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Un incidente stradale, immagine di repertorio
Un incidente stradale, immagine di repertorio

Calano gli incidenti e i morti sulle strade del Veneto

Venezia – Meno incidenti stradali, in Veneto, nel 2017 rispetto all’anno precedente. 13.844, infatti, i sinistri registrati, con un calo dell’1,4% rispetto al 2016, che hanno causato 18.984 feriti (-0,8%) e 301 morti (-12,5%). Sono i dati ufficiali sull’incidentalità stradale presentati oggi a Padova, con l’intervento dell’assessore allo sviluppo economico e alla tutela del consumatore Roberto Marcato in rappresentanza della Regione, insieme a Luigino Baldan, presidente dell’Automobile Club Padova e Presidente del Comitato Regionale Aa.Cc. del Veneto.

Scomponendo il dato, Verona è la provincia con il più alto numero di incidenti (3.030 con 64 morti e 4.006 feriti), seguono Padova (2.898 incidenti, 46 morti, 3.936 feriti), Venezia (2.393 incidenti, 54 morti, 3.316 feriti) e Treviso (2.270 incidenti, 52 morti, 3.239 feriti). Quinto posto per Vicenza (2.179 incidenti, 50 morti, 2.967 feriti), seguita da Rovigo (633 incidenti, 21 morti, 880 feriti) e, per ultima, Belluno (441 incidenti, 14 morti, 640 feriti).

“Nonostante il calo nel numero delle vittime – ha commentato Marcato – la cattiva notizia è che si continua a morire sulle nostre strade. Tre sono gli elementi evidenziati dall’Aci che devono aiutare a ridurre questo dramma: innanzitutto l’aiuto che ci danno la tecnologia e l’innovazione, nel senso che le auto e i materiali con cui si costruiscono le strade oggi sono migliori rispetto ad anni fa e quindi abbiamo auto e strade più sicure. Bisogna poi continuare a lavorare sull’educazione stradale, perché è un tema determinante: basti pensare che una delle maggiori cause di incidentalità è la disattenzione, l’uso dei cellulari e altro”.

“Infine le infrastrutture. Sono importanti per il nostro territorio perché aiutano la sicurezza dei cittadini e lo sviluppo economico, che non può prescindere dalle realizzazioni infrastrutturali. E non si può nemmeno immaginare di non fare certe opere importanti, come la Pedemontana Veneta o altre, per paura di infiltrazioni mafiose. E’ dovere dello stato combattere la criminalità organizzata e realizzare le infrastrutture che servono allo sviluppo del Paese: non farle per questo motivo significa che lo Stato arretra di fronte alla criminalità è questo è intollerabile”.

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