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Giovanni Betto in "Neve
Giovanni Betto

“Neve”, dalla campagna di Russia al Teatro Astra

Vicenza – Dedicato al nonno disperso nella campagna di Russia, va in scena al Teatro Astra di Vicenza, venerdì 29 marzo,  il monologo “Neve”, di Giovanni Betto, per la regia di Mirko Artuso. Si tratta di uno dei sei lavori finalisti di In-Box, la più grande rete nazionale per la circuitazione del teatro emergente. Tra questi sei progetti lo spettacolo è stato selezionato, nel maggio 2018, da un gruppo di spettatori del Teatro Astra partecipanti ad “Astranauti”, progetto di accompagnamento alla visione critica curato da La Piccionaia.

Lo spettacolo è ambientato, appunto, in Russia, ed è il 21 gennaio 1943. La neve è tanta ed un uomo, poi dato per disperso, fa la sua scelta fra la vita e la morte. Una scelta segnerà il destino di molti: una moglie, una figlia, un nipote. Proprio il nipote, che ha ereditato il dolore che nessuno ha saputo elaborare, oggi esige risposte. E allora, il nonno parla.

” Opera prima dell’attore e drammaturgo di Conegliano – si legge nella presentazione -, che approda al teatro dopo aver recitato nel 2017 nel film Finché c’è prosecco c’è speranza con Giuseppe Battiston e Rade Serbedjia, Neve è stato accolto con favore a livello nazionale. Un lavoro che prende le mosse dalla biografia di Giovanni Betto e porta in scena una costellazione familiare per elaborare un vuoto, quello lasciato dal nonno. Di lui non sono restati né un corpo, né un documento, ma solo una morte presunta che ha scavato nella vita di tre generazioni.

“Un presunto morto – spiega Giovanni Betto – e una presunta vedova: così almeno sta scritto sul libretto della pensione di guerra. È una storia al tempo stesso personale e universale. Occorre prendersi cura del dolore, sennò il dolore si trasmette. Ci vuole un dolore buono: per ritualizzare il passaggio ma, soprattutto, il commiato amorevole. Così ho lavorato alla storia ridando vita al nonno. Lo rimetto in campo da quel 21 gennaio 1943, permettendogli di raccontare cosa è accaduto dopo quella data. Come l’ho immaginato io. Lo spettacolo è incentrato sull’elaborazione del lutto: perché la morte, presunta o vera che sia, non può togliere la vita”.

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