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Pfas, le ragioni di un difficile cammino in Europa

Roma – “Pur apprezzando  l’impegno, la schiettezza e la disponibilità del ministro, torniamo a casa non completamente soddisfatte a causa delle lungaggini burocratiche che rallentano la soluzione del problema”. E’ quanto si legge in una nota di oggi del comitato Mamme No Pfas, a commento dell’incontro che gli attivisti hanno avuto ieri, a Roma, durante il quale hanno presentato il video dal titolo “Pfas nell’acqua, perché non accada mai più”, rivolto alle istituzioni europee, ma soprattutto hanno parlato con il ministro dell’ambiente Sergio Costa, affrontando vari temi ed aspetti della questione.

Il ministro ha spiegato che a livello europeo la questione dei limiti zero Pfas non è facile da raggiungere, perché non tutti i paesi dell’Unione sono sensibili a questo tema. L’Italia sta cercando di costituire una “minoranza di blocco” alleandosi con altri paesi per avere peso nella votazione, ma è un cammino non facile.

A livello nazionale qualche passo è stato fatto, ma un grosso problema riguarda l’iter burocratico che rallenta il raggiungimento di risultati concreti in breve tempo. Per quanto riguarda i limiti nazionali, non è possibile un provvedimento d’urgenza mentre è necessario il confronto fra le Regioni nella Conferenza permanente Stato-Regioni. Il ministro Costa si è reso disponibile ad incontrare ancora gli attivisti e li ha esortati a non mollare.

“Nel 2003 – ricordano le Mamme No Pfas – l’allora ministro della sanità Umberto Veronesi scrisse un disegno di Legge che ci pose all’avanguardia in Europa per la tutela della salute. Egli all’epoca dichiarò che quando si tratta di salute dobbiamo essere integralisti. Noi questo vi chiediamo: siate integralisti, poiché l’acqua è un bene primario”.

Questi gli argomenti discussi con il ministro dell’Ambiente:

  • i limiti nazionali ed europei pari a zero per le sostanze perfluoroalchiliche, sia a catena corta che catena lunga, e per tutti gli altri interferenti endocrini;
  • i tempi lunghi dell’iter burocratico;
  • lo screening sanitario;
  • la mole di studi internazionali scientifici che provano la pericolosità di queste sostanze;
  • la situazione che vivono le persone contaminate, l’angoscia delle mamme che hanno avvelenato i loro figli anche attraverso l’allattamento al seno;
  • il principio di precauzione, che risale alla dichiarazione di Rio del 1992
  • la rifusione della Direttiva europea sulla qualità dell’acqua destinata al consumo umano;
  • i costi che questa emergenza sta comportando per la cittadinanza;
  • i problemi legati alla contaminazione dell’acqua che ricadono pesantemente anche su agricoltori e allevatori;
  • la collaborazione tra i quattro ministeri Economia, Salute, Ambiente ed Agricoltura.

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