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Carlo Presotto nello spettacolo "Come nelle favole" (Foto di Eleonora Cavallo)
Carlo Presotto nello spettacolo "Come nelle favole" (Foto di Eleonora Cavallo)

“Come nelle favole”, il teatro che fa crescere

Vicenza – Una fiaba contemporanea che racconta la crescita di due bambini, Leo e Cloe, che partono, soli, alla ricerca di sé stessi e delle loro bambole, in cui potranno rispecchiarsi. Un vero e proprio cammino iniziatico per diventare grandi. E’ lo spettacolo che andrà in scena a Vicenza domenica 31 marzo, alle 17, sul palco del Teatro Astra, nell’ambito della rassegna “Famiglie a Teatro”. Il titolo è “Come nelle favole”, ed è scritto e diretto da Valeria Raimondi ed Enrico Castellani, di Babilonia Teatri, e interpretato da Carlo Presotto, de La Piccionaia, per la prima volta solo in scena in uno spettacolo dedicato all’infanzia.

Dedicato ai bambini dai 5 ai 10 anni e alle loro famiglie, “Come nelle favole” è l’ultima produzione per le nuove generazioni nata in casa Piccionaia: uno spettacolo che i due drammaturghi della compagnia veronese Babilonia Teatri hanno cucito addosso a Carlo Presotto, nell’inedito ruolo di un nonno. La sua figura è guida e punto di riferimento, depositario di un sapere pratico e concreto che viene trasmesso per via diretta: senza libri né teorie, ma attraverso il fare, attraverso la presenza, la dedizione e l’affetto.

“Egli benedice silenziosamente il viaggio dei nipoti – si legge nella presentazione dello spettacolo – e fornisce loro gli strumenti per affrontare e superare le difficoltà. Incita Leo e Cloe a partire, li sostiene da lontano lungo tutto il viaggio, infonde loro il coraggio necessario per fare da soli e, quando tornano a casa, è testimone silenzioso delle loro conquiste e dei loro sorrisi, dell’abbraccio coi genitori e delle sfide future che li attendono”.

“Custode del passato e ponte verso il futuro, il nonno è un pittore, e saranno proprio i suoi colori il motore del racconto oltre che lo strumento per i due bambini per riconoscersi, liberarsi e superare gli ostacoli. Lo spettacolo procede col dipanarsi delle sue parole, coadiuvato da un aiutante magico che fa apparire e sparire un mondo di oggetti che evocano gli scenari che ci vengono raccontati. Le prove che Leo e Cloe dovranno affrontare sono quelle proprie di una fiaba tradizionale, ma il contesto e il mondo in cui si muovono quello di oggi, con le sue bruttezze e le sue incongruenze come il razzismo, lo sfruttamento del lavoro minorile e l’indifferenza di un mondo pensato su misura per gli adulti”.

“Leo e Cloe – raccontano Castellani e Raimondi – supereranno tutti gli ostacoli e le prove che incontrano sul loro cammino, attraverso successive scoperte e conquiste. E, per finire, anche la vecchia strega verrà sconfitta con la forza del gioco e della creatività. Lo spettacolo racconta la difficoltà di costruirsi una propria identità nel nostro mondo, ma anche la forza e la determinazione con cui i bambini sono in grado di farlo, se vengono loro forniti gli strumenti necessari. E il nonno, seduto su un ceppo che lo ancora alla terra e lo rende radice, è lì a ricordarci che abbiamo delle radici a cui aggrapparci, una casa a cui tornare, dei genitori che ci attendono e la capacità per superare gli ostacoli”.

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