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La Sindrome della Regina Rossa di certi veneti

Vicenza – Nell’indipendentismo veneto la Sindrome della Regina Rossa – ovvero dover correre sempre più velocemente solo per rimanere sul posto – è presente da tempo. Un’analisi pubblicata recentemente ha suscitato molto interesse e consenso, oltre naturalmente a qualche critica sui social network dov’era stata rilanciata. Prenderemo quindi a pretesto una di queste osservazioni per approfondire ulteriormente l’argomento.

Un lettore (R. B.) ammette che le constatazioni fatte sullo stato dell’indipendentismo veneto sono corrette. Che c’è una brace che brucia sotto la cenere. Tuttavia sostiene che c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno, e chi mezzo vuoto. Che l’analisi critica pubblicata, rischia di fare il gioco degli avversari naturali (lui li chiama: gli Unionisti). Poi passa a rammaricarsi del fatto che ad essere eletto in Regione Veneto, nel 2015, sia stato Antonio Guadagnini e non Alessio Morosin, fondatore e guida del movimento «Indipendenza Veneta» (IV). 

Prosegue ammettendo che il tradimento del «Patto» (scritto e pubblicato) che ha portato alla creazione di «Stato Veneto» (SV), è moralmente ed eticamente disgustoso, ma asserisce che bisogna prendere atto che oggi solo quest’ultimo (=Guadagnini) può presentarsi alle elezioni regionali del 2020 senza l’impegnativo onere della raccolta firme. Pertanto l’intenzione di presentarsi uniti (SV + IV) resta per lui, e altri come lui, un’idea positiva in quanto si uniscono le forze per ottenere almeno i 200 mila voti del 2015. E conclude: saranno gli elettori indipendentisti a premiare o punire i singoli candidati della lista unita, favorendo quelli che si sono sempre dimostrati affidabili e coerenti. 

Questo preteso indipendentista veneto (che per tifoseria valuta “buono” Morosin, e “cattivo” Guadagnini) non vuole prendere atto che le azioni impolitiche di molto secessionismo veneto le hanno create gli stessi supposti separatisti. Non c’è solo Guadagnini che è “cattivo”. A ben riflettere nemmeno l’avvocato Morosin è tanto “buono” se lo si osserva come demolitore e costruttore di partiti pseudo federalisti, autonomisti, indipendentisti è stato abbastanza attivo. Si veda qui.

Molti ritengono che se al posto di Antonio Guadagnini fosse stato lui a consigliere regionale, quasi sicuramente non sarebbe cambiato nulla. Come non è cambiato nulla quando era insediato (dal 1990 al 1995 in quota all’allora Liga Veneta – Lega Nord, a quel tempo autonomista, federalista, poi indipendentista, secessionista e quant’altro affine), e considerato che non sono note azioni o proposte legislative che abbiano sortito effetti in nessuna delle suddette materie. 

Di più: come non considerare che allora quel gruppo contava sette consiglieri, più qualche altro “simpatizzante”? R. B. non sembra essere sfiorato dalla considerazione che “moralmente ed eticamente disgustoso” è non solo chi non rispetta i patti, ma anche coloro che turandosi il naso accettano di cooperare con il reo. E la questione dell’esenzione delle firme è appunto la questione assimilabile ai trenta denari di biblica memoria. Infatti, colpevole è chi commette una mancanza, come lo è chi ne è complice e sodale. 

Questo preteso indipendentista, “in nome del realismo politico”, scrive: «Non so quale nuovo ‘assetto istituzionale’ auspicare», e ciò delude molti elettori, poiché i catalani come gli scozzesi prima di loro sapevano a priori quale assetto istituzionale gli indipendentisti (una volta eletti) avrebbero realizzato. Non è così per l’indipendentismo veneto. Finora si sono letti opuscoli sull’autodeterminazione (alcuni peraltro ben fatti) che magnificavano, tra l’altro, il fatto che i 20-21 miliardi di euro (in realtà circa 15/16) che il Veneto “perde” con lo Stato italiano, sarebbero meglio impiegati.

Ma la sostanza è che per avere l’avanzo di quei miliardi bisognerebbe mantenere la stessa tassazione. A Indipendenza Veneta trascurano che secondo l’osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” (qui), in Italia, dal 2012 al 2017 sono stati 878 i casi di suicidio legati a motivazioni economiche, mentre 608 sono stati i tentati suicidi. I dati aggiornati al 2° semestre del 2017, hanno visto 56 vittime contro le 47 dei primi 6 mesi dell’anno, per un totale di 103 casi. In sostanza, anziché avere i politici “romani” che sperperano, avremmo i loro omologhi veneti a farlo, sempre a danno dei contribuenti autoctoni? Visto che nessuna proposta di riforma, in questa sola materia, è nota. 

Del resto nel suo sito istituzionale IV scrive testualmente: «[…] all’obiettivo dello Stato veneto indipendente possono infatti concorrere indistintamente soggetti idealmente schierati su posizioni differenti e spesso contrapposte. […] IV non tende a definire un modello sociale.», è dunque chiaro che questo movimento non non produrrà nessuna bozza di nuova organizzazione istituzionale. E prosegue: «il movimento dà la possibilità di operare con tutte le energie a disposizione, non per dividere, ma per unire tutte le componenti della società veneta verso il comune obiettivo dell’indipendenza del Veneto». Insomma, in SV + IV si punta tutto sull’elezione alla Regione Veneto, poi si vedrà. 

Pensare d’ottenere l’indipendenza per avere un’Italia in miniatura non sembra ai più la soluzione. Dopo di che, proprio l’esperienza Guadagnini dovrebbe convincere che la prefigurazione della soluzione dei problemi dell’autodeterminazione va fatta a priori, perché dopo i politicanti, avendo il potere, troveranno sempre le scappatoie per non cederlo. I fautori della secessione esaltano il referendum per l’autonomia (vinto in Veneto con circa 2,3 milioni di voti); ma questo, appunto, è per l’autonomia. Se politicamente qualcuno lo legge in maniera diversa fa parte delle strumentalizzazioni della politica. Infatti, è da dimostrare che quei milioni di voti sarebbero tutti per la separazione. Proprio perché i veneti sono messi come la Catalogna, è ingenuo se non strumentale ai politicanti, voler far credere di poter cambiare il governo con il consenso del governo. È un ossimoro, appunto! 

L’indipendentismo veneto, poi, infarcisce i propri discorsi con il desiderio d’avere una democrazia simile a quella svizzera. Però azioni concrete per ottenere il corretto uso di tali strumenti: referendum, proposte di legge e di delibera d’iniziativa popolare, recall o revoca dei “rappresentanti” prima della fine del loro mandato, ed altro ancora, che a livello locale ci sono (e, ovviamente, sono stati edulcorati dalla partitocrazia) non se ne sono ancora viste. Altri sono i soggetti impegnati a produrre petizioni in questa direzione. Già nel 2013, per esempio, ne hanno depositate alle Regione Veneto (qui) e altrove. Gli Statuti del Comune di Vignola (MO), [vedi Art. 9 – Gli Istituti di Democrazia Diretta, e successivi (qui) o quello della Provincia di Bolzano (qui), solo per non formulare un lungo elenco, ci dicono che è possibile.

Ci sono domande provocatorie – ma non tanto – alle quali SV + IV non sanno o non vogliono rispondere: 

  1. Come mai nessun pseudo leader indipendentista veneto si è mai speso per ottenere i corretti strumenti di democrazia diretta a livello di Enti Locali? 
  2. Che cos’è la democrazia diretta se non un deterrente per gli abusi del potere?
  3. Perché invece di spendersi in elezioni infruttuose o scarsamente premianti, gli attivisti di queste formazioni non operano per “dare l’assalto” con petizioni ad hoc ai vari Statuti di Comuni, Province e Regione per l’introduzione di corretti istituti di democrazia diretta? Bolzano docet!
  4. La partitocrazia, ovviamente, metterà i bastoni tra le ruote, ma queste azioni non potrebbero avvantaggiarsi della «affezione» dei cittadini-elettori-contribuenti veneti più di quanto non sia ora possibile?

Alcuni osservano semplicemente che non è saggio giocare con le carte truccate dell’avversario (elezioni). Le vicende dell’indipendentismo catalano sono lì a far riflettere. R.B., da “tifoso”,  non prende nemmeno in esame che Alessio Morosin è comprensibilmente un ambizioso. E in questo non c’è nulla di male, s’intende. Egli conosce le leggi elettorali italiane, e sa perfettamente che non è facendo il gregario che potrà essere eletto.

Salvo un caso fortuito come quello materializzatosi con Antonio Guadagnini. Di qui il “girovagare” di entrambi dentro e fuori partitini di nessuna potenza elettorale, e scarsa o nulla progettualità istituzionale. Morosin (e i suoi sostenitori), quello di buono che può aver fatto, è da semplice cittadino (la promozione della risoluzione 44/2012 dal titolo: “Il diritto del popolo veneto alla compiuta attuazione della propria autodeterminazione”, presentata il 5 ottobre 2012 da 21 Consiglieri in carica, e approvata il 28 novembre 2012.

Ancora, il 28 aprile 2015 Morosin partecipa a Roma alla discussione della Corte costituzionale per sostenere la L.R. 16/2014 relativa al referendum consultivo sull’indipendenza. Una partecipazione in difesa della legge, ovviamente, che tuttavia sarà cassata dalla suprema corte che dichiara inammissibile l’intervento dell’associazione Indipendenza Veneta. L’unico vantaggio appare quello professionale, laddove un ambizioso avvocato ha avuto modo di esercitare in un così alto Foro.

In questo panorama c’è chi valuta più positive le iniziative politiche dei cittadini organizzati, ma non in forma di movimento politico o partito tradizionale. Viste proprio le esperienze citate di Bolzano, Vignola (Modena) e altrove, sembra che non sia indispensabile sedere nelle istituzioni. Non sono pochi coloro che sostengono che se Morosin (& Co.) ha voglia di fare, può continuare a farlo da “uomo qualunque”. E dunque, perché non si spende e incoraggia i suoi seguaci per ottenere strumenti di democrazia diretta reali ed efficaci? Chi non è d’accordo sul fatto che la democrazia diretta è un deterrente per gli abusi del potere?

Che l’avvocato Morosin possa avere ambizioni a diventare “rappresentante” in Regione o altrove lo si può comprendere. Non per questo in molti sono disposti a concederli la loro approvazione politica. E questo, ovviamente, vale anche per chiunque altro abbia le sue “strategiche” idee, e voglia percorrere la stessa strada politica. Del resto la stessa Catalogna sembra avviarsi ad una diversa autonomia, ed il loquace ed eclettico Luca Zaia su questo si sta impegnando.

Un gran numero di elettori sono convinti del fatto che se le liste degli indipendentisti prendono circa il 2%, è perché non è chiaro il loro progetto istituzionale. Non è poi con un partito che si rivoluziona il “sistema partitocratico”. L’esperienza della Lega Nord, dell’Italia dei Valori, del M5S e altri ancora, è lì a documentarlo. Erano dei “rivoluzionari”, degli antagonisti; sono diventati parte del problema partitocratico. Piuttosto alcuni auspicano altre possibili aggregazioni in sostituzione della forma partito tradizionale. Si prefigura la nascita di «organizzazioni single issue» (per singola questione), in grado di riunire i propri aderenti su obiettivi specifici e destinate a sciogliersi una volta raggiunto lo scopo prefissato.

Gli iscritti sarebbero così affrancati dall’esigenza di assicurare una fedeltà irrazionale ed eterna; e verrebbe meno l’oppressione di una struttura organizzativa votata alla conquista del potere, innanzitutto attraverso il ricorso alla corruzione ed al clientelismo, tipica della partitocrazia. L’esperienza di Bolzano è lì a confermare la praticabilità della proposta. Mentre per le candidature e le elezioni un metodo (del resto in essere anche nella Serenissima Repubblica di Venezia) potrebbe essere quello del ballottaggio. A questo punto c’è chi si chiede se SV + IV sarebbero più coerenti laddove anziché definirsi indipendentisti si qualificassero per quello che appaiono: autonomisti. Ovviamente chi non vuole impegnarsi nell’esercizio della riflessione speculativa è libero di farlo, ma non per questo otterrà l’indipendenza del Veneto.

Enzo Trentin

2 Commenti

  1. Giannantonio Zanolli

    Penso che vada compiuta una specie di evoluzione culturale per cui autonomismo ed indipendentismo oggi legati a sentimenti di appartenenza territoriale e di ” identità di popolo ” , debbano invece riconfigurarsi sulla base del diritto alla auto determinazione ( politica ) come diritto esistenziale individuale.
    Certo l’ambito più prossimo è quello del Comune, però questo diventa possibile solo se il riconoscimento alla sovranità viene spostato anche culturalmente da un ipotetico ” popolo ” alla persona che sceglie di farsi cittadino tra cittadini.
    A questo cittadino va riconosciuto il completo diritto alla decisione politica e questo grazie a strumenti ed occasioni reali di democrazia diretta oggi ancora più possibili grazie alla telematica.

    A Francesco Nicola Cima sulla ” IDAE ” .. dico che già oggi le macchine potrebbero garantire benessere generale, ma considerato che ci sono ancora 800 milioni di sottonutriti con centinaia di migliaia di morti di fame all’anno, per non dire delle guerre, considero che le macchine non sono la soluzione se non sono orientate ad esserlo.
    La soluzione non può che arrivare da una scelta politica frutto di reale consapevolezza umana .
    Il sistema ideale non è quello in cui la vita si adatta alla macchina, ma viceversa quello in cui la ” macchina ” è progettata, gestita, posseduta, orientata, controllata, pienamente da una vitale, libera, aperta, informata e partecipata consapevolezza comune.
    Diversamente spostiamo la responsabilità fuori dall’uomo con i pericoli connessi al fatto di ritrovarsi con una nuova religione in cui il dio è la ” macchina “.

  2. Sono d’accordo con Trentin, quando afferma che non servono partiti e/o movimenti indipendentisti, ma è invece importante a livello comunale, provinciale, regionale promuovere strumenti di “Democrazia Diretta” (dico io con valore di voto (per evitare derive emotive e populiste), con Referendum come sono contemplati nella Repubblica Federale Svizzera, senza distorsivo quorum . Via i partiti sostituiti da organizzazioni che si possano formare per conseguire un preciso obbiettivo e si sciolgano dopo averlo conseguito. Il !Valore di Voto” consiste all’atto del voto il rispondere a un questionari con un numero di “10” domande estratte a sorte per ogni singolo elettore da un minimo “100” a un massimo “200”. Ogni risposta esatta varrà un punto, La maggioranza sarà conseguita da coloro che avranno ottenuto il punteggio maggiore. Si potrebbe anche dire che ogni punto vale un voto. Il “Diritto di “Autodeterminazione” delle popolazioni locali, per potere funzionare necessita di una approvazione Europea, che ne sostenga la validità, senza interporre vincoli e cavilli giuridici, ma possa essere esercitato in modo semplice da parte della popolazione locale richiedente, sia che essa rappresenti il Comune o più Comuni. La Provincia o più Province, la Regione(regioni da ridefinire.
    Comunque le risoluzioni a livello mondiale, sil pianeta Terra, create dalla Scienza e sue applicazioni tecniche sono sempre più complesse e oggi non sono più risolvibili dagli esseri umani che mostrano le loro limitate capacità.
    L’Intelligenza Digitale Auto-Evolutiva(abb. IDAE) è figlia dell’intelligenza umana, ma il salto non è generazionale, ma epocale. L’era del genere umano, dove lo stesso ha dominato sul pianeta volge al termine e la nuova era della “IDAE” che la sostituisce,…

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