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Antonio Albanese nel suo personaggio di Cetto La Qualunque, straordinaria parodia di certa politica italiana
Antonio Albanese nel suo personaggio di Cetto La Qualunque, straordinaria parodia di certa politica italiana

Politica, la violenza omicida dei governi 

Vicenza – È celebre la sua frase di Carl von Clausewitz: «La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.» L’azione di governo di una comunità la politica, quindi, è gerarchicamente superiore alla guerra che la utilizza come strumento per i propri scopi. Non è possibile concepire un progetto bellico se non sussiste una comunità politica, per quanto primordiale, che lo decida. La politica, dunque, è qualcosa di molto più crudele della guerra. E la democrazia dovrebbe fornire i mezzi e gli strumenti per rendere quest’attività primaria dell’uomo in qualcosa di meno truce, inumano e tirannico.

Tuttavia Rudolph J. Rummel, che ha svolto la sua carriera universitaria raccogliendo dati su guerre e violenze collettive, in una prospettiva orientata verso la loro risoluzione o eliminazione, coniò il termine democidio per descrivere un omicidio commesso dal governo. Le sue ricerche sostengono che il numero di persone morte per democidio nel ventesimo secolo è sei volte superiore a quello delle vittime di tutte le guerre di tale secolo.

Il termine democidio descrive un omicidio commesso dal governo: «Le Democrazie moderne si riducono a libera concorrenza politica per raggiungere gli strumenti per la concentrazione del potere e della violenza, i poteri arbitrari di legiferare, espropriare, e di tassare senza consenso (mezzi politici di acquisizione della ricchezza). Una gara che favorisce i soggetti peggiori, i talenti politici aggressivi e più pericolosi a scapito di quelli difensivi e pacifici. Una competizione che incentiva abilità come la demagogia moralmente disinibita, la ciarlataneria, la menzogna, il sotterfugio, l’opportunismo e la corruzione. La statalizzazione democratica stimola l’abilità di imprenditori politici, di lobbisti senza scrupoli, ed è il miglior sistema per assicurare che uomini pericolosi riescano ad arrivare al governo.»

Lo spettacolo deprimente che offrono le elezioni dei candidati proposti dai partiti politici della penisola di Arlecchino & Pulcinella, è sotto gli occhi di tutti oramai. Sicuramente quel 50% e più di aventi diritto al voto che si rifiutano d’andare ai seggi, ha constatato che il proprio voto non servirà che a legittimare le persone che metteranno in essere i comportamenti più disinibiti, disinvolti e spigliati. Per usare degli eufemismi, s’intende.

È dei nostri tempi la constatazione di una tassazione spietata, a fronte della quale non ci sono servizi pubblici degni di tale nome. E il territorio nazionale cade letteralmente a pezzi anche indipendentemente dai fenomeni naturali. Si concepisce la politica come uno strumento per favorire gli amici, gli “affezionati”, e coloro che possono favorire non già i cittadini per i quali lo Stato esiste, bensì la casta politico-burocratica, che da tax consumers si comporta in maniera parassitaria, e con oscurità mentale ignora il vero interesse dello Stato.

Un esempio? Francesco Lorenzetti è un imprenditore (una rarità in un Paese zeppo di “prenditori” che si distinguono nell’ottenere concessioni statali), che mette una volta di più in evidenza come l’Italia sia un paese nemico dell’impresa e di chi vuole lavorare. Un paese di parassiti alla ricerca di prebende e redditi di cittadinanza, di stampa che più che essere il cane da guardia del potere, è il cane da compagnia o da riporto di politici dediti – nel migliore dei casi – alla mala gestio.

Scrive Lorenzetti: «Ho aperto la mia prima startup in Italia. Il primo anno ho pagato 2000 euro di notaio, 2500 euro di capitale sociale, 3200 euro di minimo Inps (pur essendo a reddito zero), 800 euro di Camera di commercio, 500 euro  di vidimazione dei libri sociali, Ici, Irpef, Irap. Ho poi aperto un’altra startup a Londra, e il primo anno ho pagato 47 pounds per aprire l’azienda. Punto. Le tasse ho cominciato a pagarle un anno dopo, ed erano molto più basse. Niente cazzate tipo notaio o Camera di commercio. Un altro mondo, seppure anche in Uk siano molto socialisti.»

È importante identificare i politicanti. Essi si dividono in tre categorie:

  • quelli che rubano (i disonesti)
  • quelli che non rubano, ma sanno che altri lo fanno però tacciono (gli onesti del cavolo)
  • quelli che non rubano, ma tacciono perché non hanno capito che altri lo fanno (gli stupidi).

Costoro svolgono l’attività politica con scarsa competenza, per lo più con mire ambiziose e per trarne vantaggi personali. Hanno sempre in bocca le grandi e nobili parole e la solenne indignazione, ma si tratta di persone faziose e intriganti, dedite agli intrallazzi. Si occupano solo degli affari propri a danno di tutti gli altri, principalmente di ogni singolo cittadino. È significativo come in moltissime città sia stato eretto un grande monumento dedicato a questo o quel politicante (quasi mai a veri politici).

In recenti ricerche, le più stimate università americane hanno trovato la presenza di cellule cerebrali, rarissime in questi individui, candidati nelle passate elezioni. Ovviamente i veri politici, gli uomini di Stato lungimiranti, sono pecore nere da emarginare dal gruppo, che raramente sono elette. La “fauna” politicante, naturalmente, avverserà sempre ed in particolare la democrazia diretta e i referendum che ne sono un logico contorno, perché essa vive (c’è bisogno di scomodare il Machiavelli?) con un solo scopo nella vita: conquistarsi prima, e conservare e ampliare dopo, il potere di gestire una ricchezza pubblica che non gli appartiene.

E per ottenere questo è disponibile a qualsiasi sacrificio, anche morale. Per questo il politicante è sempre uno squallido individuo, e per questo gli resta intollerabile che gli sia tolta, con la democrazia diretta (i referendum ed altro affine), la possibilità di essere lui a maneggiare il denaro di tutti (spesso, troppo spesso stando alle cronache, intascandone anche un po’). A Vicenza chi sono i politicanti che si oppongono alla democrazia diretta?

Luciano Spiazzi

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