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Campo di internamento per militari italiani (Foto di propaganda di guerra nazista - Deutsches Bundesarchiv, firmata "Schwahn" - CC-BY-SA 3.0)
Campo di internamento per militari italiani (Foto: Deutsches Bundesarchiv, firmata "Schwahn" - CC-BY-SA 3.0)

Ricordati alla Camera gli Internati Militari Italiani

Roma – Nei giorni scorsi si è celebrato, con iniziative in tutto il mondo, il Giorno della Memoria, nella ricorrenza di quel 27 gennaio 1945 quando le truppe dell’Armata Rossa, nella loro avanzata verso il cuore della Germania nazista, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Naturalmente è stata soprattutto ricordata l’immane tragedia dell’Olocausto con i suoi sei milioni di morti ebrei. Tuttavia nei campi di sterminio nazisti è stato versato il sangue anche di altri, oppositori politici, zingari, omosessuali, in generale quanti erano giudicati “diversi” e non accettabili dalla “razza padrona”.

Una tragedia di cui non si parla quasi mai è quella dei così detti Internati Militari Italiani, ovvero quei soldati dell’esercito italiano che dopo l’armistizio del 8 settembre del ’43 dissero no al nazifascismo. Sono stati però ricordati oggi, a Monteciutorio, nell’intervento di un deputato vicentino, Erik Pretto, leghista, che parlando a fine seduta ha riflettuto su questa tragedia che rese ancora più terribile la Seconda Guerra Mondiale. Ecco le sue parole:

Dalla prossima occasione ufficiale, auspico che si possano ricordare anche i tanti soldati dell’esercito italiano che, dopo l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, furono lasciati a loro stessi, senza ordini né direttive, da uno Stato colpevolmente ambiguo che abbandonò i propri figli anche in terra straniera.

Oltre 700.000 soldati italiani decisero di opporsi alla resa ai tedeschi, e furono di conseguenza deportati nei lager in Germania, dove giunsero come “prigionieri di guerra”, salvo poi essere dichiarati “internati militari” per sottrarli all’assistenza della Croce Rossa e alla tutela della Convenzione di Ginevra.  Anche mio nonno materno era fra questi.

Nonostante la fame, il freddo e le sevizie, 630.000 di loro decisero comunque di non aderire al nazi-fascismo, contribuendo silenziosamente alla Resistenza. Alcuni perdendo la vita. Furono costretti al lavoro coatto, in condizioni indescrivibili, fino alla fine del conflitto.

Al ritorno in Patria, gli “internarti militari italiani” furono dimenticati per decenni, e ancora oggi la loro storia è sconosciuta a molti. Presidente, spetta a noi il dovere della memoria.

Erik Umberto Pretto

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