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Salvini e Di Maio a Vicenza con i risparmiatori truffati

Vicenza – Vicenza sotto i riflettori, o per lo meno una parte di essa, per la presenza in città, questa mattina, dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ospiti dell’assemblea nazionale dei risparmiatori truffati nei crack bancari degli anni passati, che per quanto ci riguarda portano il nome della Banca Popolare di Vicenza. Ad organizzare il tutto è stata l’associazione Noi che credevamo nella BpVi, presso il palazzetto del Centro sportivo Palladio, dove fin dalle 9 sono iniziati gli arrivi di autorità e personaggi di primo piano della vita politica.

Tra i presenti, oltre ai due vicepremier, il governatore del Veneto Luca Zaia, il presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, il senatore pentastellato Gianluigi Paragone, il sindaco di Vicenza Francesco Rucco ed il suo precedessore Achille Variati. A far gli onori di casa c’era il presidente dell’associazione  Noi che credevamo nella BpVi Luigi Ugone. Presente anche don Enrico Torta, anche lui uomo simbolo nella difesa dei diritti dei risparmiatori truffati.

Purtroppo in molti non hanno potuto assistere, nel pur spazioso palazzetto dello sport, a questa sorta di “kermesse”, nella quale sono state fatte tante promesse, ma soprattutto tanta propoganda. In migliaia del resto sono affluiti questa mattina sperando di entrare ma per motivi di sicurezza ci è dovuti limitare ad accogliere non più di 1300 persone all’interno della struttura. Per parecchi altri non è rimasto che sostare nel piazzale…

E non sono mancate le proteste, anche con striscioni polemici, scetticismo ed appelli ad una giustizia che tarda ad arrivare. Quanto alle promesse, hanno buon gioco Salvini e Di Maio nell’assicurare giustizia ai risparmiatori traditi, per un assist ed un’occasione di raccogliere consenso che è stata loro offerta dai governi precedenti, molti andando indietro negli anni, che hanno consentito al mondo finanziario di spadroneggiare sulle spalle, e nelle tasche, di chi cercava di risparmiare qualcosa e che ora si è trovato con un pugno di mosche in mano.

Se il precedente governo, come si sa, aveva destinato 150 milioni al ristoro dei risparmiatori truffati, ben poca cosa in effetti, l’esecutivo gialloverde promette un miliardo e mezzo e tempi di erogazione rapidi, ma deve fare i conti con l’Europa, che chiede chiarimenti e sembra intenzionata a mettersi di mezzo. Ce ne fregheremo dell’Europa, hanno assicurato all’unisono Salvini e Di Maio. Viene da chiedersi se sarà possibile fregarsene senza danni, senza cioè che ci sia presentato un conto da pagare in qualche modo, prima o poi.

D’altro canto, non ha torto che dice che le istituzioni europee hanno le loro gravi colpe, come ha ricordato Ugone, sottolineando la contraddizione di chi ora vede nel ristoro dei riparmiatori truffayti un aiuto di Stato (questa la tesi dell’Europa) mentre non ha avuto nulla da eccepire sul fiume di soldi dato a Banca Intesa per farle rilevare, a costo zero, la Popolare di Vicenza. Senza contare i decenni di mancati controlli da parte degli organismi preposti, sia in Italia che in Europa, e di inspiegabili disponibilità.

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