“Orsi & uomini” al Museo naturalistico archeologico

Vicenza – Non sarà un’invasione, come nel romanzo di Dino Buzzati “La famosa invasione degli orsi in Sicilia”, ma al Museo naturalistico archeologico di Vicenza è già arrivato un orso, anzi uno scheletro di orso delle caverne. Ursus spelaeus, una specie estinta oltre 24 mila anni fa, che in posizione eretta poteva raggiungere i 3,5 metri di altezza. Lo scheletro, ricostruito con resti ossei recuperati nel corso degli scavi archeologici nella cavità della Grotta del Broion, a Longare, e conservato al Museo del dipartimento di studi umanistici “Piero Leonardi” Sma (Sistema museale di ateneo) dell’università di Ferrara, arriva in prestito al museo di Vicenza per arricchire la nuova mostra “Orsi & uomini – Una preistoria dei Colli Berici”

L’esposizione, visitabile fino  al 30 giugno 2019, verrà inaugurata venerdì 28 settembre, alle 11, e saranno presenti la  consigliera comunale di Vicenza Caterina Soprana, presidente della commissione Sviluppo economico e attività culturali, il conservatore del museo vicentino, Antonio Dal Lago,  l’archeozoologo dell’università di Bologna Matteo Romandini e Silvano Paiola, autore delle foto esposte. L’allestimento è curato da archeologi delle università di Ferrara e di Bologna, da anni impegnati in progetti internazionali per le campagne di scavo in grotte e covoli dei Berici. A seguire, ci sarà la Maratona di lettura, che avrà come protagonista il rapporto tra uomo e orso, a cura di Tessitori di voce e di chi, tra il pubblico, vorrà partecipare.

“Il complesso rapporto di convivenza e di competizione – spiega in una nota il Comune di Vicenza – tra gli orsi e gli uomini per lo sfruttamento del territorio e delle sue risorse, sarà qui declinato attraverso l’analisi della documentazione di resti ossei di plantigradi e di strumenti in selce usati per la caccia o per la macellazione delle prede, provenienti da ben sette siti archeologici distribuiti nei nostri colli. Il titolo, Orsi & uomini riflette non solo una pluralità numerica, ma anche una pluralità di specie presenti nel nostro territorio in un periodo compreso tra i 200 mila e i 23 mila anni fa. Che nelle grotte dei Berici avessero lasciato testimonianza della loro presenza, prima l’Homo neanderthalensis e poi l’Homo sapiens era noto, ma che si fossero succedute più specie di orso è un dato recente”.

Agli aspetti preistorici è affiancato un ricco reportage fotografico di Silvano Paiola, che documenta la presenza in natura dell’orso appartenente alla specie Ursus arctos, segnalata in Europa e recentemente anche nelle nostre montagne. Le riprese sono state eseguite in Finlandia e in Slovenia. La mostra, al cui allestimento hanno collaborato tre studenti del liceo Quadri nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, è inserita nel Poft, Piano dell’offerta formativa territoriale. Durante il periodo di apertura della mostra il Museo ha in programma l’organizzazione di eventi di approfondimento e laboratori didattici sul tema dell’esposizione. La mostra sarà aperta al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 17. Ultima entrata alle 16.30.

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