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Bartelle (M5S): “Inaudito antiabortismo a Verona”

Venezia – “E’ terrificante e inaccettabile  come, al giorno d’oggi, possano esistere ancora ideologie così deviate e pericolose, al punto da essere in grado di far approvare una mozione in un consiglio comunale importante come quello di Verona”. Sono parole della consigliera regionale penta stellata Patrizia Bartelle, pronunciate dopo aver studiato, verificato i contenuti e le fonti citate nella mozione antiabortista approvata dall’assise consiliare veronese.

”Una mozione – continua Bartelle – apertamente schierata con le falangi più oltranziste dell’anti abortismo. Un atto per il quale dobbiamo invocare il rispetto della Costituzione (articolo 97) e della legge 194/78, e intervenire anche a livello regionale per far si che la Regione, come previsto dall’articolo 9 della legge. 194, controlli e garantisca l’attuazione del servizio di interruzione di gravidanza anche attraverso la mobilità del personale”.

La consigliera regionale entra anche nel dettaglio, riportando le fonti citate nella mozione. Ecco le sue citazioni:

Sul sito di “libertà e persona”, in un articolo dello scorso 7 Ottobre, si legge: “la mentalità sessantottina infatti ha avviato un certo giovanilismo, un’idolatria del giovane, che sotto colore di rispettarne la dignità e di soddisfarne le esigenze, in realtà gli è dannosissima, perché affidandogli un potere e un’autorità che non ha, lo si abbandona a se stesso ed accontentandolo nelle sue passioni disordinate, ne fa un vizioso e un maestro di vizi.”

In un altro del 5 Ottobre, intitolato “femminismo contro immigrazione?” viene minimizzato lo schiaffo dato da un uomo ad una donna riferendo che “sull’abbigliamento delle donne non ci dilunghiamo certo, ma siamo arciconvinti che spesso e volentieri esso non sia conveniente e appropriato”.
Sul sito “provita” si teorizza che la “tecnica del maschio sterile” – nata per debellare la mosca tze-tze – sia stata utilizzata sotto forma di teoria gender sul genere umano da non meglio definiti fautori della “cultura della morte” nell’ambito di un “progetto di ingegneria sociale” di “evirazione degli uomini” i quali per questo “hanno pelle glabra, sopracciglia definite, usano creme, make-up, frequentano saloni di bellezza” e sono dipendenti da smartphone, tv, social e videogiochi i quali sarebbero pericolosi come le droghe.

Sul sito di “basta bugie” si legge: “un negro ti sbatte in terra, ti ruba il telefono e la bicicletta, ma se gli dai del «negro» passi i guai, mentre lui, dato il reato di lieve entità se ne va a piede libero a ri-delinquere nella strada accanto. E poi si meravigliano della valanga di voti leghisti. E poi chi l’ha stabilito che l’uso della parola «negro» è «dispregiativo»? Perché devono essere sempre i radical-chic a comandare sul linguaggio?”

“Inaudito, – evidenzia, concludendo, la consigliera pentastellata – e per questo ho chiesto al mio servizio giuridico di predisporre un progetto di legge regionale che depositerò  nei prossimi giorni, e va da sé che il suo insabbiamento o bocciatura costituirà titolo per affermare che anche in Regione Veneto, seppur sotto traccia, si sono insinuate correnti oscurantiste che mirano ad un ritorno all’era antecedente alla legge 194, quando molte donne morivano perché costrette a ricorrere all’interruzione di gravidanza clandestina”.

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