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Vicenza, per una città metropolitana

Vicenza – Strade, circolazione, rotatorie, dossi, barriere, bretelle, tangenziali, parcheggi. Tutto per l’auto privata. I primi cento giorni della nuova amministrazione comunale di Vicenza passati insieme all’assessore delle rotatorie; sindaco e il resto dell’amministrazione in vacanza. O dio, certo che alcune situazioni reclamavano urgenza ma tutto questo indaffarismo concentrato sulle strade, per meritevole che sia, va tutto a discapito del buon nome dell’amministrazione.

Per non dire di situazioni che meritavano altrettanta se non anche maggiore sollecitudine; solo per fare un cenno, è sulla bocca di tutti, il front office di via Torino che peggio di così non può esistere. E si potrebbero citare molte altre situazioni. Ma fermiamoci per un paio di considerazioni. La prima. Questa furia tutta stradale dovrebbe fare i conti con l’ambiente sempre più sofferente tanto che, in contrasto proprio con le attuali intraprese stradali, è già allo studio la giornata senz’auto; per quel che serve, meschino palliativo, è però segno di un evidente imbarazzo. Le strade, sistemate, riordinate, fossero pure sufficienti, nella migliore ipotesi mentre risolvono un problema ne creano altri non meno preoccupanti.

Sicurezza, tempi, economia, inquinamenti, intasamenti, aumentano esponenzialmente con l’ampliamento della rete stradale. Che nelle condizioni attuali non è neppure più proponibile per scarsità di aree libere e per i costi – espropri, costruzioni – troppo elevati per realizzarne di nuove – la pedemontana e la bretella, tanto inutile quanto dispendiosa e soprattutto devastante. Ma tant’è: strada uguale automobile, automobile chiama strada: motivo, si dice, di sviluppo e progresso! Eppure il rimedio c’è, anzi c’era.

La nostra provincia già fornita di ferrovia da Asiago a Noventa, da Recoaro, Chiampo, Arsiero, Schio, Bassano a Vicenza, era la meglio attrezzata; nostro vanto e invidia delle province. Riprendere quel tipo di infrastruttura non solo è un guadagno, ma oggi più che mai una necessità. Vicenza al centro di un sistema industriale, sociale, nel cuore del Veneto, è per sua natura città metropolitana e richiede perciò una mobilità, interna ed esterna, confacente alle sue esigenze.

Di qui la seconda considerazione. Ai nostri amministratori, in primis a quelli del capoluogo ma anche a tutti gli altri del territorio, l’elaborazione di un progetto di Vicenza. Da non considerare alla stregua di un ripostiglio a servizio del territorio – uffici governativi – provinciali – economici – sociali – religiosi – studi superiori – ma come centro di un sistema strutturato e coordinato con il territorio. Per una maggior efficienza delle attività ovunque esse si trovino, al centro come in periferia, e il minor dispendio di energie e di spazi con il maggior utile del potenziale disponibile.

Per quanto Vicenza si coordini col territorio al quale già offre, passivamente e senza alcuna compensazione, tutti i servizi di cui ha bisogno e il territorio a sua volta cooperi con il capoluogo per una miglior riuscita di questa complessa operazione. Oggi non mancano gli strumenti anche istituzionali con la provincia dei sindaci. Luogo appropriato non per superati campanilismi, ma per una visione complessiva e relative iniziative di governo del territorio.

Con vantaggi anche per le singole unità territoriali ma discendenti dall’azione in favore dell’intero territorio provinciale. Protagonisti di una visione globale: la (nuova) provincia e il capoluogo; a quest’ultimo in particolare il compito di suggerire e guidare l’azione dei sindaci riuniti. Ma prima l’amministrazione comunale di Vicenza elabori una visione del capoluogo, non per se stesso ma posto in relazione con il territorio; solo così si renderà credibile e potrà avviare quell’operazione di città metropolitana, con reciproche utilità tra capoluogo e territorio.

Giovanni Bertacche (info@bertacche.com)

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