Breaking News

Borsa Italiana in fibrillazione, il governo contro la BCE

Roma – Dopo le recenti parole del presidente della BCE, Mario Draghi, il vice presidente del Consiglio e Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha accusato il numero uno dell’Eurotower di aver aggiunto tensioni al mercato, minacciando la salute delle banche nazionali. Una presa di posizione piuttosto dura, giunta parzialmente a sorpresa nei confronti del timoniere della policy monetaria della Banca, e che probabilmente ha ulteriormente turbato i precari equilibri dei mercati finanziari, con la quotazione FTSE MIB che sembra averne risentito con una chiusura di settimana piuttosto affaticata.

“La credibilità dipende dall’indipendenza”, ha detto il presidente della Banca centrale europea in un discorso tenuto a Bruxelles ricollegandosi al ruolo della BCE. “La Banca centrale non dovrebbe essere soggetta a influenze fiscali o politiche e dovrebbe essere libera di scegliere gli strumenti più adatti a svolgere il suo mandato. I legislatori dovrebbero pertanto tutelare l’indipendenza delle banche centrali”.

Draghi è stato coinvolto suo malgrado in una polemica nazionale dopo aver evidenziato il rischio di un aumento dei rendimenti obbligazionari nel contesto della disputa di bilancio dell’Italia con l’Unione Europea. Il responsabile della BCE ha usato la sua consueta conferenza stampa di giovedì, dopo la riunione politica della Banca centrale, per invitare il governo italiano a “ridurre i toni” e ha suggerito di perseguire politiche che riducano i costi di finanziamento, sinteticamente rappresentati da uno spread che permane sopra quota 300.

Dinanzi a tale affermazione, Luigi Di Maio ha risposto prontamente, accusando Draghi di avvelenare il clima. Ha poi aggiunto ulteriore tensione il capo della Commissione finanze del Senato, il leghista Alberto Bagnai, che ha dichiarato come che gli avvertimenti del presidente della BCE siano poco condivisibili.

Ad ogni modo, le tensioni tra la Banca centrale e i governi nazionali di riferimento non sono certe una novità e, spesso, concernono proprio quei territori in cui i movimenti populisti hanno guadagnato forza. La Banca d’Inghilterra, ad esempio, è stata spesso criticata dai sostenitori pro-Brexit per aver evidenziato i rischi economici dell’abbandono del Paese dall’UE. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ritiene poco ortodosso che tassi di interesse elevati possano favorire – piuttosto che frenare – l’inflazione, ha invece più volte attaccato la Banca centrale del Paese. Particolarmente di alto profilo sono le accuse del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui la Federal Reserve sta minando la crescita economica e scatenando una vendita delle azioni con i suoi aumenti dei tassi di interesse.

Ad ogni modo, proprio l’evoluzione italiana rappresenta un aspetto di cui tenere debito conto. Gli osservatori internazionali valutano la posizione tricolore come una delle principali indiziate per creare degli shock in seno all’eurozona, considerato che Roma sta cercando di giungere a un controverso obiettivo di disavanzo del 2,4% sul Prodotto interno lordo nel 2019, pur avendo un onere totale del debito pari a oltre il 130% dello stesso Prodotto interno lordo. La Commissione Europea ha respinto la sua proposta di bilancio, ma il governo Conte non sembra retrocedere sulle proprie convinzioni, aprendo pertanto un conflitto piuttosto netto tra le parti. Draghi è intervenuto anche in tal proposito, dichiarando di essere fiducioso che entrambe le parti siano in grado di giungere a un accordo, e ha poi insistito sul fatto che alla BCE è impedito finanziare i singoli governi (lasciando così intendere che in caso di criticità italiane, non esistono strumenti che possano essere indirizzati a sostenere tale specifico contesto).

Insomma, a ben vedere Draghi si trova in una posizione piuttosto difficile, dato che la BCE si prepara a limitare il suo programma di acquisto di obbligazioni per 2,6 trilioni di euro (quantitative easing) alla fine dell’anno. Come prevedibile, la cessazione di questa maxi campagna di acquisti netti minaccia di esercitare un’ulteriore pressione al rialzo sui rendimenti italiani, che sono già saliti ai massimi pluriennali, e una crisi finanziaria nel Paese potrebbe fare il resto, andando poi a ripercuotersi su altre economie della zona euro. Dunque, bene prolungare il quantitative easing per far passare questi contrasti? In realtà, una simile scelta potrebbe non solamente attirare l’accusa di agire nell’interesse di un singolo Paese, quanto anche creare numerosi riflessi molto significativi sui mercati, soprattutto valutari (ma non solo).

Draghi ha poi concluso ricordando che se le banche centrali dovessero entrare “in una forma di coordinamento con le autorità fiscali”, tale da ridurne l’indipendenza, tutto ciò “alla fine sarebbe autolesionista”. Il numero uno dell’Eurotower ha quindi infine aggiunto che le autorità fiscali avrebbero con un incentivo a utilizzare la politica monetaria per raggiungere altri obiettivo e che questo finirebbe con il realizzare una politica monetaria dominata dal punto di vista fiscale, cosa che “la storia dimostra essere incoerente con la stabilità dei prezzi nel lungo periodo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *