Miteni e i Pfas, i comitati: “Chi farà la bonifica?”

Vicenza – E’ di oggi la notizia che il Tribunale di Vicenza ha ufficializzato il fallimento della Miteni. La grande domande: chi bonifica ora il territorio inquinato da Pfas? Ben pochi infatti credono possibile una riconversione ed una “ripulita”, sotto nuovi proprietari, dello stabilimento di Trissino. La grande paura è invece che la pesante eredità di un territorio compromesso sul piano ambientale ricada alla popolazione, e che se deve esserci bonifica a pagarla tocchi, come sempre avvenuto purtroppo, ai cittadini.

Così la pensano ad esempio, i comitati di cittadini, secondo i quali la questione sta assumendo contorni sempre più drammatici. Per il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, il Comitato acqua bene comune di Vicenza e il Coordinamento acqua libera dai Pfas è ormai evidente che si sia di fronte “al classico modello estrattivista e produttivista: si sfrutta al massimo un territorio, le sue risorse, la comunità e i lavoratori, si lascia un disastro ambientale, si mina profondamente la salute delle persone, e si fugge via per trovare, magari sotto altro nome, un altro territorio da mettere a profitto”.

I comitati denunciano anche “le furbizie adottate dal Parlamento europeo in fase di approvazione della revisione della Direttiva acque potabili, visto che non si sono minimamente recepite le richieste dei comitati No Pfas in merito alla riduzione a zero dei limiti per queste sostanze altamente inquinanti”. Insomma, come al solito i poteri forti la fanno da padroni, a scapito di tutti noi. “Come avviene spesso – aggiungono infatti i comitati No Pfas – il costo enorme della bonifica si cerca di farlo ricadere sul pubblico, come al solito si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite”.

L’appello dei dei cittadini impegnati a difesa dell’ambiente è rivolto dunque alle istituzioni, sia locali che nazionali, chiedendo il loro impegno “affinché si eviti il continuo propagarsi dell’inquinamento mediante la garanzia di una bonifica efficace del sito della Miteni e si tutelino i livelli occupazionali, la salute dei lavoratori e delle persone impattate, oltre a prevedere lo stop della produzione e utilizzo dei Pfas in Italia e altrove”.

Anche il comitato Mamme No Pfas è intervenuto oggi sulla questione, soprattutto commentando le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Miteni Antonio Nardone, secondo il quale vi sarebbero acquirenti pronti a rilevare l’azienda trissinese.

“Ci chiediamo – scrivono in una nota le Mamme No Pfas – chi  sarebbe disposto a farsi carico dei milioni di euro previsti per una bonifica che Nardone aveva dato per certa a suo tempo. Ricordiamo che un’azienda chimica non può sorgere sopra una ricarica di falda, come stabilito da una legge regionale, e quindi sembra incompatibile la continuità lavorativa della Miteni con una totale bonifica del territorio”.

“Ci chiediamo – continuano – se sia credibile Icig quando afferma che, al momento dell’acquisto di Miteni, non era a conoscenza dell’effettiva situazione dal punto di vista ambientale del sito. Forse non aveva nemmeno previsto che la cittadinanza potesse ribellarsi così duramente a questo disastro che ha cambiato la vita delle famiglie. Adesso vigliaccamente abbandona la nave, lasciando ricadere i costi della bonifica sullo Stato e i dipendenti senza lavoro”.

“Attendiamo – concludono le Mamme No Pfas – che la procura si pronunci con la chiusura delle indagini preliminari, e che riesca a colpire i beni di chi ha causato questo disastro ambientale, portando finalmente una ventata di giustizia contro questo modo di fare industria, perché il prezzo che stiamo pagando, sia in termini di salute che di costi, è davvero elevatissimo”.

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