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“Danni al commercio dal blocco Euro 4”

Vicenza – “Il blocco dei veicoli Euro 4 è una misura dall’efficacia incerta, che però, di sicuro, danneggia il commercio”. È questo, in sintesi, il commento di Confcommercio Vicenza dopo l’attivazione in città e in altri ventuno Comuni dell’agglomerato di Vicenza, del semaforo arancione, che prevede un inasprimento delle restrizioni, tra le quali il divieto di circolazione per i mezzi diesel fino allo standard Euro 4.

Va segnalato, tra l’altro, che dalle 8.30 di domani, sabato 8 dicembre, scatteranno i controlli dei vigili sui veicoli e, di conseguenza, potranno essere accertate e sanzionate le eventuali trasgressioni ai divieti in vigore. Questo considerato che i tecnici del settore ambiente e la polizia locale hanno appurato il corretto posizionamento di tutti i cartelli stradali che, ad ogni varco di ingresso alla città, avvisano in merito ai divieti.

Tornando alle disposizioni emanate, il provvedimento è un atto dovuto da parte dei Comuni, dopo l’adesione della Regione del Veneto all’accordo di bacino padano, “ma si può fare di più per renderlo meno impattante per i cittadini e per le imprese, soprattutto per le centinaia di attività del commercio, turismo e servizi situate nel centro città”.

“Dobbiamo partire da una considerazione di base – ha sottolineato Sergio Rebecca, presidente della Confcommercio provinciale -, anche se nell’immaginario collettivo le auto vengono considerate la causa primaria del «mal d’aria», in verità ci sono molte altre fonti che incidono notevolmente, come il riscaldamento domestico, tanto più con la diffusione dagli impianti a biomassa. E’ chiaro allora che serve un’azione che incida in modo efficace su tutti i fattori: se il peggioramento degli inquinanti è concomitante con le temperature più rigide di questi giorni, e dunque con il maggior utilizzo del riscaldamento, è chiaro che i limiti imposti agli impianti termici sono utili solo sulla carta”.

“Invece – ha proseguito – bloccare decine di migliaia di auto e farlo solo in certe zone della città, anziché in altre, appare un palliativo che rischia di avere enormi costi economici per le imprese del terziario di mercato, in particolare quelle collocate in centro storico. Questa è una misura dall’efficacia incerta, che però, di certo, penalizza il commercio e a ben vedere anche tutti quei cittadini che non possono permettersi di cambiare auto”.

Sul tema l’associazione aveva già espresso le proprie perplessità con una lettera inviata al sindaco di Vicenza, Francesco Rucco, lo scorso ottobre. Nella missiva veniva espressa una forte preoccupazione per le conseguenze che le limitazioni al traffico veicolare avrebbero potuto comportare per le imprese. Da qui la richiesta di specifiche deroghe, soprattutto per quanto riguarda agli orari.

“Aprire una «finestra» oraria di accesso durante la giornata sarebbe già un segnale di attenzione alle esigenze di cittadini e imprese, così come fare una valutazione sulle aree interdette. L’attuale mappa dei divieti, infatti, più che limitare la circolazione dei veicoli scaricherà il traffico sulle arterie di scorrimento dove, tra l’altro, sono localizzate le grandi strutture dei vendita. Alla fine, dunque, il rischio è che per i livelli di inquinamento dell’aria cambi poco o nulla e che a rimanere, invece, soffocate siano solo le attività economiche che si trovano dentro la zona rossa, penalizzate rispetto ai centri commerciali periferici”.

“Sarebbe opportuno – ha concluso Rebecca – che Comune e categorie economiche si incontrassero ad un tavolo per capire come mitigare questo blocco che colpisce anche i veicoli Euro 4. Allo steso tempo, però, bisogna agire a livello regionale perché così il provvedimento non funziona, non solo nella sostanza, ma anche nella sua applicazione, lasciata alle ordinanze di ogni singola amministrazione locale, cosa che crea confusione agli automobilisti, obbligati a districarsi tra i divieti stabiliti dai vari comuni”.

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