 180 mila genitori, 100 mila insegnanti per un totale di 15 mila istituti scolastici, 250 città raggiunte sul territorio e due pagine Twitter e Facebook attive, con 126 mila like e 12 milioni di utenti mensili. Il truck, allestito con un’aula didattica multimediale, concluderà il suo tour a Roma, e gli studenti attraverso il diario di bordo, potranno anche lanciare il loro messaggio positivo contro il cyberbullismo.

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