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E’ ammessa la resistenza civile in democrazia?

Vicenza – Sindaci disobbedienti. Un’Italia in questi giorni sbigottita. Un paese disciplinato, rispettoso, ligio alle leggi, sconvolto dalla ribellione di alcuni sindaci. E per cosa poi? Per un decreto del governo che impedisce l’iscrizione anagrafica degli immigrati. Il ministro plenipotenziario aveva promesso di bloccare gli sbarchi (i porti sono chiusi, ripete) e di rimandare a casa i privi di permesso. Dunque niente residenza, niente sanità, niente scuola, niente servizi riservati ai cittadini.

Ma, ribatte qualcuno, questi immigrati sono muniti del permesso di soggiorno e pure badanti dei nostri vecchi. Non importa. Replica perentorio il decreto, “il permesso di soggiorno non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica”. Insomma basta immigrati. E proprio per questa inflessibilità, il consenso vola e chi osa criticare la disposizione draconiana passa per buonista, sinonimo di stupidità, ottusità e pericolosità sociale.

Di contro la chiusura: il cattivo, il razzista. Slogan banali, buoni per lo stadio. Ci è voluto un sindaco per provocare una riflessione pacata e si spera utile. E’ toccato ai commentatori e agli editorialisti à la page, riempire colonne di giornali per disquisire di obiezione di coscienza, resistenza, ribellione, disobbedienza civile. A cominciare dall’emblematico conflitto che vede Antigone anteporre le leggi degli dei, oggi le chiameremmo legge naturale, alla ragion di stato. Ma ricordiamo anche Socrate che invita al rispetto delle leggi di Atene anche quando esse sono ingiuste. Sarà poi Sant’Agostino che nella città di Dio risolve molto laicamente il dilemma in favore della resistenza: se non è rispettata la giustizia cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Perché anche le bande di briganti che cosa sono se non dei piccoli Stati?

In epoca moderna le riflessioni di Thoreau (che ha coniato l’espressione “disobbedienza civile”); e Gandhi che la mise in pratica; Hanna Arendt (in le origini del totalitarismo, e la banalità del male); Norberto Bobbio che distingue la disobbedienza civile dalla disobbedienza e basta; don Milani con il pamphlet l’obbedienza non è più una virtù. Si arriverà ad ammettere la resistenza armata contro il male estremo di un regime dittatoriale. Del resto San Tommaso d’Aquino sostiene che la disobbedienza in tal caso può giungere fino al regicidio.

Ma in democrazia, è ammessa la resistenza? A chi riafferma l’insostenibilità della resistenza civile viene replicato che la democrazia pone dei limiti allo strapotere della maggioranza e che perciò il cittadino deve reagire quando la legge è illiberale e disumana.

All’ipocrisia di coloro che pur concedendo che la legge sulla sicurezza è sbagliata ma che anche i sindaci sbagliano quando non vogliono applicarla, potendo invece ricorrere alla Corte Costituzionale, si risponde che se non ci fosse stata l’iniziativa dei sindaci oggi regnerebbe il silenzio e che ai sindaci non è consentito il ricorso diretto alla Corte Costituzionale. In ogni caso va rilevato che la questione è politica, non giudiziaria. In gioco non è solo la legge sulla sicurezza ma il carattere stesso della nostra democrazia. Democrazia illiberale o democrazia costituzionale. Lo scontro è tutto qui.

Giovanni Bertacche – info@bertacche.com 

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