lunedì , 26 Aprile 2021

“Cibo sano prodotto in Italia”. Un incontro di Coldiretti

Sarego – Come riconoscere il vero made in Italy è il dilemma che Lorenzo Bazzana, responsabile dell’Area economica della Confederazione nazionale Coldiretti cercherà di sciogliere in occasione dell’incontro pubblico sul tema “Cibo sano prodotto in Italia”, in programma il prossimo 21 settembre alle 20.30 nella sala civica in via Valle 41, a Sarego (VI).

Il falso “Made in Italy” sta spopolando in tutto il mondo, sottraendo nuovi mercati ai veri prodotti di casa nostra. Questa economia parallela, che utilizza denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere e commercializzare prodotti che non hanno nulla a che fare con il Belpaese, è conosciuta come “Italian sounding”. Il risultato di questa “agropirateria” si traduce in vero e proprio schiaffo all’immagine del nostro Paese, al quale si aggiunge il danno economico.

Stiamo parlando dell’italian sounding… “Può essere semplicemente un prodotto che riporta una bandiera tricolore – spiega Lorenzo Bazzana – ed occhieggia a quella che può essere una provenienza più o meno reale dall’Italia, ma anche un prodotto che ha un nome italiano, il nome di una località geografica, di un monumento, di un personaggio storico, oppure un prodotto che richiama, magari storpiandolo il nome di una denominazione italiana”. Così nasce il ‘parmesan’ ed altri prodotti che richiamano un’italianità che non esiste.

Una situazione che comporta danni all’immagine del Paese, ma anche economici… “L’agropirateria toglie spazio al vero made in Italy – aggiunge Bazzana – e ciò determina non solo un danno d’immagine, ma anche economico. Oltre centomila posti di lavoro si stima potrebbero essere recuperati nel nostro Paese se ci fosse la possibilità di esportare una maggior quantità di prodotti che ad oggi sono oggetto di agropirateria. Indicativamente i danni economici legati a questo fenomeno si aggirano attorno ai 60 miliardi di euro”.

“Per combattere l’agropirateria esistono diversi strumenti, come gli accordi bilaterali – conclude Bazzana – ma sarebbe opportuno che queste politiche fossero maggiormente rispettose del made in Italy. Faccio un esempio, recentemente è stato ratificato dall’Unione Europea l’accordo Ceta con il Canada che in teoria dovrebbe tutelare i nostri prodotti e le nostre denominazioni. L’accordo, tuttavia, crea una voragine. Questo perché vengono riconosciuti solo alcuni prodotti italiani, la maggior parte del nord e pochissimi del centro e del sud. In secondo luogo viene concesso al Canada di continuare ad utilizzare alcune nomenclature italiane, nell’ottica di un’errata mutualità”.

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