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Difesa di privilegi con le parole fascista e comunista

Vicenza – Hanno lasciato in pace Berlusconi per un ventennio, non hanno toccato i suoi alleati leghisti e la destra di Fini. Ora, pur di denigrare il M5S, attaccano il governo populista, il sovranismo di Salvini e del suo alleato di palazzo Chigi. Per tutta la cagnara sinistrorsa pare si levi un solo ordine: accusare di fascismo il Movimento. La volgarizzazione della politica degli anni ’60 e ’70, e l’avvento del pensiero femmina, avevano abusato di alcune categorie politiche. Prima d’allora solo gli aggettivi “democratico” e “liberale” erano stati presi a prestito dal dizionario delle dottrine politiche e trasferiti nel linguaggio quotidiano.

Per democratico infatti s’intende anche modesto, popolare, alla mano, e per liberale, tollerante, generoso, innovatore. Negli anni della protesta, l’egemonia di sinistra rovesciò nel campo semantico della parola “fascismo” numerose altre valenze e significati con cui si sostituirono parole d’uso comune, quali: prepotenza, violenza, prevaricazione, imposizione, fisicismo etc… Le parole socialismo e comunismo, invece, anche più antiche di fascismo, non ebbero la stessa sorte. Per un po’, nei primi anni della repubblica, il termine “comunista” assunse il lucore maligno di chi attenta alla proprietà privata, ma poi in parte si dissolse, se non fosse stato per Silvio che lo rilanciò dal palco in perfetta salute solo pochi anni fa.

Per la canizza a stipendio della sinistra, gli anni ’60 e i suoi equivoci non sono passati. Non è passata soprattutto l’egemonia conquistata allora, che ora impiega per difendere la libertà di sparlare contro chiunque attenta al suo salario. E chi prospetta un diverso ordine sociale, chi agevola una riforma contraria all’indirizzo politico degli ultimi 40 anni, chi produce una misura finalmente rivoluzionaria, ecco: quello è fascista. E’ fascista la gente sotto il palco di Salvini come quella sotto il palco di Di Maio, è fascista chi è contrario agli sbarchi, chi critica Juncker e Moscovici, Macron e Lagarde, chi inveisce contro la stampa di regime, è fascista chiunque si lamenta, e… pericoloso.

Ma il fascismo è stata una idea politica dispotica adatta a governare con la forza. Che fosse antidemocratica è fuori dubbio, ma che abbia ancora a che fare con tutti gli italiani che non hanno più il Pd in simpatia è esagerato. Il marxismo bolla il fascismo come una precisa fase nella vita del capitale, così come la globalizzazione e il governo sovrannazionale. Non può essere usato per offendere l’elettorato avverso e per consolidare il proprio.

D’altronde tutta l’area, che tradisce l’elettorato da decenni, non ha il diritto di assistere incredula al successo di altre forze politiche. Non può inventarsi una contrapposizione con un nemico storico, quando il proprio elettorato ha finalmente decifrato il senso delle sue politiche. Rilanciare la categoria di fascismo, secondo il disegno della sinistra, dovrebbe servire a far rivivere il suo glorioso passato antifascista e con esso una vittoria già consumata.

Come si vede, poca fantasia e nessuna vera analisi dei tempi. Ma questo è nel genoma della sinistra italiana, che segue di pari passo le strategie politiche della destra. Così, come Berlusconi gridava “comunista” dal palco a San Giovanni, così costoro scrivono “fascista” a giornali unificati. E come per il primo il grido sottintendeva: sono solo io colui che può permette a chiunque di fare i propri affari, per i secondi, continuare in questa tiritera del “fascista”, sottintende che essi sono i buoni, i giusti, e i probi. Ma non è così. Di Silvio si capì che gli affari erano solo i suoi, di questi altri s’è capito che hanno interesse solo alla sicurezza degli stipendi, allo splendore delle vacanze, alla ricchezza delle pensioni, alla esclusività delle cure, delle badanti.

Giuseppe Di Maio

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