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Anni oscuri, di caccia alle streghe (e alle donne), quelli del Medio Evo...
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Si scende in piazza contro il disegno di legge Pillon

Vicenza – L’Italia attenta ai diritti civili, ed in particolare a quelli delle donne, protesta contro il disegno di legge Pillon, senatore della Repubblica in quota Lega, uno degli animatori del Family Day. Lo fa con una manifestazione, sabato 10 novembre, in tutte le città italiane, tra le quali c’è anche Vicenza. A scendere in piazza saranno associazioni, centri antiviolenza, movimenti, cittadini sensibili alla parità di genere e contrari a riportare le lancette del progresso indietro fino al Medio Evo.

Ed anche a Vicenza, come in tutta Italia, la Cgil aderisce alla manifestazione, che nella nostra città è organizzata dall’associazione Donna chiama Donna, condividendo i cinque no che la motivano: no alla mediazione obbligatoria a pagamento, no all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione e residenza dei minori, no al mantenimento diretto, no al piano genitoriale e no all’introduzione del concetto di alienazione parentale.

La manifestazione vicentina si terrà a Campo Marzio, a partire dalle 10, ed un corteo proseguirà poi per corso Palladio, piazza dei Signori, giungendo infine in piazza Matteotti. L’iniziativa va sotto lo slogan e hashtag #noddlPillon #FermiamoPillon e prevede anche l’adesione ad una petizione on line

“Il disegno di legge – spiega Marina Bergamin, responsabile del dipartimento politiche di genere di Cgil Vicenza – ha un’impronta autoritaria e maschilista, pretendendo di fissare norme di vita valide per tutti.  Si mira, infatti, a ristabilire il controllo pubblico sui rapporti familiari e nelle relazioni attraverso interventi disciplinari, con una compressione inaccettabile dell’autonomia personale di ciascuno, cose che non fanno bene né agli ex coniugi, né ai bambini. Chiude gli occhi sulla realtà, dove l’equilibrio di poteri e risorse tra donne e uomini è lungi dall’essere realizzato e dove, purtroppo, abusi e violenze familiari non si contano, come ci ricordano sempre i numeri dei femminicidi in Italia”.

“Da molto tempo – continua la sindacalista – i diritti delle donne sono sotto attacco. Il disegno di legge Pillon è solo uno dei tentativi in corso, che va fermato. In realtà, noi crediamo che sia l’intero impianto legislativo e culturale del Paese ad essere messo in discussione: dal diritto di famiglia alla legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, dalle unioni civili ai diritti delle coppie omosessuali, fino allo stupefacente sostegno della natalità con scambi offensivi (terzo figlio e terre da coltivare al sud).

“Noi temiamo – conclude Bergamin – che, pezzo per pezzo, vengano smontate le conquiste civili, in particolare delle donne, raggiunte in decenni di lotte. Siamo pronte quindi a riscendere in piazza insieme ai movimenti delle donne, all’associazionismo democratico e alle tante realtà della società civile che credono ancora che la libertà delle donne sia il metro che misura la democrazia di un paese”.

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