Oltre un milione di alberi è stato abbattuto dal vento nell'ondata di maltempo che ha colpito il Veneto
Oltre un milione di alberi è stato abbattuto dal vento nell'ondata di maltempo che ha colpito il Veneto

Coldiretti: “Gravi i danni provocati dal maltempo”

Vicenza – Dopo l’ondata di forte maltempo che ha colpito buona parte dell’Italia, in Veneto, da Enego ad Asiago sono davvero pochi gli abeti rimasti in piedi. Le abbondanti precipitazioni, ma soprattutto le straordinarie folate di vento, arrivate a 190 chilometri orari, hanno provocato la distruzione delle linee elettriche, con conseguente isolamento di un’area molto vasta del territorio montano vicentino, nonché danni, anche importanti, a fabbricati ed imprese.

“Passando per queste zone viene un gran magone – hanno commentato il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, ed il direttore, Roberto Palù – poiché abbiamo impressa nella mente l’immagine di un territorio splendido e curato, mentre gli occhi, ovunque li volgiamo, ci fanno vedere solo distruzione. Ripristinare questo territorio costerà moltissimo, in termini economici, ma anche di tempo. E speriamo, un giorno, di poter rivedere i paesaggi ai quali c’eravamo abituati e che attiravano ogni anno migliaia di turisti”.

“Siamo vicini agli agricoltori ed agli allevatori di queste zone colpite – hanno proseguito – e cercheremo di dare il nostro apporto per far sì che si risollevino e superino questo duro momento, anche se, per fortuna, non sono stati segnalati danni gravi alle strutture. Senza dubbio, però, l’isolamento elettrico impatta in modo importante sul lavoro quotidiano e costringe ad operare in condizioni per niente agevoli”.

La situazione nazionale è altrettanto preoccupante. In tutta la penisola l’ondata di maltempo ha provocato lo sradicamento di circa 14 milioni di alberi, compromettendo l’equilibrio ecologico ed ambientale di vaste aree montane e mettendo a rischio la stabilità idrogeologica. È quanto stimano Coldiretti e Federforeste, che aggiungono come siano stati abbattuti soprattutto faggi ed abeti bianchi e rossi nei boschi di Veneto, Trentino all’Alto Adige e Friuli, dove ci vorrà almeno un secolo per tornare alla normalità.

“Nei boschi – hanno concluso Cerantola e Palù – si trova una grande varietà di vegetali ed una popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che per il disastro è stata sconvolta. La mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge. Un disastro provocato certo dalle straordinarie raffiche di vento, ma favorito dall’incuria e dall’abbandono. Nel nostro paese siamo infatti di fronte all’inarrestabile avanzata della foresta, che senza alcun controllo si è impossessata dei terreni incolti e domina ormai più di un terzo della superficie nazionale”.

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