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Un falso mandato la democrazia rappresentativa

Vicenza – La Repubblica Italiana è un Catch 22. Il paradosso del Comma 22 è formulato nel romanzo Catch 22 di Joseph Heller (“Tranello 22”, di norma tradotto con “Comma 22”). È la storia di un piccolo gruppo di aviatori nel Mediterraneo durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944. Vincitori e vinti, opportunisti e sopravvissuti, i piloti della base aeronautica statunitense continuano a morire inutilmente per la rigida e ottusa disciplina dei loro ufficiali. Sotto pressione e spaventati, sono tutti un po’ pazzi. Potrebbe essere il modo per farsi esentare dalle missioni, ma se “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo”, “chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”, come recita il folle Comma 22 che li inchioda al loro posto. 

La storia dell’attuale Repubblica Italiana si può far partire dal cosiddetto regno del sud a tutela alleata, e dalla Costituzione provvisoria: Decreto-Legge Luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151 = Art. 1 – Dopo la liberazione del territorio nazionale, le forme istituzionali saranno scelte dal popolo italiano che a tal fine eleggerà, a suffragio universale diretto e segreto, una Assemblea Costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato. I modi e le procedure saranno stabiliti con successivo provvedimento. Cui fa seguito il Decreto Legislativo Luogotenenziale 16 Marzo 1946, N. 98 = Art. 1 – Contemporaneamente alle elezioni per l´Assemblea Costituente il popolo sarà chiamato a decidere mediante referendum sulla forma istituzionale dello Stato (Repubblica o Monarchia).  

Tuttavia il “parto” non fu un felice evento. Come testimonia Massimo Caprara, per 20 anni segretario di Palmiro Togliatti (PCI), che in un intervista del 25 aprile 2004 di Stefano Lorenzetto pubblicata su “Il Giornale” dichiarava tra l’altro: 

Domanda: È vero che il 10 giugno 1946 Togliatti, ministro della Giustizia, bloccò la proclamazione dell’esito del referendum monarchia-repubblica perché non era sicuro d’aver vinto?
R. – «Certamente la Repubblica è nata con un parto cesareo. L’ostetrico fu Togliatti, aiutato da Marcella Ferrara e da me. Il computo dei voti veniva fatto al ministero della Giustizia, non so se mi spiego… Eravamo efferati, ma non stupidi. I passaggi più delicati li ho visti tutti.».

Sta confermandomi i brogli?
«Le dico solo questo: avevamo fatto stampare più schede del numero dei chiamati alle urne. In caso di necessità…».

La Costituzione che ne scaturì fu piena di Catch 22 come per esempio l’Art. 49 – Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Laddove, se letto correttamente, si desume che i cittadini “possono” (facoltativo, non obbligatorio) associarsi in partiti, e questi “concorrono a determinare la politica” (non determinano), e chi sono gli  altri concorrenti se non quel “popolo sovrano” di cui al Comma 2, dell’Art. 1? 

Ciò considerato c’è da rilevare come la Costituzione italiana non solo risulti obsolota, ma addirittura “illegittima” considerando che mai è stata approvata dai cittadini di questo Stato. Infatti, come si fa a non condividere questo fondamentale princìpio?

«Una costituzione non è l’atto di un governo, ma l’atto di un popolo che crea un governo: un governo senza costituzione è un potere senza diritto… Una costituzione è antecedente a un governo: e il governo è solo la creatura della costituzione» [Thomas Paine: «Rights of Man, Being an Answer to Mr. Burke’s Attack on the French Revolution», 22 febbraio 1791]. Insomma, passò l’idea che votando la Costituente si sarebbe accettata la Costituzione in qualsiasi modo fosse redatta.

Potremmo continuare con le altre contraddizioni della suprema Charta, ma preferiamo concludere con una storiellina creata dal fiammingo Jos Verhulst che può spiegare meglio la democrazia rappresentativa in cui viviamo. Immagina di venire bloccato di notte da cinque ladri che ti obbligano a consegnare loro il portafogli. Però ti consentono di scegliere a quale fra i cinque consegnarlo. Tu lo dai a quello che ti sembra meno odioso, il quale successivamente viene arrestato dalla polizia. Durante il confronto il ladro afferma: “Io non ti ho rubato il portafogli; tu me l’hai dato di tua spontanea volontà. In fondo potevi anche decidere di non darmelo.”

La perversità di questa argomentazione è chiara. Tu potevi davvero decidere di non dare il portafogli a questo ladro, ma eri stato obbligato a dare il tuo portafogli a uno dei cinque contro la tua volontà. Ovvero ti era stata negata la possibilità di tenerti il portafogli. 

Ora si sostituisca in questa storiellina i ladri con i partiti politici e il diritto di ogni cittadino di partecipare direttamente al processo democratico decisionale con il portafogli, e si otterrà l’argomentazione che i sostenitori della democrazia rappresentativa pura di solito usano. Come la libertà di scegliere a chi dare il tuo portafogli era una falsa libertà, così il mandato nella democrazia rappresentativa pura è un falso mandato, proprio perché imposto.

Enzo Trentin

2 Commenti

  1. Giannantonio Zanolli

    E se qualcuno degli ” altri concorrenti ” volesse portare a referendum propositivo ( il prossimo nuovo strumento di dd ) una legge elettorale che – sulla base della generale avversione alla partitocrazia – preveda solo candidature individuali, senza simboli di appartenenza, in un elenco di candidati in collegio uninominale , in pratica scavalcando la modalità delle liste plurime regionali/nazionali e la necessità delle liste di partito/i .
    Mettendo in angolo ( eufemismo ) i partiti nazionali a cui resterebbe un ruolo modesto di affiancatori culturali esterni ( e ufficialmente esterni al sistema istituzionale ) e valorizzando invece le personalità del territorio..
    Ricordo che la legge elettorale pur dovendo avere i requisiti di costituzionalità, è legge ordinaria e che l’articolo 49 come espresso nell’articolo non prevede ne il monopolio dei partiti ne l’obbligo di appartenervi.
    Cordialità

  2. Giannantonio Zanolli

    Complimenti per l’articolo.
    In effetti di Catch 22 in Costituzione se ne possono trovare più d’uno..perfino il citato art. 49 non è mai stato completato con la promulgazione dei regolamenti attuativi, per cui nella vita interna al partito, che poi risulta il soggetto monopolizzatore delle istituzioni , ognuno fa come meglio crede, perfino con modalità non democratiche, anche nella gestione dei fondi e delle proprietà .
    Dopo il partito personale e quello aziendale, siamo al partito marketing con i parlamentari al ruolo di dipendenti pigiabottoni e non è ancora finita.
    Cordialità .
    GZ

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