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Neri Pozza assieme ad un giovane Goffredo Parise
Neri Pozza assieme ad un giovane Goffredo Parise

Si presenta, a Isola, un inedito di Neri Pozza

Isola Vicentina – Una raccolta di scritti inediti di Neri Pozza, e ora pubblicati dall’editore vicentino Ronzani, sarà presentata questa sera, venerdì 26 ottobre, alle 20.30, a Villa Cerchiari di Isola Vicentina, nell’ambito del festival “Profumo di Carta”, promosso dal Comune di Isola Vicentina. A illustrare il volume saranno il curatore Marco Cavalli, che ha dotato il libro di un’ampia introduzione, e il critico Fabio Giaretta. Il titolo dell’opera è “Diario 1963-1971”, ed è un lavoro fuori dagli schemi ed essenziale nella forma, scritto con mano sicura.

“Uno specchio fedele del suo autore all’epoca – spiega una nota dell’editore -, quel Pozza che Cavalli, nelle prime righe della sua ricca introduzione, definisce un radicale testardo, che tiene il piede in molte scarpe, ha modi ruvidi e toni sferzanti, ma è stimato e perfino un po’ temuto negli ambienti letterari ed editoriali che contano. Quando lo inizia, nel 1963, ha cinquant’anni, si è sposato da pochi mesi con la scrittrice Lea Quaretti, sua compagna e preziosa collaboratrice da lungo tempo, e forse è sull’esempio di lei che si inoltra in questa pratica, in bilico fra la determinazione a farne una scrittura solo privata e la consapevolezza, nel profondo, che ciò non è nell’indole naturale del letterato”.

“Ne deriva, per noi lettori di oggi, uno sguardo aperto sull’Italia di quegli anni, tanto più stimolante in quanto lanciato da una prospettiva periferica, obliqua: la prospettiva di una città, Vicenza, con la quale Neri Pozza ha vissuto un rapporto appassionato, pieno di gesti d’affetto e di ripulse. Lui rimane, molti se ne vanno. Di tutti costoro, scrive, soltanto io sono rimasto a far la prova se in questa città potevo vivere realizzando me stesso. E allora, dall’appartamento-studio di ponte San Michele, giudica gli esiti di quegli abbandoni, a volte positivamente, come nel caso di Luigi Meneghello, a volte con biasimo tagliente, come avviene per Goffredo Parise e Antonio Barolini”.

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