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Nuova maturità, critiche da Confindustria

Roma – Si discute in Italia, in questi giorni, dei cambiamenti che caratterizzeranno, a partire dal 2019, le modalità con cui si svolge l’esame di maturità. Come sempre si levano voci critiche, da più parti e su vari aspetti. Per quanto riguarda le principale novità, spiccano soprattutto le eliminazioni della terza prova scritta, quella che veniva chiamata il “quizzone” e della alternanza scuola lavoro. Entrambe poco amate dai ragazzi, le due soppressioni sono state invece criticate da parte del corpo docente, la prima, e dal mondo delle imprese, la seconda.

Vi sono inoltre anche altri cambiamenti nell’esame, seppur meno sostanziali. Le prove da sostenere saranno comunque tre: i due scritti e gli orali. Nella prima prova scritta, quella di italiano, è stato eliminato il tema storico, e qualcosa cambia anche nelle modalità di ammissione all’esame, nelle quali da quest’anno si presterà, ad esempio più attenzione al percorso di studi del ragazzo. Il credito maturato nell’ultimo triennio produrrà infatti 40 punti invece degli attuali 25.

Ma, soprattutto, l’alternanza scuola lavoro: è un colpo di spugna quello che è stato dato, dato non sarà più necessaria come requisito d’accesso all’esame. Un scelta aspramente criticata da Confindustria Vicenza che parla di un bruttissimo segnale, che danneggia gli studenti, promettendo dall’altra parte che le imprese invece ne terranno conto al momento di assumere.

“È davvero un brutto segnale – sottolinea Barbara Beltrame, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega a Education e Università – perché dà l’impressione che l’opportunità di imparare facendo sia qualcosa che non abbia alcun valore, quando sia la nostra esperienza in azienda, sia ricerche e studi italiani ed esteri, dimostrano esattamente il contrario. Lo consideriamo un passo indietro, una scelta che danneggia gli studenti”.

“Molti ragazzi, che hanno fatto fino anche a 400 ore di alternanza, si stanno comprensibilmente lamentando, ma possiamo assicurare che, anche se il loro impegno non sarà considerato dall’istituzione scolastica, lo sarà sicuramente dalle aziende. Quando presenteranno il loro curriculum, gli imprenditori e i responsabili del personale non solo noteranno se hanno fatto alternanza o meno, ma andranno certamente a cercare questa voce tra le esperienze svolte, dandole il grande valore che merita”.

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