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Pfas, acqua bene di tutti o mezzo per fare profitto?

Venezia – Vicenda dell’inquinamento da Pfas e affini sempre più scottante in Veneto, e azienda Miteni sempre più sulla graticola. Anche la politica si muove, su questo fronte, con più frequenza ed incisività in questi giorni, in particolare lo fa l’opposizione consiliare regionale, con i due consiglieri Guarda (Amp) e Zanoni (Pd) che hanno presentato una mozione chiedendo che la Regione rimuova il sito Miteni e proceda immediatamente con le bonifiche.

“Sono ormai trascorsi cinque anni – sottolineano Guarda e Zanoni – dalla comunicazione sulla presenza di Pfas negli acquedotti e dall’identificazione della contaminazione sotto la Miteni. È assurdo pensare che solo oggi, dopo le due caratterizzazioni realizzate, si venga a certificare l’esistenza di un inquinamento riferibile all’attività di Miteni degli ultimi quattro anni. Ora basta: i tempi per una bonifica sono ampiamente maturi e la Regione ha tutti gli strumenti per procedere”.

“Da anni sollecitiamo controlli e iniziative cautelative sull’attività dell’azienda – continuano i due consiglieri regionali -, anche attraverso l’applicazione della norma del Piano di tutela delle acque, recentemente introdotta da questa giunta, che parla di protezione delle aree di ricarica della falda, come Trissino, con l’immediata rimozione o delocalizzazione dei siti contaminanti o potenzialmente contaminanti. La risposta data all’epoca dal presidente Zaia, era che Miteni non è attualmente fonte di pressione, ma che l’inquinamento apparteneva al passato, cosa che oggi, dopo le verifiche della provincia, scopriamo non essere vera”.

“Con la mozione presentata oggi assieme al capogruppo del Pd Fracasso, – concludono – chiediamo di applicare immediatamente il Piano di tutela delle acque così da consentire, senza ulteriori ritardi e proroghe, l’effettiva bonifica del terreno sottostante il sito Miteni”.

Anche la pazienza dei cittadini, ed in particolare dl comitato Mamme Non Pfas, sembra esaurita, anche nei confronti dei livelli più alti, ad esempio quello europeo che dovrebbe stabilire regole certe e limiti accettabili riguardo alla presenza di sostanze nocive per la salute nelle acque potabili. “Dopo un’attenta valutazione e studio della nuova direttiva europea sulle acque potabili – stigmatizza invece oggi Mamme No Pfas – abbiamo ritenuto inaccettabili i limiti sui perfluorati e abbiamo deciso di inviare una serie di osservazioni critiche per mettere al corrente la Commissione ambiente europea delle gravi conseguenze sulla salute delle persone, dell’ambiente e dell’economia, derivanti dall’inquinamento da Pfas. Conseguenze vissute in prima persona dagli abitanti del Veneto.

“Abbiamo inoltre chiesto – concludono gli attivisti –  di avere al più presto un’audizione presso la Commissione ambiente europea per esporre le nostre ragioni di fronte a coloro che hanno la grande responsabilità di decidere se dovremo continuare ad essere avvelenati o se, finalmente cambierà l’approccio nei confronti dell’acqua: da bene da sfruttare, avvelenare e su cui fare profitto, a bene comune da tutelare e da garantire a tutti”.

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