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Vicenza, c’è il corso di architettura palladiana

Vicenza – Ha preso il via, oggi, 30 agosto, al Palladio Museum di Vicenza,  la 60esima edizione del Corso sull’architettura palladiana, organizzato dal Centro internazionale di studi di architettura Andrea Palladio e dedicata alla memoria di Renato Cevese, fondatore del Cisa Andrea Palladio e ideatore di questa iniziativa. Dal 1958 il corso palladiano porta ogni anno in Veneto architetti, storici dell’arte, appassionati, per una maratona di sette giorni con le architetture del grande architetto rinascimentale. Il corso prevede lezioni in aula e seminari negli edifici.

Oltre cinquanta architetti e storici dell’arte di diverse nazionalità avranno la possibilità di visitare pressoché tutti gli edifici palladiani a Vicenza e nel Veneto. “Mai come quest’anno – spiega una nota del centro studi vicentino – istituzioni statunitensi, come Save Venice e Poplar Forest, hanno voluto appoggiare l’iniziativa, mettendo a disposizione borse di studio. Lo stesso hanno fatto, a Vicenza, l’associazione Non è l’età e donatori privati, permettendo a giovani studiosi, italiani e stranieri, di frequentare il corso. Per questa edizione è stata proficua la collaborazione con l’Ordine degli architetti di Vicenza, che ha concesso crediti formativi ai suoi iscritti.

L’edizione 2018 dello storico corso sull’architettura palladiana è dedicata a “Palladio e Mantova”. È un modo per dare sostanza all’intuizione, diffusa fra gli specialisti, della centralità di Mantova e dei suoi artisti nella formazione del celebre architetto veneto.

“Quando, nel dicembre del 1542 – spega infatti ancora la nota – , Giulio Romano decise di venire a Vicenza per risolvere l’annoso problema del progetto della Basilica, Palladio ne fu così impressionato da andargli incontro a Mantova e accompagnarlo in città. Il giovane Andrea era allora un tagliapietra di talento, ma non ancora riconosciuto come architetto. Si trovò davanti un uomo elegantissimo, vestito di nero come lo aveva ritratto Tiziano, a proprio agio nel gran mondo della corte mantovana e capace di discutere i suoi progetti da pari a pari anche con gli aristocratici vicentini. Insomma fu quello che oggi chiameremmo un role-model, a cui ispirarsi non soltanto per le invenzioni architettoniche ma anche per il modo stesso di porsi come architetto. Una lezione che Palladio non dimenticherà più”.

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