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Definireste il padre di questo bambino un "migrante economico"? (Foto tratta dal sito www.change.org)
Definireste il padre di questo bambino un "migrante economico"? (Foto tratta dal sito www.change.org)

Decreto sicurezza, piccola riflessione popolare

Vicenza – Quando finirà in Italia questa eterna campagna elettorale, questo continuo fare scelte, da parte dei governi e della politica, al solo scopo di raccogliere consensi? Quando cambierà finalmente qualcosa? Non ci sembra infatti che stia cambiando alcunché, nonostante gli slogan e gli appellativi come quello di “governo del cambiamento”. A meno che per “cambiare” non si intenda aumentare il già grande discredito internazionale che appanna l’immagine del nostro paese.

Rischiamo infatti di essere visti nel mondo come una nazione razzista, che respinge in mare i disperati che cercano una possibilità di vita nella ricca Europa. Disperati che, si badi bene, abbiamo ridotto noi, occidente sviluppato e consumista, a quella disperazione. Lo abbiamo fatto prima con il colonialismo, e poi spremendo sempre più le risorse dei paesi che chiamiamo “Terzo mondo”, fomentando guerre sulle quali i peggiori squali del capitalismo si arricchiscono, e che, più in generale, consentono al “Primo mondo” un agevole controllo sulle risorse di quelle nazioni.

“Migranti economici”, così inoltre alcuni definiscono quei disperati che, a rischio della vita, fuggono da situazioni di miseria che noi neanche possiamo immagine, che letteralmente cercano di sottrarsi ad una orribile morte per fame. Intanto, in Italia, c’è una parte del potere che lucra sulla loro disperazione, gestendo un’accoglienza che non accoglie e che è servita ad arricchire trafficanti di esseri umani e loro sodali. Un’altra parte del potere, invece, strumentalizza i migranti facendo leva su paure ingiustificate, per raccogliere facili voti e per giustificare un giro di vite poliziesco e repressivo, che limita le libertà di tutti, cercando insomma una svolta a destra, magari autoritaria, della nostra società. Nessuno (o quasi) vuole invece davvero cambiare qualcosa nel cosiddetto Terzo mondo.

Quanto al “governo del cambiamento”, lo vediamo partorire il Decreto sicurezza, accostando la parola criminalità al concetto di immigrazione. E tutto questo, si badi bene, in un contesto sociale nel quale i reati sono invece diminuiti rispetto al passato. Non c’è alcun bisogno insomma di un maggior contrasto alla criminalità, che è tutt’altro che aumentata rispetto agli anni e ai decenni passati. Ci sarebbe invece bisogno di un’opera di prevenzione su questo fronte, ma non la si fa con più armi e più repressione. La si fa invece facendo star meglio tutti, creando lavoro, opportunità, e sottraendo mano d’opera (anche quella dei migranti) alla criminalità organizzata.

E a proposito… La si fa contrastando davvero, anche e soprattutto sul piano finanziario, le grandi organizzazioni criminali, la si fa con leggi che colpiscano la corruzione, gli illeciti economici e fiscali, il clientelismo e la logica meschina e perversa della raccomandazione, del favorire sempre e solo gli amici degli amici. Questo sarebbe cambiamento, non il taser alla polizia locale per sparare al migrante di colore, il cui aspetto è una nota stonata nei nostri eleganti centri storici. Certo, una politica come questa richiede coraggio, richiede di avere una visione e di non essere proni davanti ai potenti che tengono da sempre in ostaggio il paese. Richiede di essere degli statisti insomma, non persone che vanno alla ricerca di qualche voto in più per sopravvivere qualche anno sulla poltrona.

Francesco Oriolo

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