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Pier Paolo Pasolini
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Rinascono da Ronzani le Poesie a Casarsa di Pasolini

Vicenza – Rinasce “Poesie a Casarsa”, la prima raccolta di liriche di Pier Paolo Pasolini. A dare nuova vita a quest’operadel 1942, oggi ormai introvabile, è la casa editrice vicentina Ronzani, per iniziativa del Centro studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia e grazie alla concessione dei diritti di pubblicazione da parte di Graziella Chiarcossi. Ne propone due versioni: l’edizione in facsimile, in mille esemplari, e una ricercata nuova edizione tipografica, in 500 esemplari, eseguita coi caratteri in piombo della Tipografia Campi di Milano, l’unica in Italia ad utilizzare ancora la composizione con macchina Monotype.

Entrambe le edizioni sono accompagnate, in cofanetto, da un saggio intitolato “Il primo libro di Pasolini”, nel quale il curatore, Franco Zabagli, del Gabinetto Vieusseux di Firenze, ripercorre la genesi di questa raccolta di versi, collocandola nel quadro della più ampia esperienza umana e letteraria pasolinana. Questa importante uscita editoriale sarà presentata venerdì 18 gennaio, alle 17.30, nel Palazzo Comunale di Casarsa, con la partecipazione di Piero Colussi, presidente del centro studi pasolinani, di Beppe Cantele, per la Ronzani Editore, di Nico Naldini, cugino di Pasolini, di Francesco Zambon e di Franco Zabagli. La lettura di alcune poesie sarà affidata all’attore Fabiano Fantini.

“Nel 1942 – si legge in una nota della casa editrice vicentina -, un Pasolini ventenne fece stampare a proprie spese le sue Poesie a Casarsa, a Bologna, in 375 esemplari, dalla Libreria Antiquaria Mario Landi. Come ricorda Zabagli nel suo saggio, il critico Gianfranco Contini riconobbe subito in quel libricino l’odore irrefutabile della poesia. Si trattava di una raccolta di quattordici poesie, composte nel dialetto friulano di Casarsa, paese d’origine della madre del poeta, con traduzione in italiano”.

“Per Pasolini – osserva Zabagli -, quella di scrivere in dialetto fu un’intuizione che corrispondeva alle sue più intime necessità d’espressione, e una scelta grazie alla quale seppe subito liberarsi dagli impacci dell’esausta lingua poetica che ancora s’imponeva in quegli anni, orientando una volta per tutte la propria vocazione verso un coraggioso, imprevedibile sperimentalismo, che resterà sempre il segno essenziale di tutta l’opera sua”.

Fu così che quel piccolo libro divenne una sorta di leggenda nella poesia del Novecento. Da qui l’impegno di Ronzani Editore a dargli una seconda vita, mantenendolo però intatto, nella forma originale del 1942, con quelle che Zabagli definisce “le sue acerbità […], ma con la bellezza misteriosa, fragile e irripetibile, che hanno le poesie che i poeti scrivono quando sono ancora ragazzi”. Il saggio di Zabagli recupera anche scritti dedicati dallo stesso autore al suo apprendistato poetico, epistolari, documenti d’archivio, recensioni, articoli, studi critici, biografie, tra le quali quella a firma del cugino Nico Naldini.

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