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Batterio killer in ospedale, si indaga su sei morti

Vicenza – Ha raggiunto una risonanza nazionale la vicenda del batterio killer che sarebbe stato veicolato da un macchinario in uso nella cardiochirurgia di Vicenza, e non solo, batterio che purtroppo è costato la vita al dottor Paolo Demo, medico di 66 anni che, nel 2016, si era sottoposto ad un intervento al cuore all’ospedale San Bortolo e che, con ogni probabilità, contrasse l’infezione in quella occasione. Demo era, tra l’altro, un medico anestesista proprio dell’ospedale vicentino, ed avendone le competenze descrisse  in un memoriale sintomi e decorso della sua malattia, senza omettere i suoi sospetti su come l’avesse presa e le sue valutazioni. La famiglia ha presentato un’esposto contro il San Bortolo, e la Procura di Vicenza indaga.

L’impressione è che la drammatica storia del dottor Demo abbia, come si suol dire, scoperchiato la pentola, ed infatti sono venuti alla luce altri casi, con almeno sei morti per analoghe infezioni, anche in altri ospedali del Veneto. Il macchinario sotto accusa viene usato per la circolazione sanguigna extracorporea durante gli interventi e, bisogna aggiungere, che già nel 2014 la ditta che lo costruisce aveva avvertito gli ospedali dei rischi, stabilendo linee guida per la disinfezione della macchina. Sono state seguite queste indicazioni? Si è fatto coscienziosamente tutto il necessario? A queste domande cercheranno di dare una risposta gli ispettori regionali.

Del tutto comprensibile comunque che il caso divenga, a questo punto, nazionale, con tutte le conseguenze che questo comporta, a cominciare da quelle politiche, come quella dei consiglieri regionali veneti del Partito Democratico, che hanno presentato una interrogazione sul tema denunciando una “situazione allarmante” e chiedendo “quali misure intenda assumere, la giunta Zaia”. Primo firmatario dell’interrogazione, urgente, è il capogruppo Pd, Stefano Fracasso, e la sottoscrivono anche i membri della Quinta commissione Alessandra Moretti, Bruno Pigozzo, Orietta Salemi e Claudio Sinigaglia. “Diciotto persone contagiate, con ben sei vittime – vi si legge -, tutte operate al cuore e con gli stessi macchinari. Il quadro è allarmante”.

“La morte dell’anestesista vicentino – sottolineano i consiglieri regionali dem -, che sarebbe stato contagiato due anni prima in sala operatoria, durante un intervento a cuore aperto di sostituzione della valvola cardiaca, è stata causata dal batterio Chimaera, resistente agli antibiotici, che si sarebbe annidato in un macchinario utilizzato per il riscaldamento del sangue in fase di circolazione extracorporea, prodotto dalla ditta Liva Nova, che fa parte della multinazionale Sorin. Negli ultimi giorni è emerso come non sia stato un episodio isolato, e le morti sospette sarebbero addirittura sei: quattro nell’ospedale di Vicenza, una ciascuno in quelli di Padova e Treviso”.

“Inoltre – continuano – già nel 2011 era stato lanciato un allarme in diversi paesi, e in Italia, il Ministero della salute aveva rilanciato gli avvisi di sicurezza dell’azienda, l’ultimo nel novembre 2016, sulla disinfezione e pulizia dei dispositivi di riscaldamento e raffreddamento. Nonostante ciò, solo a fine ottobre la giunta regionale ha istituito un gruppo di lavoro che elaborasse un documento di indirizzo per la prevenzione e la gestione delle infezioni da Mycobacterium Chimaera. Alla luce dei nuovi episodi e di un quadro oggettivamente allarmante, quali misure intende prendere per evitare nuovi contagi?”

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