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A Bolzano c’è la democrazia diretta. A Vicenza no

Vicenza – In Alto Adige inizia una nuova era politica, perché da quelle parti non vogliono accettare che la funzione essenziale della democrazia rappresentativa sia: dispensare i cittadini dal governo di se stessi. E ricordano che: «La funzione delle masse in democrazia non è quella di governare, ma di intimidire i governanti.» Si legga Moisei Ostrogorski, La democrazia ed i partiti politici”, (Cap. XII par. V).

Quello di Ostrogorski (scritto nel 1903) non è l’unico libro che argomenta il male dei partiti politici. Solo per citarne altri due, indichiamo Simone Weil Manifesto per la soppressione dei partiti politici e Adriano Olivetti Democrazia senza partiti”.

Ma la possibile soluzione che ci piace qui segnalare è quella di Ostrogorski che indicava come in sostituzione della forma-partito tradizionale, avrebbe auspicato la nascita di «organizzazioni single issue» (per singola questione), in grado di riunire i suoi aderenti su obiettivi specifici e destinate a sciogliersi una volta raggiunto lo scopo prefisso. Gli iscritti, secondo Ostrogorski, sarebbero così stati affrancati dall’esigenza di assicurare una fedeltà irrazionale ed eterna; sarebbe venuta meno l’oppressione di una struttura organizzativa votata alla conquista del potere, innanzitutto attraverso il ricorso alla corruzione ed al clientelismo.

Quella della «organizzazione single issue» è una lezione concretizzata da circa vent’anni da Initiative für mehr Demokratie (iniziativa per più democrazia) che comincia a dare i suoi frutti. Infatti fino ad ora in Provincia di Bolzano, in barba all’autonoma speciale e alla democrazia ma non diversamente da moltissimi Paesi che si definiscono democrazie, si è governato sul popolo. D’ora in poi invece – sostengono a iniziativa per più democrazia  – si dovrà governare con il popolo, come è giusto che sia in una vera democrazia. Da questa settimana infatti è in vigore la nuova legge sulla democrazia diretta!

Con il referendum (confermativo) per la prima volta previsto, gli aventi diritto al voto possono controllare in modo diretto l’attività legislativa del Consiglio provinciale. Ciò significa soprattutto che la rappresentanza politica fin d’ora dovrà essere consapevole del fatto che una legge da essa varata potrà essere sottoposta al referendum prima che questa entri in vigore. E con il voto referendario i cittadini potranno introdurre su loro iniziativa una nuova legge, come potranno modificare o abrogare una legge esistente.

Determinanti a tal fine sono le nuove regole che ora si presentano praticabili. Ciò prima non valeva con il quorum del 40%. Questo è ora abbassato al 25%. Il numero delle firme richieste per attivare un referendum invece è rimasto invariato, secondo la versione originale del disegno di legge però avrebbe dovuto essere abbassato sensibilmente da 13.000 a 8.000. Questa soglia anche se non è insormontabile, sicuramente è troppo alta soprattutto per tematiche nuove. Almeno si è provveduto a estendere il periodo di raccolta firme a sei mesi.

A Initiative für mehr Demokratie si punta ora alle 8.000 firme, perché tale soglia corrisponde più o meno al 2% degli aventi diritto al voto. La popolazione della Provincia autonoma di Bolzano, infatti, ammonta (2016) a: 520.891. Essendo questo il numero di firme di riferimento chiave quello relativo alla soglia di 1/50 (2%) degli elettori, come indicato dalla Commissione Europea per la Democrazia Attraverso il Diritto (meglio conosciuta come la Commissione di Venezia, perché s’incontra a Venezia – Tel. +39 041 319 08 60) che è l’organo consultivo del Consiglio d’Europa sulle questioni costituzionali.

Alla Commissione, infatti, si argomenta che un elevato numero di firme può indicare un ampio sostegno popolare. Tuttavia, esso non garantisce il supporto, perché le persone possono firmare perché sono convinte che la questione sia controversa, e che dovrebbe essere decisa dal popolo (in qualsiasi senso). Parole chiare da parte di un autorevole organismo internazionale di alta competenza. 

Manca ancora molto alla legge alto-atesina: in primo luogo la possibilità di poter sottoporre al voto referendario anche le delibere della Giunta provinciale, come originariamente previsto nella proposta popolare di legge, e la possibilità per il Consiglio di contrapporre nel voto una propria proposta a quella dei cittadini. Cosa che avviene in Svizzera, per esempio. E molto altro rimane da correggere. Occorre soprattutto (come detto) abbassare la soglia delle firme e facilitare il procedimento stesso della loro raccolta. La cosa determinante però è che questa legge sia praticabile, non da ultimo per le correzioni di cui ha bisogno per diventare una buona legge.

Tuttavia in quello che gli autoctoni continuano a definire legittimamente Sud Tirolo, non è riscontrabile, per esempio a Vicenza, dove un Sindaco e la sua Giunta (Che sono stati votati da un cittadino su quattro. Le elezioni democratiche sono solo una struttura abbastanza recente, e anche una delle meno affidabili.) insiste a “vendere” le proprietà dei suoi cittadini. E anche se si ammanta di possibilismo le cose, secondo il suo omologo di Verona, sembrano già avviate alla loro conclusione. 

Nel libro su indicato, Moisei Ostrogorski ha osservato e descritto un determinismo comportamentale nella struttura organizzativa dei partiti che è riscontrabile ancor oggi, per esempio con il M5S e la Lega Nord (che tale non è più) scrivendo tra l’altro: «Non appena un partito, anche se creato per il più nobile oggetto, si sforza di perpetuare se stesso, tende alla degenerazione oligarchica.» 

Questa sembra la metamorfosi che ha trasformato alcuni Consiglieri vicentini di opposizione eletti con sedicenti liste civiche, perché i partiti erano impresentabili. Costoro sono stati informati delle perplessità di numerosi cittadini. Ma la cosa più riprovevole è che detti “rappresentanti” dell’opposizione, nemmeno si sono preoccupati di rispondere ai solleciti rivolti loro per mezzo della posta elettronica certificata. A questo punto anche se non è il nostro autore preferito, ci sia permesso di parafrasare Karl Marx: “La maggior parte degli schiavi crede di essere tale perché il potere è il Potere, non si rende conto che in realtà è il potere che è Potere perché essi sono schiavi”. Insomma, “Noi siamo sovrani… ma crediamo di essere schiavi”.

Enzo Trentin

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Di seguito una breve descrizione degli strumenti di democrazia diretta ora a disposizione e delle regole di procedimento. 

COSA ORA È POSSIBILE CON LA NUOVA LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Iniziativa popolare a voto popolare e referendum

A – Possono essere presentate proposte di legge di cittadini (promotori) e sottoposte sia al voto referendario vincolante sia a quello consultivo.

B – Tutte le leggi votate dal Consiglio provinciale senza la maggioranza dei due terzi possono essere sottoposte al voto referendario prima che entrino in vigore qualora questo venga richiesto entro 20 giorni dopo l’approvazione da almeno 300 promotori.

In entrambi i casi vanno presentate entro sei mesi 13.000 firme di aventi diritto al voto autenticate a sostegno della richiesta. Come copertura di spese i promotori percepiranno 1€ per ogni firma da raccogliere, ovvero 13.000. Non sono ammissibili votazioni referendarie su leggi tributarie e di bilancio, sulla disciplina degli emolumenti spettanti al personale e agli organi della Provincia nonché su quelle che riguardano norme e materia di tutela dei diritti dei gruppi linguistici e di minoranze etniche e sociali.

Una commissione valuta se le proposte rientrano nelle competenze della Provincia e ne valuta la conformità alle disposizioni della Costituzione, dello Statuto speciale e alle limitazioni risultanti dall’ordinamento giuridico comunitario, agli obblighi internazionali nonché ai requisiti e limiti previsti dalla legge.

Tutti gli aventi diritto al voto in vista della votazione referendaria ricevono per posta un opuscolo referendario nel quale trovano descritto in modo oggettivo e imparziale il quesito della votazione e in ugual misura gli argomenti dei sostenitori e degli avversari. 

La votazione è valida se avrà partecipato al voto almeno il 25% degli aventi diritto al voto.

Iniziativa popolare a voto consigliare

C – Possono essere sottoposte alla trattazione obbligatoria da parte del Consiglio provinciale disegni di legge raccogliendo le firme di 13.000 aventi diritto al voto del Consiglio provinciale. Su di esse il Consiglio delibera entro un anno.

Il Consiglio delle cittadine e dei cittadini

D – Il Consiglio si compone di 12 persone scelte mediante estrazione a sorte con campionamento stratificato secondo gruppo linguistico, genere ed età. Esso tratta entro un giorno e mezzo la questione che gli viene sottoposta e rientrante nella competenza del Consiglio o della Giunta provinciale. Alla fine redige una dichiarazione congiunta e unanime in merito con idee, proposte e suggerimenti. L’istituzione di un Consiglio delle cittadine e dei cittadini può essere richiesto da parte di 300 cittadini.

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