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Eraldo Barcaro, in una foto tratta dal suo profilo Facebook
Eraldo Barcaro, in una foto tratta dal suo profilo Facebook

“Nessuna elaborazione politica, solo potere”

Vicenza – Registriamo la testimonianza di Eraldo Barcaro (laureato in Medicina, neurologo, 71enne. Si schermisce come ormai in età geriatrica) quale ultimo presidente del partito “Veneto Stato” finito purtroppo – dice Barcaro – in un buco nero per il Veneto ed i Veneti, ma non per alcune persone.

Come nasce il partito indipendentista “Veneto Stato”? 

Nasce con un patto fra alcuni movimenti indipendentisti Veneti, che sottolineavano la necessità di una lotta in comune per essere conosciuti sul territorio, e portare avanti un loro progetto politico-amministrativo. Questo seguiva, per quello che conosco, un tentativo analogo ma meno politico e più culturale fatto con i “Veneti”, e poi più chiaramente politico con “Veneto Libertà” che presentava ottime prospettive. Subito fu infiltrato da un personaggio regionale, non si sa bene da chi invitato, politicamente allevato dalla Democrazia Cristiana, e poi passato in numerosi altri partiti. In occasione della fondazione di “Veneto Stato” presi anch’io la parola, e come mio punto di plusvalore positivo indicai la mia recente espulsione dalla Lega Bossiana, Ma questa è un’altra sporca storia.

All’inizio, dopo un breve periodo di pace interna, incominciarono i malumori che nascevano da una tendenza di supremazia da parte di un gruppo trevisano che si credeva la mente del Movimento, cercando di relegare il braccio a manovalanza (almeno questa era la sensazione), che l’allora Presidente Giustino Cherubin (persona splendida da cui tutti noi che amiamo il Veneto abbiamo da imparare) cercava in ogni modo di tamponare e sedare. Si distinse, con sorpresa, Antonio Guadagnini. Costui era conosciuto per il tentativo, sfociato anche a Roma, di riunire il maggior numero di Sindaci veneti per cercare di trattenere almeno il 20% dell’Irpef nei vari territori. Oggi è conosciuto un po’ meglio, come illustrato qui [https://www.vicenzareport.it/2018/08/politica-indipendentismo-veneto/ ]. In un’altra importante riunione Guadagnini fu verbalmente molto duro nei confronti di Alessio Morosin e Ludovico Pizzati, allora rispettivamente presidente onorario e segretario di “Veneto Stato”. Lo si può riscontrare in alcuni video che girano ancora in Internet. Eppure sedeva accanto a loro fino al giorno prima. Sembrò una pugnalata alle spalle. E con l’eliminazione di Pizzati prese il suo posto. 

Ai giorni nostri (potenza di certa politica) Guadagnini e Morosin allora tanto “fratelli coltelli”, sembra vadano a braccetto per convergere in un unico soggetto elettorale atto a ottenere qualche seggio in Consiglio Regionale nel 2020, passando prima per le amministrative di questa primavera. Ennesimo segno, a mio modo di vedere, che non perseguono un obiettivo politico, ma di potere similmente a quanto fece all’epoca il “duttile” Ettore Beggiato, che ha svolto il ruolo di foglia di fico della partitocrazia lasciando credere all’elettorato che anche quest’ultima fosse disposta all’autonomia e al federalismo. Infatti, ha fatto l’assessore per la Giunta di Giuseppe Pupillo [ex comunista – Durata mandato 11 maggio 1993 – 26 maggio 1994] e quella di Aldo Bottin [ex democristiano – Durata mandato 26 maggio 1994 – 26 maggio 1995], in tal modo “addomesticando” il voto degli elettori che lo credevano un innovatore autonomista, federalista, oggi indipendentista. 

 Questo modo di fare il “rappresentante” mi ricorda il paradosso del Comma 22. Ovvero: per i piloti ci potrebbe essere il modo per farsi esentare dalle missioni di guerra, perché: “Chi È pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo“, però “chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo. 

Mi si consenta qui di parafrasarlo in questo modo: “dal 1861 la mala gestio dello Stato italiano è talmente documentabile per cui i veneti che chiedono l’indipendenza non sono pazzi”. Però ”chi chiede a «Indipendentisti Veneti», «ProVeneto», «Progetto Nord-Est», «Liga Veneta Repubblica», «Indipendenza Noi Veneti con Zaia», «Siamo Veneto», «Indipendenza Veneta», l’indipendenza o anche solo l’autonomia, è pazzo.” Anche perché dietro molte di queste sigle si cela una sola persona. 

Ma soprattutto costoro non sono dei leader di pensiero, poiché non hanno una soluzione riguardo, ad esempio, all’inferma e sclerotica Unione Europea. Infatti, la Gran Bretagna fa fatica a uscirne, e l’eurocrazia sta facendo di tutto per “rendere dolorosa” la Brexit. I catalani che oggi sono in UE, una volta indipendenti vorrebbero restarci, ma è già stato detto loro che dovrebbero fare la trafila per appartenervi. Idem per gli scozzesi. Gli pseudo indipendentisti veneti, a questo proposito che progetto hanno? E ancora: hanno un’idea diversa di società? Non mi è noto! Naturalmente, un Veneto indipendente potrebbe anche diventare un nodo informatico, cognitivo-elitario per l’innovazione e/o l’eliminazione della tassazione a livello globale (es. Singapore); ma non si conoscono i progetti politico-istituzionale di questi soggetti. 

Eppure “Veneto Stato” era un partito molto promettente. Nella primavera del 2012 aveva quasi 2000 soci. Poi si è letteralmente disgregato sotto la guida di Antonio Guadagnini. Cos’è andato storto?

Sì il Partito/Movimento, dopo la fondazione, ebbe una rapida crescita. Solo nella mia piccola città Rovigo facevamo circa un gazebo la settimana. Riuscimmo a proporne molti in vari Comuni della Provincia. Gazebi diurni e incontri serali, e sempre con interesse in crescita da parte della popolazione, che ai nostri interventi dichiarava: Magari ! C’era il direttore del giornale locale: «La Voce» (un’ottima personalità libertaria che dava molto spazio a varie idee e parole innovative) il quale faceva in modo che si potessero aprire ampi spazi di discussione, e in questi spazi, su qualsiasi tema, mi intrufolavo firmando con nome e cognome, ma sempre affiancando “Veneto Stato”. Nel volgere di un paio di anni almeno una cinquantina di articoli, che poi certe volte venivano pubblicati anche nell’edizione locale del «Gazzettino», e un altro giornale autoctono on line. Oltre a questo si erano in quel periodo indette varie conferenze stampa. Si iniziava a essere convocati come esponenti del Partito in varie assemblee e riunioni. Cominciavano a conoscerci personalmente e a stimarci. Si parlava di tutto all’infuori di posti, careghe, prebende, votazioni. Queste parole, questi termini, questi nuovi scopi vennero portati all’interno di “Veneto Stato” dal lessico di Guadagnini, e questo portò purtroppo all’implosione del movimento.

Il 13 ottobre 2013, similmente all’avvento del fascismo (naturalmente qui non mi si prenda alla lettera, perché siamo in una dimensione più banale), anche in “Veneto Stato” erano comparsi i “Ras di Guadagnini” (in fondo anche nella vecchia DC c’erano le “correnti”) di cui non farò i nomi per carità di patria. Tuttavia questi “pretoriani” realizzarono una mezza rissa. Il socio Luigi Pozza, di Bassano del Grappa, che stava filmando tutta la riunione si prese un pugno in faccia, tanto che chiamò le forze dell’ordine per denunciare il fatto. Con fatica ho cercato di buttare acqua sul fuoco tranquillizzando il più possibile le parti. È singolare che il verbale di questo ultimo Maggior Consiglio sia scomparso. Avevo chiesto di pubblicarlo sul sito di “Veneto Stato”, ma mi è stato risposto picche! 

Successivamente Guadagnini non prese troppo bene un rapporto disciplinare stilato da Giovanni Dalla Valle per il Consiglio dei Diexe, e questi si trovò (da uno dei “Ras”con pseudonimo: Gatto Mannaro) brutalmente diffamato pochi giorni dopo sul sito “Basta Italia” [http://www.bastaitalia.org/il-venetismo-da-operetta-fa-harakiri/ ]. Un blog creato a scopi denigratori e coperto dall’anonimato da un altro disinibito sedicente indipendentista. Comprensibile che Dalla Valle se ne ritornasse (dopo oltre 30 voli ad hoc) nel Regno Unito sbattendo la porta.

Ci furono irregolarità troppo lunghe da descrivere. Potrei sintetizzare con la constatazione del fatto che non c’era alcuna elaborazione politico-programmatica, bensì la semplice ricerca di un potere. Basti osservare dove si trovano oggi i “Ras” su accennati: in qualche ente, o commissione, o alla presidenza di qualche associazione che senza i contributi pubblici nemmeno esisterebbe. Insomma, chi si propone come innovatore della mala gestio dell’Italia, nutre le stesse pulsioni di potere della vecchia Democrazia Cristiana.

Eppure un progetto mi sembra indispensabile, perché anche Antonio Gramsci (un autore da me frequentato pochissimo) ha descritto l’interregno (tra il distacco dall’Italia e il sorgere del nuovo soggetto indipendente) come il tempo in cui “il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.” Durante questo periodo il nuovo è percepito come una cosa folle, malvagia e pericolosa da contemplare. Così, consultando la mia rubrica, in data 13 ottobre 2013, riscontro d’aver scritto: “Maggior Consiglio – h. 09.00 – Hotel Venice Grisignano (VI) – Poi STOP !”. E qui finisco la mia testimonianza su “Veneto Stato”.

Ai giorni nostri si sta proponendo un nuovo soggetto politico che sembra molto promettente: Asenblèa Veneta”. Cosa ne pensa?

Mi auguro sinceramente che mantenga le promesse, ovvero che sia la sede di una Intelligencija Veneta, e come hanno dichiarato che nessun aderente ai partiti indipendentisti che abbia un incarico, possa assumerne uno in “Asenblèa Veneta”. Tuttavia una vocina nel cervello mi continua a ricordare ciò che diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Ebbene, io noto quattro indizi, sui quale però lascio al lettore ogni valutazione:  

  1. Qui abbiamo il comitato promotore di “Asenblèa Veneta”: Marco Bassani, Andrea Favaro, Renzo Fogliata, Carlo Lottieri, Davide Lovat, Massimo Vidori.
  2. Qui abbiamo il libro: «Io sovrano» di Antonio Guadagnini e Andrea Favaro. La mia pulce nell’orecchio è che ci sia una sorta di tentativo di tirare la volata a Guadagnini per le elezioni regionali del 2020.
  3. Qui la stessa impressione la ricavo dal libro «Il rischio della libertà. Tra globalizzazione e diritto di autodeterminazione», autori Davide Lovat e Roberto Ciambetti. Quest’ultimo ha fatto carriera nella Lega Nord bossiana che sosteneva la secessione della Padania. Il suo seggio di Presidente del Consiglio regionale lo deve anche a quegli elettori che hanno creduto a questa promessa. Oggi però lo stesso personaggio, agilmente presente nella Lega salviniana (quella dell’Italia che si salva tutta unita), cerca di convincere l’elettorato veneto della bontà di una autonomia che si sa già non sarà tale.
  4. Qui infine un intervento di  Massimo Vidori che si firma indipendentista veneto. Singolare assonanza con «Indipendenza Veneta», partito di cui è stato portavoce sino a non molto tempo fa; mentre altri usano la dizione: Patriota Veneto.

Naturalmente spero che la vocina nel cervello altro non sia che un passeggero sintomo geriatrico. Tuttavia, già l’opera di Umberto Bossi provvide a depotenziare il federalismo (chi ne parla più oggi?); mentre Marco Pannella predicava la democrazia ma intanto faceva passare delle regole che limitano l’ingresso nelle istituzioni ai nuovi soggetti politici, e Antonio Di Pietro con “Italia dei Valori” predicava una moralità pubblica che si fa fatica a intravvedere; mentre adesso Matteo Salvini (e la sua attuale Lega) o Beppe Grillo che ultimamente ha cominciato a distinguersi dal M5*, altro non sono che dei Prof. Dulcamara intenti a distrarre l’opinione pubblica per la sopravvivenza del sistema partitocratico, senza la deterrenza e il contro bilanciamento dell’esercizio della democrazia diretta. 

* * *

Qui finisce l’intervista realizzata alcuni giorni fa; ci corre ora l’obbligo di segnalare la notizia dell’ultima ora: l’Asenblèa Veneta fondativa, con presentazione di scopi, finalità, statuto, e organi. Si terrà domenica 17 febbraio a Limena (Pd), presso teatro “Falcone Borsellino” di Via Roma n. 44, dalle ore 9 del mattino. La partecipazione è riservata ai soli soci. 

Enzo Trentin

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