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Venezia, Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale - Foto: Alma Pater (CC)
Venezia, Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale - Foto: Alma Pater (CC)

Autonomia a Natale per il Veneto? Ma quale?

Vicenza – Non manca a un talk show il nostro governatore Zaia, per annunciare giulivo il regalo di Natale: l’autonomia del Veneto. Ma saèla (cos’è) ‘sta autonomia, borbottano i vecchi nel loro linguaggio colorito ormai stinto alla comprensione linguistica dei più giovani. Beh, per decenni, a cavallo del millennio, la Lega Nord a guida Umberto Bossi ha tenuto banco tra i partiti, invocando per la Padania, luogo mentale indefinito o forse una nuvola di marzo, l’indipendenza, o meglio la secessione, oppure il federalismo ma anche il regionalismo e perfino la devolution (ohibò anche in inglese) o la più domestica autonomia.

Nel guazzabuglio degli slogan orecchiati dal senatur a beneficio dei popoli padani, per lui dei sempliciotti cui spararle grosse, è affiorata per scrematura la formula dell’autonomia. Ma se anche questa ricetta sia la più appropriata e soprattutto quale concetto se ne siano fatti i veneti, nella sbornia tra il referendum del 22 ottobre 2017 e le elezioni politiche del 4 marzo 2018, stravinte dalla Lega, delle promesse di autogoverno, è tutto da decifrare.

Autonomia come per le Regioni a Statuto speciale? Embè, se così non fosse, poco ci manca; del resto così lasciano intendere gli ammiccamenti tra il presidente della Regione e il ministro (una vicentina) per gli affari regionali, entrambi a trazione leghista; un’occasione imperdibile, adesso o mai più! Il Veneto quasi come le due regioni confinanti, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.

Quello che più conta infatti, non è lo Statuto, che resterà ordinario anche se differenziato, ma la compartecipazione ai tributi erariali. L’autonomia finanziaria, o secondo la predicazione leghista federalismo fiscale: il Veneto non dipenderà più dai trasferimenti (elemosine) dello Stato centrale, ma siederà a tavola con lo Stato. Questa si chiama autonomia. Mentre alcuni dissertano di numeri e di materie da gestire dalla Regione, altri hanno più a cuore i numeri che deriveranno dalla ripartizione delle imposte.

Dunque sapere come la Regione intende gestire la scuola, l’università, il personale sanitario, i vigili del fuoco, i fondi per il sostegno alle imprese, gli impianti con impatto sul territorio, se ne parlerà un’altra volta. Non importa che lo sappia il cittadino veneto, anzi neppure deve sapere, il sindaco della mia città, quali compiti sarà chiamato a svolgere e con quali mezzi. D’accordo attribuire le funzioni amministrative agli enti più prossimi ai cittadini (di massima ai Comuni) ma non senza un dibattito almeno fra enti coinvolti. Dio non voglia che l’ubriacatura federalista non ci regali un miope neocentralismo regionale.

Giovanni Bertacche

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