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Morte di un operaio nei boschi devastati…

Belluno – Si indaga sulla morte di operaio, avvenuta nei giorni scorsi, il 19 novembre, nei boschi del Primero, in Trentino, sul confine con il Veneto. La vittima, un giovane moldavo residente da tempo nel bellunese, di 28 anni, Vitali Mardari, sarebbe stato impegnato nei boschi colpiti dal maltempo. Quel che è certo è che ha perso la vita mentre tagliava alberi, ed un tronco gli è caduto addosso. Sotto certi aspetti viene da chiedersi se il suo non sia un altro nome da aggiungere a quelli di coloro che sono rimasti vittime dell’ondata di maltempo che ha colpito l’Italia a fine ottobre.

E forse anche vittima di altro… Certo è ad esempio, che è dura la presa di posizione, su questo ennesimo dramma, della Flai Cgil, che esprime il proprio cordoglio ma parla anche di “condizioni di insicurezza e irregolarità che sembrano delinearsi dalle indagini, una cosa gravissima, che non può passare sotto traccia”.

“E’ infatti necessario – continua il sindacato – lanciare un grido di allarme rispetto a quanto, secondo le prime ricostruzioni dei fatti, sarebbe accaduto. Da quello che emerge l’operaio stava lavorando, forse addirittura in nero, per una delle molte imprese boschive che si sono attivate per le lavorazioni di sgombero del bosco dai tronchi degli alberi schiantati a seguito delle devastazioni subite dalla zona per il maltempo di fine ottobre”.

“Come Flai Cgil del Veneto abbiamo chiesto al governo della Regione di porre estrema attenzione alla fase di recupero del patrimonio boschivo andato danneggiato. La chiamata generale alle imprese private che si sta facendo da parte della politica regionale, senza, allo stato attuale, la minima attenzione ad una regia accurata, apre ad enormi rischi legati prima di tutto agli aspetti della sicurezza sul lavoro e poi in merito alle generali condizioni di quanti saranno chiamati ad operare in questo contesto, per quanto riguarda regolarità, legalità, la corretta applicazione dei contratti di lavoro e di conseguenza della retribuzione”.

“La logica della fretta e delle deroghe porta a conseguenza nefaste di cui temiamo che l’infortunio mortale dell’altro giorno sia un chiaro esempio.  Non si può accettare che i lavoratori paghino, anche con la propria vita, la mancanza di controllo sulle condizioni di lavoro. Questo è vero sempre, ma in particolar modo in un contesto come quello del ripristino del patrimonio boschivo regionale la cui diretta responsabilità ricade per legge in capo alla Regione”.

La nota della Flai Cgil di Belluno e del Veneto, firmata dai segretari Sebastiano Grosselle e Giosué Mattei si conclude chiedendo alla Regione “che vi sia la partecipazione attiva nelle operazioni di Veneto Agricoltura e che sia fatta un’azione di serrata sorveglianza e controllo capillare delle imprese private che opereranno in questo contesto in merito a legalità, regolarità, sicurezza e corretta applicazione contrattuale, anche con l’istituzione di una cabina di regia dedicata”. I sindacalisti chiedono in aggiunta che “i bandi del Psr e i fondi europei inerenti la ricostruzione siano destinati alle aziende sane, regolari, che non sfruttano i lavoratori e che applicano i contratti e le normative previste”.

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