Transumanza conclusa. 250 capi sbranati dai lupi

Bressanvido – “Vengono definiti animali da reddito, ma per noi sono i nostri animali. Vacche, capre, pecore ed altri animali di cui ci prendiamo quotidianamente cura, non sono soltanto il nostro lavoro, la fonde di reddito per mantenere le nostre famiglie, sono anche una grande passione, perché dietro all’attività allevatoriale c’è anzitutto un grande amore per gli animali”. Con queste parole il presidente dell’Associazione regionale allevatori del Veneto, Floriano De Franceschi, plaude alla 20esima edizione della transumanza, che dall’Altopiano di Asiago ha raggiunto oggi la fattoria Pagiusco, a Bressanvido, luogo storico di arrivo di questa camminata di uomini ed animali, che ha assunto negli anni un grande valore.

San Matio le vache torna indrio, ovvero San Matteo (21 settembre) le vacche ritornano. In tre giorni di cammino, per quasi 90 chilometri di percorso, i transumanti conducono la mandria di oltre 600 capi a casa, dove ogni anno ad accoglierla accorrono migliaia di persone. Bressanvido accoglie i suoi uomini e le sue vacche, organizzando una grande festa: due settimane per ballare, mangiare bene e bere buon vino. E così la transumanza più lunga d’Italia diventa la più grande Festa della transumanza.

“Il lavoro in malga è pesante, pieno di sacrifici e privazioni – spiega De Franceschi – ma è nel Dna di molti allevatori, che ogni giorno si alzano all’alba per prendersi cura dei propri animali. Negli ultimi anni, prima con l’orso, oggi con il lupo, abbiamo patito notevoli perdite. Quest’anno gli allevatori sono tornati in pianura con 250 capi in meno, animali sbranati dai lupi, che si sono diffusi anche sull’Altopiano di Asiago. La Regione ha fatto ciò che poteva, ma ora ad agire deve essere il governo centrale, con un disposizioni chiare ed attuate urgentemente, almeno per scongiurare che il prossimo anno si ripeta la medesima situazione”.

Spesso si ritiene che gli allevatori non mettano in pratica il benessere animale, anzi “sono accusati di maltrattamenti, sfruttamenti ed ogni altra nefandezza, ma di ciò che i lupi ed altri predatori fanno – prosegue il presidente dell’associazione degli allevatori –, e che è dimostrato dalle numerose foto di uccisioni, nessuno ha mai parlato. L’Altopiano di Asiago è ricco di eventi anche per la nostra presenza e la diffusione dei predatori mina pesantemente tutto ciò, con un impatto sul turismo e l’economia del territorio. Un territorio rischia di vivere una situazione di abbandono e noncuranza, che deriverebbe dall’allontanamento delle malghe da parte degli allevatori”.

Arav ritiene che i consumatori vogliano ancora portare in tavola i formaggi che hanno il sapore dei territori, realizzati con latte prodotto da vacche che mangiano nei pascoli con erba e fiori tipici della montagna. “Con questo spirito il prossimo 28 settembre alle 10 alla fattoria F.lli Pagiusco a Bressanvido – conclude De Franceschi – abbiamo organizzato il convegno sul tema Le filiere lattiero-casearie tra biologico, salutismo e fake news. Il ruolo strategico del sistema allevatori italiano, un evento che auspichiamo faccia riflettere e, soprattutto, speriamo porti chi ne ha facoltà ad assumere le giuste decisioni per il bene di cittadini ed allevatori”.

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