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Politica, la burocrazia affossa ogni beneficio

Vicenza – Lo spunto per questo intervento ce lo offre un breve articolo di Roberto Damiani che, pochi giorni fa, sul “Resto del Carlino” informa come il Comune di Pesaro dovendo 7 centesimi a un falegname lo ha costretto a fare la fattura. Ed ecco lo sfogo del signor Ermes Valentini, 72 anni, un piccolo imprenditore del legno di Fano: «Per incassare 0,07 centesimi, ho speso 25 euro, ossia 357 volte di più di quello che ho ricevuto». Come mai ha speso 25 euro?

Il signor Valentini si è recato dal commercialista per fare una fattura elettronica di 0,07 centesimi di euro ed inviarla al Comune. Il commercialista ha chiesto e ottenuto per il servizio 25 euro di parcella. Ma solo così poteva essere liquidato dei 1.215 euro per una commessa dei pannelli all’ente locale. Sembra che le istituzioni pubbliche non siano fatte per dare servizi al pubblico, ma sia il cittadino fatto per servire la burocrazia.

C’è una riforma che non costerebbe niente. Meglio: non costerebbe in soldi. Il prezzo da pagare sarebbe la rottura di quel patto sventurato che lega da decenni una classe politica, per sua stessa ammissione sempre più mediocre, e una struttura burocratica resa sempre più forte, fino all’arroganza, proprio dalla inferiorità del ceto dirigente. Via via la cosiddetta classe dirigente è diventata schiava degli alti funzionari, gli unici capaci dentro questo meccanismo infernale di scrivere una legge, di infilarla nel groviglio legislativo esistente e poi di interpretarla. 

Ed ecco un altro esempio: i risultati di uno studio richiesto dalla Commissione Occupazione e Affari sociali del Parlamento europeo evidenziano che la burocrazia è ancora percepita come il principale ostacolo dai beneficiari del Fondo sociale europeo (Fse). Il lavoro, condotto dagli esperti dell’Istituto per la ricerca sociale, è finalizzato a tirare le somme sulla semplificazione del sistema di gestione del Fondo approvata nel 2013 per l’erogazione delle risorse nel periodo 2014-2020, durante il quale saranno a disposizione in totale 121 miliardi di euro per facilitare l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro.

Il peso dell’eccessiva burocrazia sarebbe rimasto sostanzialmente invariato. Circa l’80% dei rappresentanti di Ong, operatori privati e piccole amministrazioni locali che accedono ai finanziamenti per progetti di inclusione sociale e contrasto alla disoccupazione dichiarano che la nuova disciplina in vigore, seppure ben orientata a raggiungere gli obiettivi, non avrebbe ridotto le procedure amministrative e le procedure già rodate nel tempo, ma innalzato ulteriori ostacoli per i beneficiari, che devono fare i conti anche con nuove regole sia a livello nazionale che regionale. 

Il Poligrafico dello Stato italiano, che gestisce la banca dati sulla legislazione Normattiva attesta che, al 18 giugno 2018, le leggi in vigore sono circa 111mila sulle 187mila emanate in totale dalla nascita dello Stato unitario a oggi. Questa ordalìa di leggi è costruita, inoltre, secondo uno schema “a piramide”: ognuna di esse ha bisogno di un certo numero di decreti attuativi, perché sono pochissime nel nostro ordinamento le leggi auto-applicative. Una domanda fondamentale è poi piuttosto semplice, così come crediamo che la risposta sia altrettanto agevole: se la Francia si autogoverna con 7.000 leggi, se per la Germania sono sufficienti 5.500 leggi, se, infine, la Gran Bretagna si accontenta di 3.000 leggi, perché mai in Italia ne occorrono 111.000 per governarci? 

Uno studioso che ci aiuta a comprendere di che pasta è fatto il burocrate è Wilhelm Reich. L’eretico allievo di Freud ha scoperto che ogni gruppo umano fortemente gerarchizzato ha un collante essenziale in un meccanismo psicologico che, in sostanza è la trasposizione sociale d’una relazione sessuale sado-masochista. In questo tipo di relazione, com’è noto, uno dei partner trova la sua massima gratificazione nel dominio totale del partner sottomesso, che a sua volta trova la sua massima gratificazione nella sottomissione incondizionata al partner dominante.

In altre parole, secondo Reich, tutte le gerarchie autoritarie si basano sulla personalità sado-masochista che soddisfano i loro impulsi masochisti nell’obbedienza incondizionata al superiore, e al potere che questo rappresenta (Stato, Chiesa, Partito) ed allo stesso tempo soddisfano i loro impulsi sadici nel dominio che esercitano sui loro dipendenti, e sul “popolo minuto” esterno all’apparato del potere o sugli avversari di esso (oppositori, miscredenti, nemici della vera idea). È evidente che in questo tipo di scala gerarchica, le personalità più sadiche cioè più affamate di dominio si collochino ai vertici della piramide, mentre alla base andranno a collocarsi le personalità più masochiste, cioè più bisognose di sottomettersi e obbedire all’autorità.

È evidente come l’apparato burocratico sia l’ideale per personalità autoritario-gregariste e per la loro aggregazione sociale. Come lo scolaretto il Burocrate lavora senza neppure capire lo scopo della sua attività. Adulare e soddisfare il superiore-maestro ed ottenerne le migliori note di merito e la sospirata promozione è per il Burocrate, come per lo scolaro la suprema aspirazione.

Nella prospettiva psicopolitica di De Marchi (Perché la Lega. La rivolta dei ceti produttivi nell’Italia e nel mondo, 1993 – vedi qui) il Burocrate e il Produttore rappresentano due modelli opposti di personalità. Per il Burocrate, infatti, «il reddito non è il frutto di un lavoro richiesto e, tanto meno, apprezzato da una platea di utenti o consumatori o clienti, che possono rivolgersi altrove se non vengono accontentati. L’attività del burocrate, quando esiste, è di solito un rituale inutile e defatigante imposto a un’utenza coatta in regime di monopolio.

E il reddito non ha nessun rapporto con la qualità del lavoro prestato, ma è solo il magico dono di un superiore o di un Ente altrettanto inutile del suo dipendente. Nell’universo infantile dei burocrati il successo dipende solo dal favore dei potenti. Nel mondo dei produttori, ognuno è fabbro della sua fortuna. La personalità del Burocrate è strutturalmente incline al conformismo e al formalismo. Quella del Produttore è fondamentalmente autonoma, pragmatica, realistica.»

Gianfranco Miglio e la teoria del parassitismo politico – Un’importante esposizione scientifica della teoria liberale della lotta di classe si trova negli scritti di Gianfranco Miglio risalenti agli anni del suo impegno politico. Miglio introduce infatti la contrapposizione irriducibile tra l’obbligazione contrattuale e l’obbligazione politica. La prima nasce dallo scambio volontario tra due soggetti posti su un piano di parità, la seconda è invece l’effetto dalla coercizione politica esercitata da alcuni soggetti che si fanno forti dell’autorità dello Stato. L’obbligazione politica, spiega Miglio, è la fonte della “rendita politica”, cioè dei vantaggi parassitari di alcuni gruppi privilegiati a danno di altri. Tuttavia la deludente constatazione è che molti autonomisti, federalisti ed oggi indipendentisti preferirono ascoltare le parole di Umberto Bossi, anziché gli insegnamenti del “profesur”.

Intanto l’Italia è un Paese da Codice Rosso a causa di una burocrazia inefficiente. Tutto è bloccato. Si veda qui regione per regione: infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute, cantieri che non partono. E questo s’intende, solo per le grandi opere per il resto ogni cittadino che s’affaccia ad un Ente Locale può raccontare la sua esperienza.

Se, infine, qualcuno decidesse di fare una ricerca scientifica, è probabile che scoprirebbe come ci siano delle “dinastie” di burocrati che dalla nascita del Regno d’Italia sopravvivono ai giorni nostri. Gente buona per tutte le stagioni. Persone che non sono esposte al rischio delle alterne fortune elettorali. Per cui chi non volesse mantenere lo status quo, ovvero vivere di rendite politiche a spese dei contribuenti, dovrà necessariamente por mano alle due questioni su indicate. Mentre chi volesse seguire la via della secessione, tali problemi dovrà risolversi a priori. 

Enzo Trentin

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