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Mamme No Pfas: “Vergogna altri 60 giorni alla Miteni”

Vicenza – “Abbiamo appreso che ieri la Conferenza dei servizi ha concesso alla ditta Miteni 60 giorni per la redazione di un piano di bonifica, dopo ben quattro anni impiegati per la caratterizzazione del suolo. I cittadini non hanno più tempo, e le istituzioni dovrebbero sapere bene quanto ci sta costando la filtrazione dell’acqua, le indagini sanitarie e tutti gli altri flagelli comminateci da una produzione industriale senza scrupoli”.

E’ quanto scrive in una nota oggi, Mamme No Pfas, l’agguerrito comitato di cittadini che da troppo tempo ormai chiede, per lo più inascoltato, acqua pulita per i propri figli nel Veneto contaminato dai Pfas. Insomma, basta dar tempo alla Miteni, sembrano voler dire gli attivisti, sono troppo anche questi 60 giorni concessi prima di iniziare una bonifica del sito industriale di Trissino. Una risposta dura anche alla nota di oggi dell’azienda, nella quale si voleva far passare l’idea di una buona volontà da parte di Miteni, idea subito smentita dalla Regione e dallo stesso assessore competente.

“Non abbiamo più tempo – scrivono gli attivisti di Mamme No Pfas -. Vogliamo conoscere i dati della caratterizzazione del sito che sembrava non dovesse finire mai. Vogliamo che vengano imposti da subito i tempi per la bonifica. Vogliamo che la Miteni si faccia carico di tutti i costi indotti dall’inquinamento. Vogliamo che la sedia su cui si siede la Miteni quando, vengono convocate le Conferenze dei servizi, sia scomoda e non accogliente come appare dalla dichiarazione della stessa ditta che ha definito l’incontro di ieri costruttivo”.

“Chiediamo – conclude il comitato No Pfas – che vengano resi noti i nomi di chi, per Arpav, Provincia di Vicenza e Comune di Trissino, era presente all’incontro con Miteni durante la Conferenza dei servizi. Noi pensiamo che negli intrecci burocratici tra concordato in continuità, costi di bonifica e responsabilità dell’azienda, rimanga impigliata qualche legge per impedire che sia fatta giustizia. Bonifica subito e se sarà necessario sequestro immediato della fabbrica. Non devono essere concessi altri mesi a questa azienda. Chiediamo alla magistratura: date l’esempio”.

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