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Un sit in di protesta delle Rsu della Miteni di alcuni mesi fa
Un sit in di protesta delle Rsu della Miteni

Le Rsu Miteni rispondono all’azienda

Trissino – “La Miteni consulti gli esiti delle analisi ematocliniche dei dipendenti, magari anche di quelli a bassa anzianità aziendale, e verifichi, nel siero dei lavoratori, la concentrazione dei Pfas, tra i quali anche quelli cosiddetti a catena corta o di nuova generazione, come ad esempio quelli lavorati in questi ultimi anni sotto l’attuale gestione”. E’ il commento di oggi delle Rus della Miteni di Trissino, considerata la principale responsabile dell’inquinamento da Pfas in Veneto, e soprattutto alla sua nota di alcuni giorni fa nella quale l’azienda rispondeva allo stato di agitazione indetto dai suoi dipendenti.

“Il portavoce della Miteni – si legge ancora nella nota diffusa dalle Rsu aziendali – se vuole, venga a farsi i prelievi del sangue insieme a noi, così poi confrontiamo i rispettivi esiti. A noi risulta che siamo, probabilmente, i più contaminati (da Pfas) al mondo, non i più controllati d’Italia. Venga qualche giorno negli impianti con noi operai: siamo sicuri che dopo lascerebbe certe convinzioni. Per quanto riguarda gli investimenti, il portavoce si procuri i report dei relativi budget di esercizio degli anni dal 2009 al 2018, cioè quelli corrispondenti all’attuale proprietà e verifichi le relative destinazioni”.

“E a proposito di soldi e di investimenti – concludono i lavoratori Miteni -, con l’occasione chiediamo al portavoce se anche a lui, come a noi, l’azienda ha congelato stipendio, ferie, contributi previdenziali, tfr, ratei, tredicesima eccetrera, a seguito del concordato preventivo. Sospettiamo invece che egli non abbia visto minimamente intaccati i suoi emolumenti, che immaginiamo esser ben lauti visto come descrive realtà che noi, qui da tanti anni, non riusciamo proprio a scorgere”.

Intanto oggi i sindacati Cgil Cisl e Uil, i rappresentanti di categoria dei chimici e le Rsu, su richiesta sindacale, so0nos stati ricevuti dal prefetto di Vicenza. E’ molta infatti la preoccupazione, in ambito sindacale, per la delicata questione, sia sul piano della salute che su quello occupazionale. Al prefetto è stato chiesto un intervento, sia con l’azienda che con la Regione Veneto.

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