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Gioco d’azzardo, Veneto tra quelli che spendono di più

Stando ad alcuni dati raccolti, è emerso che in Veneto nel 2017 sono stati spesi oltre sei miliardi di euro per il gioco d’azzardo e le scommesse. Rispetto agli anni precedenti la spesa è cresciuta di 276 milioni, e considerando che in Italia la spesa sfiora i 100 miliardi, è palese che il Veneto sia una delle regioni che spende di più in gambling e gratta e vinci (nonché in scommesse).

Ad avere la meglio nella regione veneta, non solo sale bingo, videolottery e gratta e vinci, ma anche scommesse, slot e i tanto diffusi casino online. Pare infatti che solo le macchinette venete hanno consentito un incasso di quasi 5 miliardi di euro, il 77% del totale speso su tutto il territorio regionale.

La posizione del Veneto in materia di gioco d’azzardo

L’assessore regionale alle politiche sociali, Manuela Lanzarin ha spiegato che “I dati dell’agenzia del Monopolio evidenziano un continuo incremento dei volumi del gioco d’azzardo. Il Veneto risulta essere la quinta regione in Italia, dopo Lombardia, Lazio Campania ed Emilia Romagna. Ma schizza al terzo posto per cifre giocate alle cosiddette ‘macchinette’, Awp (più semplici e a basse giocate) e Vlt (di nuova generazione e con possibilità di vincite più lucrose), preceduto solo dalle più popolose Lombardia e Lazio”. 

Pare quindi evidente che la spesa affrontata dagli abitanti del Veneto, non ha fatto altro che aiutare l’aumento del potere dell’industria del gioco che ha ottenuto un guadagno pari a circa l’11 per cento del volume delle scommesse in Veneto”.

I dati sul gioco d’azzardo in Veneto

Dai dati raccolti in merito ai soldi spesi nel gioco è emerso che in Veneto si ha una netta preferenza per le macchinette, con una spesa pro capite pari quasi a 1500 euro in varie zone della regione. Se i veneziani spendono più di mille euro, e i veronesi quasi milleduecento euro a testa, quelli che invece controllano maggiormente la spesa sono i padovani e i bellunesi che non raggiungono gli ottocento euro a testa.

I dato stanno leggermente preoccupando le autorità locali, che temono l’inizio di un uso compulsivo di questo apparecchi, dal momento che nel 2016 sono stati registrati 32500 casi di giocatori malati potenziali. L’intento dunque dei politici locali è quello di provare a spingere chi ne ha bisogno a “chiedere un aiuto a uscire dalla spirale della ludopatia, ormai riconosciuta come vera e propria patologia da prevenire e curare”.

Il piano regionale in Veneto sul gioco d’azzardo

Questo dubbio ha spinto la Giunta Regionale veneta ha mettere in atto un piano regionale di prevenzione destinando 5,3 milioni di euro (di cui circa 4 provenienti dal Fondo nazionale di contrasto al gioco patologico) a campagne di sensibilizzazione, a formazione degli operatori, e ad interventi di cura ed esperienze di mutuo-auto-aiuto.

L’assessore Lanzarin spiega che “i 15 articoli della legge-quadro proposta dalla Giunta prevedono distanze minime dei ‘punti gioco’ dai luoghi di aggregazione sociale (300 metri nei comuni più piccoli, 500 in quelli con oltre 5 mila abitanti), stop alle aperture ininterrotte delle sale gioco e niente pubblicità di vincite, obbligo di vetrine trasparenti per le sale e le agenzie di scommesse, Irap maggiorata dello 0,92 per cento per gli esercenti che ospitano slot e apparecchiature da gioco”.

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