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Una veduta dall'alto di Solagna - Foto di Loris Fostari (CC BY-SA 3.0)
Una veduta dall'alto di Solagna - Foto di Loris Fostari (CC BY-SA 3.0)

Fusioni tra Comuni, luci e ombre nel referendum

Vicenza – Giornata referendaria in chiaro scuro quella di ieri, domenica 16 dicembre, in Veneto, dove si  votava per le fusioni di molti comuni, 26 in totale, aggregazioni delle quali dovevano nascere dieci nuovi enti. Quattordici quelli vicentini chiamati alle urne sulla ipotesi di unirsi in cinque nuovi comuni, possibilità che quasi nella metà dei casi però è stata respinta. Piuttosto bassa, è stata anche l’affluenza al voto, in questo referendum che, come è noto, non prevedeva un quorum da raggiungere.

Cominciamo con quelli che hanno detto sì. Nascono i comuni di Colceresa, dalla fusione di Mason e Molvena, quello di Lusiana-Conco grazie al voto a favore dei due centri dell’altopiano di Asiago, e quello di Valbrenta, che mette assieme Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario e Campolongo. Non entra in questo nuovo ente il Comune di Solangna, dove invece ha prevalso il no.

Esito negativo per il referendum, e quindi niente cambio, anche sulla Riviera Berica, dove si votava a Longare, Castegnero e Nanto per la fusione in Pieve dei Berici, nuovo ente che non nascerà anche se a Longare aveva prevalso il sì. Fumata nera infine anche per Colbregonza, che avrebbe potuto unire Carré e Chiuppano.

Tra i commenti all’esito referendario c’è da segnalare quello della segretaria provinciale del Partito Democratico Chiara Luisetto, che ha comunque parlato di “fine settimana storico per i comuni del vicentino coinvolti nel processo di fusione, con tanti amministratori che hanno creduto in questi processi, li hanno accompagnati, spiegati e costruiti nel tempo con lungimiranza dimostrando come sia fondamentale dare più servizi ai territori, senza perdere l’identità ma contenendo i costi e migliorando la qualità della vita dei propri concittadini”.

“Dalla Valbrenta a Lusiana Conco – ha aggiunto Luisetto -, a Colceresa, abbiamo esempi di un lavoro ben fatto, verso una dimensione in grado di sostenere le sfide per il futuro che gli enti locali sono chiamati ad affrontare. Spiace che abbia prevalso il no a Pieve dei Berici, Colbregonza e Solagna, ma la direzione intrapresa e la sfida vinta in particolare nell’altovicentino sono segnali importanti, sui quali realizzare percorsi virtuosi”.

Anche il capogruppo del Pd in consiglio regionale del Veneto, Stefano Fracasso, ha commentando i risultati nel vicentino di questi referendum per la fusione di numerosi comuni, vedendovi luci e ombre. “Come accade sempre più di frequente – ha sottolineato Fracasso – il referendum diventa una occasione per manifestare l’opposizione non solo alla fusione ma anche ad altre questioni che hanno poco a che fare con il territorio. Auguro un buon lavoro ai sindaci che verranno per i nuovi comuni. Avranno maggiori soddisfazioni nel governare le città e potranno dare più servizi ai loro cittadini grazie ai fondi per le fusioni. Speriamo che in futuro si possa continuare sulla strada del superamento dei campanili, per offrire servizi più efficienti ed efficaci”.

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