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La protesta dei gilets jaunes, a Parigi, l'8 dicembre - Foto di Olivier Ortelpa(CC BY 2.0)
La protesta dei gilets jaunes, a Parigi, l'8 dicembre - Foto di Olivier Ortelpa (CC BY 2.0)

Politica, le democrazie del manganello

Vicenza – Sabato, per la nona volta, i gilet jaunes manifesteranno a Parigi. A chi vuole leggerli correttamente, gli avvenimenti politici degli anni più recenti ci dicono che l’uomo qualunque non vuole più essere strangolato dal potere. Cosa vogliono i “giubbotti gialli”? Pretendono il referendum di iniziativa dei cittadini (Ric). Questo è diventato una sorta di denominatore comune per loro. Un gilet jaunes ha commentato: «Non c’è nulla da negoziare. Per riprendere il potere, dobbiamo esigere il Ric.» 

Ma la politica francese è sospettosa di qualsiasi idea di referendum e democrazia diretta. Tant’è che nel 2008, Nicolas Sarkozy e la sua maggioranza di destra hanno dato vita al referendum di iniziativa condivisa. Uno strumento che parte dall’alto, non dal basso, poiché richiede l’accordo di un quinto dei parlamentari e il supporto di almeno un decimo degli elettori registrati, cioè circa 4,7 milioni di francesi. E nessuno l’ha mai usato. A conferma di questa filosofia il primo ministro Edouard Philippe ha dichiarato: «Il referendum può essere un buon strumento in una democrazia, ma non su qualsiasi argomento o in alcuna condizione.» 

Proviamo allora a decifrare alcuni avvenimenti, e constatiamo che ci sono in giro pochi Watch dog. Un inglesismo che indica il giornalista che fa il cane da guardia del potere. Molti, invece, sono coloro che operano come gatekeepers che spesso sostengono il potere nel non far trapelare verità scomode, e utilizzano tecniche per impedire una vera presa di coscienza dei cittadini sulla realtà finanziaria, politica, economica e mediatica. Gli obiettivi principali sarebbero la disinformazione, la distrazione e il condizionamento necessario per non mettere in pericolo il sistema. Oltre ai giornalisti, possono assumere il ruolo di gatekeepers anche gli intrattenitori televisivi, gli scrittori, gli opinionisti, gli intellettuali, gli scienziati, e soprattutto i politici. In qualche caso anche alcuni sedicenti autonomisti, federalisti e più recentemente indipendentisti. 

Praticano il collaborazionismo per un’idea politica (secondo le loro asserzioni), ma spesso è per semplice smania di potere, e per i privilegi che esso comporta, non ultimi quelli economici. Sappiamo poi che tutti i servizi segreti cercano di influenzare giornali e televisioni, ma siamo più pronti ad accorgerci della notizia negata o reticente che di quella deliberatamente diffusa per ottenere un risultato politico. Sospettiamo la mano dei servizi dietro notizie su scenari di guerra come quello afghano o libico, ma siamo meno attenti a cose molto più quotidiane e meno evidenti che, proprio per questo, sedimentano convinzioni più profonde che torneranno più utili in seguito. E tutti lo fanno, perché le persone comuni basano le loro conoscenze fondamentali su ciò che questi “esperti” dicono loro, con ciò potendo intralciare una possibile futura conoscenza sulla verità dei fatti.

La democrazia sfida i privilegi di classe in nome delle classi subordinate. Nel sistema democratico rappresentativo però, il gioco politico si svolge fra vari gruppi. I parassiti (o consumers tax: i burocrati e chi vive di tasse. A sfavore di chi le gabelle le paga: i taxpayer) cercano di arricchirsi con la politica. I ricchi a loro volta cercano di difendere la loro “roba” diventano oligarchici, se già non lo erano prima. Il popolo si farà proteggere da qualche “rappresentante”, cioè da un partito che riesce a imporsi all’attenzione collettiva. Il partito è il germoglio da cui si sviluppa il tiranno. Costui cercherà di approfittare della sua posizione per arricchire i suoi aderenti a scapito degli altri, e per schiacciare i propri avversari.

La classe dirigente italiana dal Presidente della Repubblica, all’ultimo dei docenti delle scuole elementari passando per tutti i dipendenti pubblici (consumers tax) è interamente formata dai nipotini di Gramsci che hanno eseguito ed eseguono alla lettera le istruzioni del loro maestro spirituale. Gramsci lo scriveva chiaramente: il potere non lo prendi vincendo le elezioni, ma occupando lentamente con la forza e l’inganno le sedi istituzionali, i media, i giornali, le scuole, le biblioteche, le ferrovie, i comandi di polizia, le aziende pubbliche. Le elezioni sono piccole formalità burocratiche, che occorre gestire bene, ma il potere a quel punto è già dentro.

E i nipotini di Gramsci, da Napolitano a Mattarella in giù hanno svolto bene il compito. L’Agenzia delle entrate, vera padrona dei destini del paese, è nelle mani dei vari Vincenzo Visco, Giovanni Tria e i loro omologhi passati e presenti che, evidentemente, Gramsci lo hanno imparato a memoria, come le poesie di Leopardi. Oggi, a chi non è strutturale ai partiti politici non serve a nulla prendere il potere delle università perché già sono dirette da dei miliziani del regime di Maastricht. Certo alcuni sono di “destra” altri sono di “sinistra”, ma fanno parte di uno stesso esercito, che ha castrato qualunque destra e qualunque sinistra degna di questo nome in favore dell’ideologia liberale di Maastricht.

Un esempio ce lo descrive Michel Onfray laddove parla di tecniche del coup d’état, e dove cita che alla polizia è sufficiente acchiapparlo – come è capitato con Julien Coupat – nella sua automobile senza che la popolazione sia turbata dalle condizioni nelle quali ha potuto avvenire questo arresto illegale. Michel Onfray dice ancora: Thomas Legrand può anche continuare a dire che io sono un complottista su France-Inter, radio detta di servizio pubblico; ma come si può spiegare che Julien Coupat sia stato interrogato dai poliziotti della direzione generale della sicurezza interna (Dgsi) nel quadro, come si dice, dei controlli preventivi a una manifestazione di gilet jaunes?

La polizia ha trovato un gilet giallo nella sua auto! Bell’affare: in Europa ogni guidatore è obbligato ad averne uno in macchina. Secondo questo ragionamento, bisognerebbe interrogare milioni di francesi; e bisognerà presto riaprire gli stadi per radunali. Julien Coupat aveva anche una bomboletta di vernice. E allora? È con queste armi di distruzione di massa che si sgozza la gente per la strada, che si ammazzano a raffiche decine di persone, che si fanno esplodere degli edifici che fanno delle vittime innocenti?

Hanno trovato anche una maschera da cantiere (antipolvere); ma in una situazione in cui la polizia ha lanciato 13.500 granate nel solo giorno di sabato non era perlomeno prudente munirsi di una protezione del genere? Sappiamo che numerosi pacifici manifestanti sono stati innaffiati con dei cannoni ad acqua, asfissiati con i gas lacrimogeni, malmenati a sangue. Vedasi qui. Poi ci si indigna se qualcuno reagisce come illustrato qui. Ecco poi un appello diretto dei giubbetti gialli che riporta alla mente la rivoluzione ungherese del 1956.

La Procura della Repubblica di Parigi ha aperto contro Julien Coupat un’inchiesta in flagranza di reato per “partecipazione a un gruppo formato allo scopo di commettere danneggiamenti o violenze”. È stato messo in stato di fermo. Nello Stato maastrichtiano è più facile far regnare l’ordine contro un elettore che trasporta in auto una bomboletta di vernice piuttosto che contro dei ricercati suscettibili di trasportare nel loro veicolo bombole di gas con detonatori.

Sembrano le cronache dei cosiddetti “serenissimi” e dei loro due “terrificanti” tanko. Ma lasciamo a Michel Onfray proseguire: aggiungete a queste tecniche ideologiche da colpo di Stato permanente per mezzo delle tecniche classiche di Maastricht vecchie quanto la polizia […] un ipotetico indebolimento dei Gilet Jaunes a Parigi? No! La polizia ha chiuso le stazioni e bloccato i manifestanti di Parigi: a Lione 3000 persone e 4500 a Bordeaux, molte più rispetto alla settimana precedente a Bordeaux. Presso la stazione ferroviaria di Saint Jean che Crs (Compagnies Républicaine de Sécurité) discretamente filmate hanno bloccano tutte le persone che volevano salire sul treno per la capitale.

Tutto vero, ma Michel Onfray non è riuscito a aggiungere che le cause del declino del numero di manifestanti a Parigi, è dovuto alle migliaia di arresti e soprattutto bloccando i gilet jaunes per impedire loro di andare a protestare a Parigi. Centinaia di viaggiatori bloccati nelle stazioni principali pur avendo regolarmente pagato il loro biglietto. Altre comitive bloccate ai caselli autostradali, e ancora divieto di lasciare la provincia di residenza per impedire di andare a Parigi.

È improbabile che questo tipo di informazioni sia erogato dal servizio pubblico dominato dai gatekeepers di cui sopra, altrimenti il ruolo della politica sarebbe diverso. Tuttavia qualcosa riesce a filtrare; e in sintonia con questo consigliamo la visione di un emozionato intervento degli indipendentisti catalani qui.

Per ultimo ma non meno importante: ogni sistema politico – nel nostro caso la democrazia rappresentativa – tende a conservarsi operando cambiamenti solo all’interno della propria logica. E così le sue singole parti (aziende concorrenti, partiti contrapposti, cordate rivali etc.) cercheranno sempre di tenere i loro conflitti entro limiti compatibili con il sistema. Di conseguenza i vari attori presenti sulla scena, pur concorrenti fra loro, saranno sicuramente alleati contro l’emergere di soggetti antisistema o nuovi: il nuovo venuto non è mai il benvenuto, questa è una delle regole base. 

La cosiddetta “sovranità popolare” è allora solo un nobile concetto da scrivere nelle costituzioni, ma da disattendere scrupolasamente. Siamo così arrivati alle «cordate», che sono organizzazioni non istituzioni, e vivono sin quando ci sia convergenza di interessi, per riaggregarsi in altre cordate perdendo vecchi partner e acquisendone di nuovi. Quanti sono, infatti, i cambi di casacca tra i cosiddetti “rappresentanti”? Una forma di organizzazione del potere basata solo sulla convenienza del momento, quindi per definizione instabile, ma soprattutto «coperta» e priva di regole cogenti e di garanzie per i cittadini.

Enzo Trentin

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