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Altopiano ferito, solo il rispetto lo può guarire

Vicenza – Una cosa, buona, ci porterà questa rovina dei boschi del nostro Altopiano. Almeno ce lo auguriamo, che da un male così smisurato, poiché le conseguenze non le potremo calcolare neppure a distanza di anni, senza dire delle cause sia remote che prossime della catastrofe, se ne possa ricavare un concreto vantaggio. Purchè la sensibilità della posizione e l’attaccamento sincero e leale al territorio, portino gli abitanti e i loro rappresentanti, a cambiare mentalità, visione, comportamenti.

I poco più di 21 mila abitanti su un territorio di 873,3 km² (densità di 24 abitanti per km²) un tempo si riconoscevano appartenenti a 7 circoscrizioni riunite in federazione autonoma (pare, da quel che si conosce, la più antica al mondo) mentre oggi non solo i 7 (anzi gli 8 Comuni) vivono di fatto separatamente, ma pure fra gli abitanti non regna non dico intesa o collaborazione ma nemmeno concordia. E questo con danno alle persone non meno che all’ambiente, piuttosto malconcio per le aggressioni compiute in alcune sue parti, con conseguenze per l’intero altopiano.

Se tutti gli abitanti, residenti fissi o domiciliati, fossero davvero così attaccati al territorio, come sostengono, non solo sarebbero essi i primi ad aver riguardo ma anche a pretenderne il rispetto ovunque o da chiunque provenga la profanazione. Da Rotzo a Enego passando per Foza, da Roana a Gallio ad Asiago a Lusiana a Conco.

Quelli che un tempo si definivano i “sette cari fratelli” o come nell’antica lingua locale “Siben Prudere Liben”, sono oggi niente più che un pallido ricordo, perché i più fortunati, o per meglio dire i più avidi, hanno sottratto oltre lo sfruttabile, le risorse ambientali appartenenti, al di là degli inconsistenti confini, a tutti i suoi abitanti non solo umani. Da gran tempo è venuta a mancare l’antica “fratellanza” fra gli abitanti, allora appartenenti a circoscrizioni diverse solo per motivi gestionali, ma solidali nel ripartire e nel beneficiare dei proventi della montagna.

Oggi non è più così né fra le popolazioni, divise e diseguagli, né fra i loro rappresentanti che (purtroppo) ben le rappresentano, in negativo. Ecco si diceva che da una così grande disavventura, ma chissà se è proprio solo colpa della natura o se non vi sia una qualche rivincita del creato, potrebbe finalmente rinascere una comunanza di intenti fra tutti gli altopianesi e fra i loro governanti, che anzi proprio costoro dovrebbero trarre occasione dal disastro per unire volontà, capacità e mezzi a beneficio di tutti.

Ma che la solidarietà non duri solo finchè non arrivano gli aiuti, o al più fintantoché non sia risolta l’emergenza, per tornare il giorno dopo a fare ciascuno i propri comodi, in danno, anche se non immediatamente rilevabile, dei vicini. L’Altopiano tragga lezione da questo momento per tutti difficile per mantenersi uniti, non solo oggi, ma a partire già da domani per i servizi, la pianificazione, l’utilizzo comune delle risorse nel rispetto dell’ambiente che è di tutti, al di là dei fantomatici confini, che tanto danno hanno provocato lassù.

Giovanni Bertacche

Un commento

  1. Ottimo e condivisibile commento e auspicabili gli obiettivi. Ma, a chi conosce l’altopiano, pare difficile, se non utopico, pensare che paesi, abituati ormai da tempo a guardare solo ai propri interessi, possano cambiare il loro modo di pensare. La speranza è che le nuove generazioni possano rivedere e correggere la visione dei padri.

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