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Sono i giorni del terzo Forum sui rifiuti nel Veneto

Treviso – Si tiene in questi giorni, a Treviso, la terza edizione del Forum Rifiuti Veneto. Con l’occasione verrà presentato il Dossier comuni ricicloni Veneto 2018, in cui si discutono i dati relativi alle percentuali di raccolta differenziata e alla quantità di rifiuto prodotto dai vari comuni della regione. Ma non solo: si descrive anche la situazione delle imprese italiane, e venete in particolare, per quanto riguarda l’economia circolare, raccontando le realtà virtuose che in questo settore oggi fanno da esempio. Si dà inoltre un quadro delle discariche abusive della regione, cercando di capire come la legge sugli ecoreati ha cambiato la situazione e che possibilità di intervento offre.

“Da una prima analisi dei dati – spiega Legambiente Veneto – si può notare come i comuni più virtuosi siano quelli che producono meno residuo per abitante e che differenziano meglio i rifiuti. Nella classifica provinciale la città di Vicenza ed i comuni dell’altopiano occupano gli ultimi posti. Questi producono più rifiuti per abitante, a causa della produzione dei non residenti che per lavoro, per turismo o stagionalità frequentano città e paesi senza viverci, quindi aumentano il valore dei chilogrammi di rifiuto secco per ogni abitante”.

“Sia nel capoluogo che nell’altopiano i livelli di raccolta differenziata sono più bassi. Nell’altopiano la conformazione montuosa del territorio e le molte case isolate rendono più costosa e complicata la gestione dei rifiuti. In città invece i problemi sono molteplici e le soluzioni più complesse. Siamo comunque lieti di vedere che Vicenza ha avuto in questi ultimi tre anni un trend di miglioramento che gli è valso una menzione speciale nell’edizione del Forum di quest’anno”.

“Rispetto all’anno scorso pur aumentando la produzione di rifiuti pro capite (passata da 542,8 a 570 Kg per abitante) i kg di residuo pro capite sono rimasti quasi uguali (149,3 Kg per abitante nel 2016 e 150 kg nel 2017) questo grazie all’aumento della raccolta differenziata che è passata dal 62,7% del 2015, al 65,2% del 2016, fino al 69% dell’anno scorso (i dati presi a riferimento per la classifica di quest’anno sono infatti del 2017) Il margine di miglioramento è ancora grande, ma bisogna implementare il porta a porta in tutti i quartieri della città. Ci auguriamo quindi di vedere al più presto un piano operativo studiato per diffondere questa pratica su tutto il territorio comunale, così da poter in seguito fare in modo che ci sia una tariffa commisurata alla quantità di rifiuti prodotti, capace di premiare chi produce meno rifiuti e li separa correttamente”.

Legambiente raccomanda inoltre di “spendere più risorse e competenze per spiegare come fare correttamente la raccolta differenziata non solo a casa, ma in tutte le utenze urbane, come uffici, negozi, bar e ristoranti, strutture turistiche e sanitarie. L’aspetto sul quale vogliamo però focalizzare l’attenzione – aggiunge – è la riduzione della quantità di rifiuti che vengono prodotti. La regione dichiara di non voler (giustamente) attivare nuovi impianti di incenerimento e non vuole aprire nuove discariche (anche se i dati indicano che saranno tutte esaurite nell’arco di pochi anni). Rivolgersi al mercato internazionale per smaltire il risultato della nostra raccolta differenziata è sempre più difficile, ed in realtà è un po’ come nascondere la polvere spazzata sotto il tappeto del vicino”.

“La miglior soluzione è quindi ridurre la quantità di rifiuti prodotti attraverso:

  • un consumo orientato alla scelta di prodotti che produrranno meno rifiuti (no sprechi, scegliere sfuso o con minor packaging possibile, comprare prodotti in materiali e confezioni divisibili e facilmente riciclabili, comprare prodotti biodegrabadili invece che in plastica o gomma);
  • allungare la vita dei prodotti: comprare prodotti con vita più lunga, anche se più costoso, perché sono un investimento (elettrodomestici a basso consumo e alta qualità, stoviglie durevoli invece di monouso, mobili in legno invece che truciolare o tamburato etc etc); aggiustare le cose invece di sostituirle con nuove;
  • sviluppare sempre di più il riuso dando nuova vita ai nostri oggetti (magari attraverso il riciclo creativo); portando gli oggetti in buone condizioni all’interno delle filiere del riuso invece di smaltirli (ad esempio negli ecocentri, basti pensare al lavoro di preparazione al riutilizzo che fa la Cooperativa Sociale Insieme); comprando oggetti usati quando possibile”.

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